La vita nei campi di concentramento della provincia di Bari: due preziosi documenti storici

regolamento campi d'interamento

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Qualche settimana fa abbiamo parlato dei campi d’internamento attivati nella provincia di Bari a partire dal 1940, a causa delle “leggi razziali” sotto il regime fascista. Dopo aver raccontato la storia delle strutture usate per la segregazione, site ad Alberobello e Gioia del Colle, siamo stati contattati da Mario Gianfrate che ci ha fornito un’importante documentazione storica: i regolamenti a cui gli internati dovevano attenersi durante la reclusione.

Il più prezioso dei due atti è quello riguardante le prescrizioni per gli internati imprigionati nell’ex mulino-pastificio Pagano, ubicato a Gioia del Colle. Il documento storico in questione fu acquistato, anni orsono, da Gianfrante durante un’asta pubblica di antiquariato cartaceo e, prossimamente, verrà donato al Comune di Gioia del Colle che ne ha fatto richiesta, visto il suo valore inestimabile.

La carta, riguardante la vita nel campo Casa Rossa, sito ad Alberobello, è invece la copia di un cartaceo conservato dall’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, diretto da Vito Antonio Leuzzi e affiancato dallo storico Francesco Terzulli, uno dei più grandi studiosi del campo di concentramento Casa Rossa.

Nel gennaio 1940, l’ispettore generale Guido Lo Spinoso, insieme con alcuni colleghi funzionari, eseguì (per conto del Ministro degli Interni) una perlustrazione dell’Italia centro-meridionale. Lo scopo era indicare gli edifici idonei per l’attivazione di campi di concentramento in cui isolare ebrei italiani e non, a seguito della guerra e delle “leggi razziali”.

La struttura di Alberobello entrò in funzione, come campo di internamento, il 28 giugno 1940, mentre quella di Gioia del Colle fu attivata a luglio dello stesso anno. Entrambi gli edifici rispondevano alle caratteristiche richieste dal regime: erano isolati ma non eccessivamente lontani dal paese, facilmente controllabili e raggiungibili dai carabinieri a cui era affidata la sorveglianza delle strutture.

La vita all’interno di questi luoghi di prigionia seguiva le indicazioni generali stabilite dal Ministero, ma ogni struttura possedeva un regolamento interno a cui fare riferimento, che veniva stilato dal direttore del sito. Alcuni dettagli, pertanto, potevano cambiare da un campo all’altro.

Per tutti valevano le seguenti indicazioni: era proibito occuparsi di politica, leggere pubblicazioni non autorizzate dal regime, possedere apparecchi radio e tenere con sé documenti personali di identità.

Nel documento riguardante il campo di concentramento Casa Rossa di Alberobello, redatto il 1° agosto 1941, si fa riferimento all’organizzazione delle attività della mensa e a quelle di pulizia dell’intero edificio. Come accadeva anche negli altri campi, gli internati ad Alberobello erano tenuti a partecipare ai lavori per poter affrontare le spese di soggiorno nella struttura. Veniva esonerato solo chi poteva dimostrare seri problemi di salute.

Il regolamento di Gioia del Colle, invece, fu redatto e firmato dal direttore, Ernesto Santini, il 1° luglio 1940. Ivi leggiamo 17 prescrizioni che ci lasciano comprendere quale fosse la situazione dei prigionieri. Innanzitutto, veniva delineato il perimetro preciso in cui gli internati avevano il permesso di circolare.

Leggiamo, inoltre, che le uscite straordinarie potevano aver luogo esclusivamente sotto permesso e controllo delle autorità.

Anche in questo atto si fa riferimento a faccende economiche e, come avveniva su tutto il territorio nazionale, si garantiva un sussidio ai prigionieri “bisognosi”.

Ad ogni modo, nessuno dei suoi “ospiti” aveva il permesso di conservare più di qualche spicciolo, né beni di valore.

Proprio per ragioni economiche, alcuni internati ebbero contatti con gli abitanti dei paesini vicini. Tra i prigionieri ebrei erano numerosi i medici, gli architetti, i dentisti, i musicisti ed anche i pittori. Questi offrivano, sotto stretto controllo dei carabinieri, piccole prestazioni in cambio di denaro.

Tra i residenti più famosi dei due campi in provincia di Bari ricordiamo il commediografo inglese Arthur Spurle, il pittore lituano Viktor Tschernon, che nel 1948 affrescò la cappella di Casa Rossa, il medico polacco Marco Halpern, che curò gli internati bisognosi a Gioia del Colle e il musicista svizzero Charles Abeles, che fu convertito al cristianesimo e battezzato nel campo di Alberobello.

I pochi soldi guadagnati servivano soprattutto ad acquistare viveri e indumenti visto che, quando il denaro scarseggiava, diventava impossibile anche poter cambiare abiti e biancheria. In alcuni periodi, anche l’acqua potabile (trasportata da camion in enormi botti) risultava un bene troppo dispendioso e i prigionieri erano costretti a bere l’acqua delle cisterne e dei pozzi presenti nell’edificio.

Tenendo conto di quanto riportato nei documenti dell’epoca, questi campi non furono scenario di violenza fisica, bensì luoghi in cui si tenevano sotto stretto controllo la libertà, il futuro e i sogni degli ebrei. Una violenza psicologica che, senza troppo scalpore, divorò lentamente la vita di chi era vittima del pregiudizio e della disumanità.

Bibliografia:

Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce: l’internamento civile nell’Italia fascista, Einaudi.

Francesco Terzulli, La Casa Rossa: un campo di concentramento ad Alberobello, Mursia Editore.

regolamenti dei campi d’internamento: archivio Mario Gianfrate

Documento riguardante il campo di concentramento Casa Rossa di Alberobello
Il regolamento di Gioia del Colle fu redatto e firmato il 1° luglio 1940

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Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.

1 ha pensato a “La vita nei campi di concentramento della provincia di Bari: due preziosi documenti storici

  1. L’argomento dei campi d’internamento in Puglia mi tocca da vicino quale argomento della mia tesi di laurea in letteratura tedesca. In particolare ho tradotto e commentato i diari inediti, scritti a Casa Rossa da Hermann Hakel, letterato ebreo austriaco, ancora sconosciuto in ambito accademico qui in Italia. I diari mi sono stati donati dalla fondazione Hermann Hakel Gesellschaft e attualmente sono oggetto di interesse in ambito scolastico.

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