Guerra fredda: quando Usa e Urss sorvegliavano il cielo pugliese

Fairchild C-119 Flying Boxcar

U.S. Air Force C-119J recovers a CORONA Capsule returned from Space. The C-119J was specially modified for the mid-air retrieval of space capsules re-entering the atmosphere from orbit. On August 19, 1960, this aircraft made the world's first midair recovery of a capsule returning from orbit when it "snagged" the parachute lowering the Discoverer XIV satellite at 8,000 feet altitude 360 miles southwest of Honolulu, Hawaii. (U.S. Air Force photo)

Sputnik, Corona e le prime immagini satellitari pugliesi della storia: cos’hanno in comune questi tre elementi? Non stiamo parlando di virus, vaccini o pandemie, ma dell’incessante tensione indotta dalla Guerra fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica nella sfida ai successi spaziali, fatta di profonda rivalità e di spionaggio.

La corsa allo spazio iniziò alcuni anni dopo la Seconda guerra mondiale, con il lancio da parte dell’Unione Sovietica dei satelliti Sputnik 1 e Sputnik 2 nel 1957 e successivamente della sonda Sputnik 3 nel 1958, battendo sul tempo la concorrenza americana.

La missione Sputnik, costituita da satelliti artificiali progettati per orbitare intorno alla Terra, rappresentò la prima della storia. Il programma permise ai sovietici significative indagini sulla composizione dell’alta atmosfera, sulla pressione, sulla presenza di particelle e campi magnetici e contemplava inoltre la prima sperimentazione di trasporto di un essere vivente, tutti ricorderemo la cagnolina Laika a bordo della sonda Sputnik 2.

I primi due satelliti della missione rimasero in orbita per pochi giorni, fino all’esaurimento delle batterie, mentre Sputnik 3, un rivoluzionario laboratorio scientifico spaziale, orbitò per 2 anni fino al 1960.

La risposta degli USA fu il programma Corona, una vera rivoluzione per l’Intelligence e per la scienza. Una serie di satelliti da ricognizione strategica gestiti dalla CIA per la sorveglianza dell’Unione Sovietica, della Cina e delle principali aree geografiche di interesse politico-economico, in grado di fotografare il nostro Pianeta dal 1959 al 1972 anche a risoluzioni di circa 2 Mpixel a terra, un’assoluta eccellenza per quei tempi.

In questo intervallo temporale i satelliti Corona acquisirono fino a 1.700.000 miglia quadrate di copertura fotografica del territorio sovietico, oltre a vaste porzioni di territori internazionali sensibili. Questo consentì agli USA e ai suoi alleati di controllare gli obiettivi e le operazioni militari in aree ad accesso vietato e di valutare le capacità strategiche sovietiche.

Ma soprattutto, le immagini permisero al governo americano di prendere decisioni di sicurezza nazionale fondate su informazioni accurate piuttosto che su semplici supposizioni.

Il programma Corona rappresentò il precursore dell’Osservazione della Terra (le attività spaziali atte a fotografare il nostro pianeta per scopi sia scientifici che di supporto per altri settori), vantando una collaborazione senza precedenti con la nota azienda americana Kodak, realizzatrice di pellicole cinematografiche e fotografiche, che per l’occasione sperimentò lo sviluppo di prodotti adatti ad operare nell’ambiente spaziale.

Assolutamente originale il metodo di recupero delle pellicole. A bordo di capsule di rientro progettate dalla General Electric venivano espulse dai satelliti e, in caduta libera verso la Terra, venivano catturate a mezz’aria da aerei dell’Air Force di passaggio, per essere poi trasportate alle strutture di elaborazione.

Il C-119J dell’aeronautica statunitense recupera una capsula CORONA restituita dallo spazio. (U.S. Air Force photo)

Nel febbraio del 1995 il presidente americano Bill Clinton emanò un’ordinanza esecutiva di Declassification di più di 800.000 immagini della superficie terrestre raccolte dai satelliti Corona tra il 1960 e il 1972. La “declassificazione” è una pubblica autorizzazione alla conversione di immagini satellitari nate per scopi militari da categoria secretata a informazione di pubblico dominio.

Si capì così che le fotografie potevano essere utili in svariate discipline tra cui l’agricoltura, l’idrologia, la cartografia, l’urbanistica e la geologia. Oggi gran parte di questi preziosi dati satellitari sono disponibili presso l’USGS (United States Geological Survey), un’agenzia scientifica del Governo degli USA che conduce studi e programmi dedicati al territorio e all’ambiente, e sono distribuiti sul mercato.

Molte di queste fotografie un tempo secretate riguardano anche l’Italia e sono oggi interessanti documenti dell’evoluzione del nostro territorio. Questa singolare immagine satellitare acquisita il 2 settembre del 1963 ritrae Puglia, Basilicata, Campania e parte della Calabria.

Image Credit: USGS Corona-Argon (1963)

Le saline di Margherita di Savoia nel 1963 ed oggi presentano caratteristiche quasi invariate. È visibile il contorno delle saline e la foce del fiume Ofanto in prossimità della località Fiumara.

USGS Corona-Argon (1963)

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Invaso della Diga del Locone nel territorio di Minervino Murge, i lavori di costruzione sono iniziati nel 1982, per cui non figura nella morfologia del territorio del 1963.

Image Credit: USGS Corona-Argon (1963)
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La realizzazione dell’aeroporto di Brindisi è iniziata nel 1923 con la costruzione di una pista militare completata negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale.

Image Credit: USGS Corona-Argon (1963)
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Si ringrazia la collaborazione della collega Francesca Albanese di Planetek Italia nel reperimento delle fonti del Programma Corona

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Nata a Canosa di Puglia, vive a Bari da circa 30 anni dopo una Laurea in Informatica e Comunicazione Digitale presso l'Università degli Studi di Bari.
Ha iniziato la sua carriera lavorativa come Web Developer per poi spostarsi nel settore geospaziale grazie al ruolo di Product Specialist per il mercato dei dati satellitari presso la società Planetek Italia.
Appassionata di enigmistica, faidate (ogni oggetto abbandonato, nelle sue mani riprende vita), natura, Spagna e Cammino di Santiago.

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