Alberobello e Gioia del Colle: i campi d’internamento fascisti nella provincia di Bari
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I crimini del regime fascista hanno disseminato, in ogni dove, tracce d’innegabile disumanità. Anche la provincia di Bari ha vissuto le sue tristi e deprecabili pagine di storia legate all’odio profuso dalle politiche antisemite e dalle “leggi razziali” e queste pagine possono essere “sfogliate” calpestando i luoghi scenario dell’abominio. Alberobello e Gioia del Colle furono, infatti, i paesi che ospitarono i due campi d’internamento fascisti destinati, principalmente, all’isolamento di ebrei italiani e stranieri.
I campi d’internamento
Oggi più che mai sembra il caso di parlarne visto che, come abbiamo scritto pochi giorni fa, Bari è la città che meno di tutte sta contribuendo al sostegno di una proposta di legge antifascista che potrebbe finalmente disciplinare le punizioni per chi sostiene un modo di pensare che non è ideologia ma vero e proprio crimine.
Il campo ad Alberobello
Ad Alberobello, sulla strada per Noci, in contrada Albero della Croce, è impossibile non notare la “Casa rossa”, così denominata proprio per il colore che la caratterizza. Si tratta di un’antica masseria che apparteneva alla fondazione “Francesco Gigante” e che fu utilizzata, inizialmente, come scuola di agraria. Durante il regime fascista, l’edificio fu segnalato al ministero dell’Interno come possibile sito d’isolamento e il 28 giugno 1940 il campo entrò ufficialmente in funzione iniziando ad inghiottire la libertà di 208 persone in totale.
In questo luogo di smistamento e internamento furono “ospitati” ebrei italiani e stranieri, individui ritenuti pericolosi poiché antifascisti, apolidi, civili indiani, inglesi, irlandesi e maltesi. Nell’agosto del 1942, invece, giunsero nella struttura “ex jugoslavi” internati perché non in accordo con il regime fascista. Sotto la vigilanza dei carabinieri e nel rispetto dei molteplici limiti imposti, i reclusi avevano, di tanto in tanto, la possibilità di uscire per comprare alimenti o svolgere lavori agricoli, cosa che permise loro un contatto con la popolazione locale.
Il rapporto con i cittadini di Alberobello
«Nonostante la politica antisemita cercasse di alimentare la paura nei confronti degli ebrei – ci spiega Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea – i cittadini di Alberobello si accorsero presto che i soggetti internati avevano un carattere estremamente pacifico, oltre che un evidente valore intellettuale». Continua: «musicisti, letterati, medici: le menti brillanti perseguitate erano individui che eccellevano in varie arti. Si dissolsero, in questo modo, tutte le paure infondate che il regime fascista sperò di insinuare nelle persone».
Proprio il potenziale intellettivo degli ebrei fu duramente colpito dalle “leggi razziali” emanate tramite decreti firmati da Benito Mussolini a partire dal 5 settembre 1938. Questi provvedimenti tentavano assurdamente di “purificare la razza ariana” limitando gli ebrei in ambito scolastico, culturale, lavorativo e persino nella sfera privata, impedendone i matrimoni con ariani.
«L’internamento fu lo sviluppo ulteriore ed estremo delle leggi antisemite – prosegue Leuzzi – la conseguenza più triste della persecuzione. Non bastò sospendere le attività scolastiche e lavorative per gli ebrei, ma si giunse persino all’isolamento. Fortunatamente, nella provincia di Bari gli effetti del totalitarismo furono mal visti. A Gioia del Colle, dove ebbe sede un altro campo d’internamento, i componenti della pubblica amministrazione si opposero duramente alla reclusione degli ebrei, ritenendola inaccettabile».
Il campo di Gioia del colle
Il campo sito a Gioia del Colle fu allestito a fine luglio del 1940, nei locali dell’ex mulino-pastificio Pagano, oggi circondato e ricoperto da un ponteggio in ferro. Si erge nella periferia della cittadina, sulla strada che conduce a Santeramo. Era pronto e destinato ad accogliere fino a 200 internati, ma furono soltanto 59 gli “ospiti” del campo, quasi tutti ebrei italiani che giunsero in struttura per lo più il 15 agosto 1940.
I prigionieri, durante le ore diurne e vigilati anche qui dai carabinieri, avevano il permesso di frequentare un’area ben delimitata che circondava l’ex mulino. Nonostante fosse prevista assistenza sanitaria per i malcapitati, ad occuparsi della salute degli internati era il medico polacco Marco Halpern, anch’egli recluso nel campo.
Si conclude l’attività dei campi d’internamento
L’attività di questo sito d’internamento fu breve, non solo per il dissenso della popolazione locale, ma anche e soprattutto a causa dell’estrema vicinanza all’aeroporto militare (visibile dai piani alti del mulino). Per ragioni di sicurezza militare il 31 dicembre 1940 fu siglato il provvedimento di chiusura e l’ultimo prigioniero lasciò Gioia del Colle il 7 giugno 1941.
Oggi, di quell’infamia che fu la segregazione razziale restano gli edifici che ne furono scenario e proprio su quelle mura rosse, ad Alberobello, di recente è “comparsa” una singolare scritta: “non sarò qui per sempre”. Quelle parole lasciano un brivido e fanno ripercorrere, in pochi istanti, le tante vicende di chi ha visto limitata e imprigionata la propria vita, ma non di certo l’arte o l’intelletto. Perché il fascismo ha calpestato e distrutto troppe cose, ma non è mai riuscito a scalfire la bellezza.
Foto: Nicola Antonio Imperiale

Link Wikipedia Campi d’internamento:
https://it.wikipedia.org/wiki/Campi_per_l%27internamento_civile_in_Italia
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Maria Bruno è redattrice, scrittrice e dottoressa in Educazione Socio Culturale e Interculturale. In passato ha collaborato con le testate giornalistiche "Il quotidiano italiano" e "Barinedita". Dal 2021 è insegnante Mindfulness (protocollo MBSR e protocolli personalizzati) e coach personale e spirituale. Da luglio 2020 è impegnata in svariati progetti a supporto delle persone vittime di abuso e violenza. Ha uno spirito nomade e il suo posto nel mondo è il mondo.







