Parco Rupestre di Lama d’Antico: un patrimonio di storia e natura ancora poco conosciuto

Parco Lama d'Antico

Parco Lama d'Antico

Una meravigliosa gemma di antichità e macchia mediterranea, una meta non molto nota ai turisti, a poco meno di un chilometro dalla stazione di Fasano: oggi visitiamo il Parco Rupestre di Lama d’Antico. Per raggiungere il luogo, partendo da Bari, bisogna imboccare la Strada Statale 16 Adriatica in direzione Sud e svoltare allo svincolo per Fasano/Stazione. Una volta lì, a soli pochi chilometri, giriamo a destra al primo svincolo dopo la stazione e una volta imboccata la Strada Comunale Munno Ottava, si arriva sul sito, rimanendo subito ammantati dagli effetti di un luogo che sembra rimasto intonso, così come il tempo lo ha lasciato alla culla della contemporaneità.

Durante l’incontro de “In Tour con Grecale” del 10 settembre, organizzato da Grecale Edizioni in collaborazione con la Cooperativa Serapia, la redazione di Bari e… ha avuto l’occasione di visitare il luogo.

A meno di un chilometro dalla stazione di Fasano…
… c’è il Parco Rupestre Lama d’Antico…
… che visitiamo grazie alla Grecale Edizioni e la Cooperativa Serapia

La sensazione che si avverte una volta lì è che nell’insediamento rupestre sibilino voci diverse: la natura è amena, indisturbata, gli animali circolano in armonia con l’habitat circostante e tutt’intorno si staglia un paesaggio ipogeo che lascia estasiati e che rivela le antiche usanze di popoli operosi, che sapevano ricavare i propri comfort nella calcarenite.

La natura è amena…
… tutto intorno si staglia un paesaggio…
… ipogeo

Ma torniamo indietro e raccontiamo un po’ della sua storia.

La storia di Lama d’Antico

Partiamo proprio dal nome: perché si chiama Lama d’Antico? Come la denominazione suggerisce, il luogo prende questo nome proprio dalla morfologia che lo caratterizza: si tratta di una lama, cioè di un alveo torrentizio nato in seguito all’erosione delle acque che si dirigevano verso il mare giungendo dai rilievi, plasmando poi paesaggi ondulati, grotte e altre cavità sotterranee o in superficie. Non è un caso che il termine “lama” significhi “antico letto di fiume”, rendendo quindi intuitivo il motivo per cui il luogo sia stato poi ricordato negli anni con questo epiteto.

Altre fonti attestano che la denominazione sia diventata nel corso del tempo un toponimo, per via della presenza, in quei territori, di un proprietario terriero di nome “D’Antico”. Non sappiamo se sia accreditata, ma concorre a rendere il parco rupestre ancora più affascinante e leggendario.

Sito abitato sin dal Neolitico

Si legge che il sito di Lama d’Antico fosse abitato già ai tempi del Neolitico e dell’Età del Bronzo. Per la particolare morfologia delle grotte, che ben si prestavano ad essere un punto di ristoro, molti viandanti di passaggio da lì spesso trovavano negli ipogei un rifugio. Il sito è stato oltretutto campo di battaglia nella lotta tra i Goti e i Bizantini, che lottavano per l’egemonia sull’Adriatico, e asilo per molti degli esuli della città messapica di Gnathia, completamente diradata dalla battaglia.

Fu a partire da quel momento che Lama d’Antico assunse le fattezze di un vero e proprio “insediamento”, uno dei primi (e forse il più importante) villaggi rupestri nel territorio di Fajano (Fasano).

Ma una certa sacralità si respira tra le pareti rocciose. Non è un caso. Ben presto fecero capolino nella zona anche monaci greci e pellegrini, tanto che l’area divenne un punto di raggrumo di piccole comunità: anacoreti o cenobiti, eremiti isolati o aggregati a delle comunità, che vivevano in comunione con la natura, in un clima di spiritualità.

L’arrivo dei monaci benedettini

Dopo l’XI secolo giunsero anche i primi monaci benedettini, che predicavano in Puglia in quel periodo la Regola di San Benedetto e il loro ora et labora si riverberava tra gli echi cavernosi. Vi si stanziarono più o meno stabilmente, costruendo accanto alla chiesa di culto bizantino quella di rito latino. Tuttavia, a partire dal XIV secolo, l’insediamento inizierà ad essere abbandonato, le comunità cominceranno a spostarsi verso centri abitati più grandi e più prolifici e pian piano Lama d’Antico sarà dimenticato e relegato all’oblio, tornando in auge solo moltissimo tempo dopo, quando qualche anno fa il Comune di Fasano, insieme alla Fondazione San Domenico e la Cooperativa ARS, ha riportato il luogo a nuova vita.

I segni dell’uomo

La presenza dell’uomo ha lasciato un segno irrefutabile nelle grotte di Lama d’Antico. Il passaggio di comunità laiche, monacali, di nomadi che transitavano nelle lame fasanesi e di popoli che lì avevano stanziato il proprio villaggio, è attestato da piccoli segni rimasti intarsiati nelle rocce porose, come ad esempio nicchie ricavate nella pietra, che servivano a riporre vivande o altro materiale da custodire.

Nel parco rupestre sono presenti infatti circa trenta grotte utilizzate ad uso abitativo, con veri e propri sistemi di canalizzazione delle acque piovane utili al loro smaltimento e di cisterne per il conglobamento delle stesse, visibili camini (la roccia in quei tratti è sicuramente più scura a testimonianza della combustione), mangiatorie per gli animali, abbeveratoi e anelli posti sul soffitto come escamotage per appendere culle o viveri e proteggerli da cataclismi climatici o aggressioni animali.

Le grotte sono state usate ad uso abitativo…
… adattate per le esigenze…
… dei residenti

Notare come gli antichi riuscissero ad affrancarsi dalle mancate comodità della modernità in modo tanto semplice quanto efficace fa riflettere sul modo in cui il passato sia ancora un grande mentore del presente.

Flora e animali della Parco Lama d’Antico

Il villaggio è inoltre costellato da meravigliose specie floreali: passeggiando nella quiete silente del paesaggio si possono trovare fiori di cappero, salvioni gialli, molti esemplari di lentisco (da cui si ricavano olii essenziali), mazzetti di timo, oltre che magnificenti ulivi e carrubi, in una tavolozza cromatica che ricolma lo sguardo.

Capita di poter incontrare anche somari mansueti, che brucano l’erba e si fanno avvicinare, in un rapporto di pacifico e vicendevole rispetto con l’uomo.

Gli animali della zona pascolano pacificamente e non temono l’uomo

La Cattedrale di Lama d’Antico

Ma la punta di diamante del luogo è sicuramente la Cattedrale di Lama d’Antico.

Il luogo più suggestivo di Lama d’Antico…
… è la sua cattedrale

Non l’unica attestazione di arte rupestre presente (ne esistono diverse nel parco purtroppo però non ancora visitabili), la grotta è stata recentemente munita di un’installazione di video mapping che restituisce al visitatore uno spaccato della facies di come era un tempo il luogo, consunto purtroppo dalla forte presenza di umidità che ha corroso le iconografie agiografiche (palinsesti testimonianza della continuità tra la cultura greca e cultura latina). Proprio per questo, la chiesa rupestre sembra un punto di congiunzione tra passato e presente.

Le iconografie all’interno della cattedrale…
… sono ormai corrose…
… dalla forte presenza di umidità

Gli affreschi recuperati grazie al video mapping

Le linee parlano allo spettatore, gli raccontano di nicchie affrescate che fungevano anche da seggi per chi partecipava ai riti religiosi, e del bema, ovvero la zona sacra nelle chiese bizantine e ortodosse (potremmo riferirlo alle nostre odierne zone absidali), in cui è possibile rinvenire una piccola area tombale, un altare bizantino e una lunetta che raffigura la Maiestas Domini, con Cristo benedicente con la mano destra secondo i costumi ortodossi, la Vergine portatrice di vittoria e San Giovanni Battista.

Un’installazione di video mapping…
… riporta all’attenzione del al visitatore…
… affreschi che appartengono al passato…

La particolarità di questo affresco ravvisa la convivenza e soprattutto la contaminazione tra arte bizantina e arte occidentale, proprio per l’interpolazione della Vergine e del santo, un amalgama artistico che percorre in realtà tutta la navata della chiesa, interamente affrescata nonostante le pitture murali non siano più visibili. È possibile, secondo studi archeologici, che gli affreschi risalgano al XIII secolo d. C.

Nella zona adiacente l’abside inoltre si può ammirare un esempio di Prothesis, dove avveniva la preparazione della liturgia e una epigrafe in greco (riprodotta dall’installazione) richiama l’attenzione: εγώ εἰμί το φως του κόσμου, “Io sono la luce del mondo”.

… come l’antica epigrafe in greco

Un luogo da visitare

Molto altro si potrebbe narrare, il parco è molto esteso, ma non ci è dato (ancora) sapere cosa cela la zona che ad oggi è ancora occulta a noi visitatori. Sicuramente molte altre meraviglie nascoste, eredità che gli antichi ci hanno lasciato come impronta della loro avvenuta esistenza.

Il parco cela…
… ancora tantissime meraviglie…
… eredità lasciate dai popoli che ci hanno preceduto

Le parole dinanzi a tanta maestosità tuttavia sarebbero riduttive e perderebbero la loro potenza ambasciatrice. Per questa ragione, la speranza è che questo racconto vi abbia incuriosito e che vogliate recarvi in questo luogo custodito dal tempo per farvi pervadere da nuove e personali suggestioni.


Foto: Nicola Antonio Imperiale

Fonte:

Giovanni Narracci e Annalisa Molfetta, Il parco rupestre di Lama d’Antico. Un viaggio nella storia tra natura e arte, Grecale Edizioni, Bari 2022.

Link Parco Rupestre Lama D’Antico:

https://www.lamadantico.it/it/home/

Link Grecale edizioni:

https://www.stiloeditrice.it/

LInk Cooperativa Serapia:

https://www.cooperativaserapia.it/

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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

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