La nascita del romanzo storico “barese”: dal Medioevo all’Ottocento. Gli autori emergenti
Romanzi baresi
Bari, città di commerci e affari, come ben sanno i tanti che si sono cimentati a raccontare le sue vicende, ma anche capoluogo e centro di cultura, storia e arti. Non faremo una rassegna o un palmarès degli autori che hanno lasciato una traccia profonda, fin dagli antichi tempi. Arrivando ai giorni nostri e saltando le alte e inviolabili mura dell’Accademia e della Università, possiamo apprezzare una gran quantità di scrittori di cose baresi degni di nota, ospitati anche su queste pagine.
Spesso dilettanti della scrittura storica e scientifica, ma entusiasti scopritori di memorabilia cittadine, architetture, chiese, palazzi e vicende umane, molti di questi autori sono riusciti a imporre nuove categorie di diffusione della cultura barese. Ci riferiamo alle fiction televisive, che anche grazie a Puglia Film Commission distribuiscono storie di poliziotti e poliziotte di bella presenza e abilità investigativa, gialli di successo che fanno bella mostra sugli scaffali delle librerie cittadine, Gianrico Carofiglio e Gabriella Genisi, tra i nomi più conosciuti. Ma pensiamo anche all’inchiesta giornalistica di Leonardo Palmisano (La città spezzata) o alla vita di quartiere di Valeria Patruno (Io sono libertà).
Oltre il giallo, il dark o noir, fa capolino anche il romanzo storico. Tra i tanti letti in questi anni di reclusione pandemica, ci piace evidenziare almeno quattro libri ambientati proprio nella nostra antica città di Bari.
Innanzitutto i romanzi di Vito Antonio Loprieno, Il tredicesimo papiro (Il Grillo Editore) e di Francesco Loseto, Con le chiavi in tasca (Florestano editore), entrambi ambientati in una Bari remota.
Loprieno ci conduce nel claustro cittadino di una città in stato di assedio. La Bari dell’ XI secolo minacciata dai Saraceni è la protagonista corale di una lunga e dolorosa vicenda, in cui i personaggi fanno solo da corredo e sfondo. Del romanzo abbiamo apprezzato la resa umana e palpabile di figure come quella di Melo, di cui i baresi sanno niente o forse quel poco della vicenda ritratta nell’arazzo del “perduto” sipario del Teatro Petruzzelli, che raffigurava il doge veneziano venuto in aiuto della città del basso Adriatico.
Abbiamo apprezzato anche il romanzo di Loseto, recensito su queste pagine, per aver sapientemente ricostruito la difficile e travagliata vicenda di accettazione, uguaglianza, condivisione e integrazione degli ebrei in città sul finire del XV secolo.
Loprieno e Loseto sono ben lontani da ingenue mistificazioni che spacciano per un clima idilliaco la condizione della società cittadina in cui convivevano popoli armeni ed ebrei, milanesi e veneziani, arabi e dalmati. Non erano rose e fiori, e le tensioni spesso esplodevano con risvolti anche tragici, soprattutto quando – “da fuori” – una qualche autorità sovrana, laica o religiosa, poneva in essere una “crociata”, contro quello o quell’altro popolo, contro quella o quell’altra religione per imporre il suo potere.
Ci piace ricordare anche Cosimo Lerario con il suo KYBARION (SECOP Edizioni). La fascinosa esplorazione di una Bari metafisica, attraversata nelle sue stratificazioni storiche con con ampie e ricorrenti allusioni ad un’epoca dove, tra i vicoli della vecchia città, si aggirano gatti misteriosi, rabbini e fanciulle “tuareg”. Misticismo ed esoterismo in un romanzo, anche qui corale, dove il ruolo di mattatore è accaparrato con forza dalla città tutta.
Ultimo, la recentissima edizione de I gemelli di San Nicola di Vasilij Nemirovič-Dančenko, scritto tuttavia decenni fa, ma curato e tradotto da Marco Caratozzolo, per Stilo Editore lo scorso dicembre. Una storia fantastica e misteriosa che si svolge letteralmente nella cripta della Basilica barese, che custodisce le ossa di San Nicola e che si dirama poi per i vicoli e le case di Bari vecchia.
Con il romanzo storico “alla barese” possiamo dire che la città di Bari è giunta ad occupare meritatamente tutti gli spazi di una narrativa e una letteratura non solo sensibili alla modernità, ma anche radicata nella tradizione e nella storia.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.