Il quartiere Libertà di Bari: dall’appartenenza al riscatto – Il romanzo di Valeria Patruno
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Valeria Patruno, Io sono Libertà, editrice Scatole Parlanti
Cercare di incasellare questo libro in un genere letterario rischia di limitarne il respiro, perché l’autrice accompagna le sue parole a una serie di riflessioni, versi poetici e a una fotografia che, oltre a raccontare una storia, delineano anche la concretezza di una realtà: quella del quartiere Libertà di Bari.

L’immagine scelta per la copertina è una fotografia di Olga Diasparro che mostra l’androne di un antico palazzo situato in via Manzoni, un tempo zona di shopping e di un commercio florido che rendeva l’area un centro pulsante della vita barese. Adesso in quell’androne, circondato da vetrine ormai in disuso e con le saracinesche inesorabilmente abbassate, troneggia un brutto ascensore che stona con l’intero ambiente, e che ha rovinato quello che era l’ingresso di uno dei palazzi più belli della zona.
Valeria parte da qui, raccontando una realtà che negli anni è cambiata, stravolta dai mutamenti che hanno reso il quartiere molto diverso da quello che lei ricorda da bambina. È normale che le città si trasformino, nulla resta immobile ma, e qui subentra il racconto puntuale di Valeria, è importante capire perché ciò è avvenuto, come è successo, quali sono state, e continuano a essere, le conseguenze di queste trasformazioni inesorabili.
Facciamo un passo indietro: il quartiere Libertà di Bari, sorto agli inizi del ‘900, deve il suo nome ai primi palazzi costruiti nella zona, che presentavano caratteristiche architettoniche in stile Liberty, appunto.
Libertà è un quartiere centrale e allo stesso tempo periferico di Bari, lambisce le strade più nodali, quelle del centro, e anche quelle più lontane, che si allungano verso nord. Dai palazzi più alti si può scorgere il mare, e da quelli bassi puoi avere contezza di chi abita questa porzione di città, di come se ne sono impossessati, a volte con violenza.
È abitata e vissuta da persone molto diverse tra loro, alcune la conoscono da sempre, hanno lì le loro radici, altre le hanno piantate da poco. Quello che succede per le strade può essere una guerra quotidiana che molti cittadini sono costretti a combattere, anche solo per far rispettare semplici regole di convivenza. E Valeria racconta anche questo: è la storia di Deborah, che ci tiene a quella “h” che conclude il suo nome. Nata nel quartiere Libertà, critica nei confronti di una cittadinanza che vive al limite, ma legata a quei luoghi e alle persone del quartiere a cui si sente molto vicina ma anche lontanissima.
Vive con sua madre e con sua nonna in un palazzo del quartiere, governato dall’anziana Stella, che a Libertà conosce tutti, con le loro storie e le varie vicende personali. La vita della protagonista, sin da quando era piccola, è legata a quel quartiere che l’ha vista nascere e crescere. Non ha idea di chi sia suo padre, ed evidentemente è la sola a non averne notizia, non sa nulla delle sue origini ma gli abitanti del quartiere conoscono la sua storia, le sue radici, sono in qualche modo anche loro la sua famiglia.
Deborah capisce molto presto che il suo riscatto, la maniera per recidere quelle ingombranti origini che ancora non sa se vuole rinnegare o meno, è studiare. Si dedica allo studio, sin dalle scuole elementari, con grande passione. È supportata in questo dalla nonna e da sua madre, che vorrebbero darle la possibilità di scegliere, di avere la libertà, se lo desidera, di andare via.
E Deborah, dopo aver studiato in uno dei licei più prestigiosi della città, che si trova nella parte più nobile del quartiere, decide di andare a studiare a Firenze, lontana dal suo nucleo familiare e dalle sue origini, alla ricerca di una nuova vita. Ci riuscirà? È davvero ciò che vuole? Cambierà la sua vita e, soprattutto, reciderà le sue radici?
La scrittura di Valeria Patruno è sincera, diretta, non fa sconti a nessuno: agli amministratori locali, ai cittadini, a coloro che non amano, non avendone alcuna cura, un quartiere che potrebbe essere il cuore pulsante della città e che, invece, è stato abbandonato, soprattutto nelle zone meno ricche, meno vicine alle strade più eleganti di Bari.
L’autrice racconta che ci sono quattro quartieri Libertà, ognuno con il suo peso, con i suoi abitanti, con la sua storia. Lei, attraverso gli occhi di Deborah, racconta ciò che accade per le strade, in luoghi che un tempo erano la vera ricchezza del quartiere, e che adesso sono solo gusci vuoti in cui proliferano abbandono e delinquenza. L’autrice parla dei suoi abitanti, passati dall’essere piccoli commercianti, venditori in quello che era uno dei più grandi mercati della città, a vedere chiudere i loro negozi, a scegliere di vendere, abusivamente, frutta e verdura per strada.
Valeria, che il quartiere Libertà lo conosce, che ha deciso di viverci, lo racconta con parole di odio, di amore, di speranza. Perché lei è Libertà.
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Alice Scolamacchia, giornalista pubblicista, ho collaborato e collaboro con diverse testate giornalistiche come freelance, soprattutto in campo editoriale. Ho un’agenzia letteraria che è sempre alla ricerca di scrittori esordienti, appassionata di libri, cinema e viaggi, mi piace condividere le mie impressioni sui libri letti, sui film visti, su tutti i viaggi che vorrei fare.