Dal mar “Gionio” al quartiere “Giapigia”: l’inganno della “J”
Mar Ionio-Jonio-Gionio
A volte le noiose attese nelle sale d’aspetto possono riservare delle inaspettate sorprese. I “quattro gatti” che mi seguono sanno di mie “provocazioni” rivolte a quanti, nell’affannosa ricerca di “demassificarsi”, spesso ne peggiorano l’effetto, con clamorose cadute di stile.
Ebbene, dicevo, in questa sala d’attesa, tra inaspettate “proposte di letture” culturalmente più elevate della media di quelle lasciate nei cestini di vimini, ecco una raccolta di mappe e carte nautiche dal 1500 in poi.
E mi imbatto in un paio di antesignani “provocatori” dell’epoca, i quali nella redazione di alcune mappe, indicando il mare Ionio lo riportano “Mare Gionio”, per prendersi “giuoco”, evidentemente, di quanti facevano uso della cosiddetta “i” lunga. Quale sorpresa! Già nel 1600, vi erano, a parte i sostenitori della lingua italiana, anche i contestatori di certe forme “distintive”.
Ma non basta: nella stessa carta si può leggere anche il corretto “Iapigia”.
Va detto, per la verità, che, nell’Ottocento, l’Accademia delle Crusca accreditò l’uso della “j”, dando il via al cambio di alcuni cognomi e cose, utilizzato da qualcuno che aveva “la puzza sotto al naso” (ci ricorda A livella di Totò).
Perfino alcuni studenti di un liceo classico di Torino pensarono che “Juventus” fosse Gioventù in italiano, invece di Iuventude. Ancora oggi abbiamo “junior” (“giunior”) e non “iunior” (“iuniore”), chi usa “jungla” invece di “giungla”, appunto “Japigia” (“giapigia”) al posto di “Iapigia”.
Perché allora non diciamo “Iovanotti” visto che è scritto “Jovanotti”, “Iessica” invece che “Jessica”?
Da qualche tempo, anche i dialettologi (universitari e affini), scesi dai piani alti della “scienza” linguistica, si propongono al popolo e, mettendo da parte l’IPA (Alfabeto Fonetico Internazionale), usano un alfabeto misto, con la finezza del “adesso vi dico io come si scrive il dialetto”. E via con le j (gei), gli ji, le ijie, le “e” capovolte… E se qualcuno chiede loro la differenza di pronuncia per esempio tra “mègghie” e “mègghje” (“meglio”) si defilano, con quel sorrisetto “balengo”, come per dire “e la devo dire a te la differenza?”.
Iària nètte non dène pavure de le tronere (Aria pulita non teme tuoni): chi ha la coscienza pulita non ha nulla da temere.
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Felice Giovine è nato a Bari. Nel 1985 ha creato il Centro Studi Baresi, il Comitato per l’eliminazione del J (gei) dall’italiano e dal barese; nel 2009 ha pubblicato e diretto U Corrìire de BBare (fino a febbraio 2012); nel maggio 2012, l’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine” (con Rino Bizzarro, Gigi De Santis e Gianni Serena). È figlio di Alfredo da cui ha ereditato l’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi e la Sezione Civiltà Musicale Pugliese, oltre a la crosce de mbarà a le barise a llègge e a scrive come se dève la lèngua noste.
Purtroppo ci sono molte storture nella scrittura in dialetto barese. Però molte volte ci sono diversità di vedute e questo confonde chi cerca di mettere giù qualcosa in vernacolo.
caro amico, mi piacciono un sacco le tue divagazioni storico lessicali. mi sono sempre divertito ogni volta che ti ho incrociato nel tuo “laboratorio” o durante qualche presentazione di libri … è uno spasso chiacchierare con te sempre con leggerezza e senza la pedante seriosità di professoroni o di criticoni che se la tirano.
ciao e continua (continuiamo) così
Francesco Quarto