Body shaming: quando un commento può ferire

Body shaming

Body shaming

Il 21 giugno è iniziata l’estate e con essa una serie di mode fra le quali la Boiler Summer Cup, una terribile challenge della piattaforma Tik Tok, che prevede che un ragazzo debba cercare di “attaccar bottone” con una ragazza in sovrappeso in discoteca (il termine “boiler” significa per l’appunto “scaldabagno”) con il solo scopo di ridicolizzarla sui social. Questa iniziativa di cattivo gusto rientra in quello che oggi è definito “body shaming”, ovvero l’atto di deridere o discriminare una persona per qualunque caratteristica del proprio aspetto fisico che non aderisca a dei presunti canoni estetici di perfezionismo.

Dal fenomeno del body shaming non sono esonerate le star dello spettacolo, sottoposte a continue critiche non appena non aderiscono a dei precisi canoni estetici. Tra gli esempi più recenti c’è Vanessa Incontrada, che è stata soggetta a numerosi attacchi perché valutata sovrappeso, oppure Debora Massari, figlia del celebre pasticcere Iginio Massari, criticata invece per l’eccessiva magrezza che, secondo il parere di alcuni “benpensanti”, non si addice alla figlia di un pasticcere.

Body shaming e il Boiler Summer Cup

Ma torniamo un attimo a parlare della Boiler Summer Cup: come funziona nel dettaglio? L’obesità è il parametro vincente, infatti più la ragazza approcciata dal “giocatore” in discoteca è in sovrappeso, maggiori punti si accumulano, in particolare 80-90 chili vale un punto, 90-100, 2 punti, 100-110, 3 punti, oltre i 110, addirittura 5 punti.

Ci sono anche bonus e punti extra «se non si lava e puzza di bacon marcio». Il tutto alla fine dovrebbe essere immortalato in un video postato all’insaputa della vittima con l’intento di umiliarla, reato tra l’altro perseguibile penalmente. Il premio, per questa incommentabile bravata, consiste in un ingresso gratuito in discoteca per il ragazzo che colleziona più punti. La challenge è stata ampiamente condannata sulla stessa piattaforma, ma, nonostante ciò, è già iniziata e ha già colpito diverse ragazze creando loro non pochi disagi.

Chi colpisce?

In generale, nel fenomeno del body shaming la derisione del corpo può colpire entrambi i sessi: gli uomini di solito sono soggetti a discriminazioni per le dimensioni del pene e per la muscolatura, le donne per le dimensioni e la forma di seni, fianchi e natiche.

Ma statisticamente il genere femminile è maggiormente colpito da body shaming, in particolare le adolescenti, in quanto si trovano in una fase di cambiamento del proprio corpo che le sottopone a numerosi attacchi da parte dei coetanei. Infatti come dichiara E. –  che ha richiesto l’anonimato come le altre persone intervistate –: «I miei compagni di scuola elementare e media mi prendevano in giro per il mio aspetto fisico perché ero un po’ cicciottella, ma non ero obesa, ero solo un po’ in sovrappeso per la mia età, mentre la maggior parte delle mie compagne erano magre».

Nel fenomeno del body shaming non è solo l’adiposità a essere presa di mira, ma anche la magrezza. A tal proposito C. riporta alcune espressioni che l’hanno ferita particolarmente: «Hai perso i tuoi attributi femminili»; «Non riesco a guardarti, mi fai impressione, se ti abbraccio sento solo le ossa» o «puoi sederti anche in quello spazietto, tanto tu non occupi spazio».

Alcuni esempi

Gli insulti possono riguardare anche solo un dettaglio del proprio corpo, come il seno. A tal proposito I. riferisce un paio di episodi che hanno segnato la sua adolescenza: «Mentre ero in spiaggia con la mia migliore amica dell’epoca e sua sorella, abbiamo incontrato alcuni loro conoscenti e ho sentito dire ad un paio di loro a bassa voce “Hai visto Parmalat?!” riferendosi ovviamente a me. Invece un’altra volta ero a scuola ed ero in piedi sugli spalti della palestra con due compagne, io su quello più alto e loro su quello immediatamente sotto.

Per gioco io ho detto “Prima, seconda e terza”, come fossimo ad una premiazione sportiva. Una delle due, credendo di non essere sentita, si gira verso l’altra e dice “Se mai seconda, terza e quarta“, riferendosi al mio seno».

Somiglianze con il bullismo

Nelle ragioni del comportamento degli aggressori si possono trovare dei parallelismi con le cause del bullismo: si tratta di persone frustrate, insoddisfatte della propria vita, spesso insicure di sé e solitarie, che utilizzano questo atteggiamento per attirare l’attenzione su di sé, soprattutto sui social.

Lo scopo di questi continui attacchi è quello di abbassare l’autostima della vittima che può incorrere in disturbi alimentari e mentali come ansia e depressione, ed è quello che è successo ad E.: «Il tutto è sfociato in anoressia nervosa che è durata per anni. Ora, grazie alla maturità e alla consapevolezza, ne sono uscita, ma è qualcosa che ha segnato profondamente la mia vita».

Body positive

Per combattere il body shaming sono sorti vari movimenti, come quello del “body positive”, che ha per scopo quello di aiutare ad imparare ad amare e accettare il proprio corpo e anche quello degli altri con tutte le sue imperfezioni.

Un’altra iniziativa è quella del “body neutrality”, che ridimensiona il ruolo del corpo stesso: l’estetica del corpo è messa da parte in favore di una visione diversa, in cui la fisicità non è poi così importante, ma diviene più rilevante la funzionalità del corpo e la sua capacità di sostenerci o portarci in luoghi meravigliosi. Un altro punto di vista interessante è stato proposto dal mondo del marketing, che affianca alle modelle classiche anche le modelle “curvy”.

Nonostante ciò, siamo ancora tristemente lontani da una società che dovrebbe indurre all’inclusività e all’accettazione delle imperfezioni, perché troppo spesso viene ancora messo in discussione non solo il fisico, ma anche l’identità dell’altro.


Link wikipedia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Body_shaming

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Martina
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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