Bullismo e cyberbullismo: quando anche un insulto si trasforma in violenza

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Oggi viviamo immersi in un mondo sempre più violento e purtroppo anche il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, la sua manifestazione più tecnologica, sono stati toccati da questo aumento esponenziale. Quando si parla di questi eventi però spesso si pensa erroneamente solo al contesto delle scuole, ma in realtà ogni aspetto della società viene coinvolto, anche quello del lavoro, sebbene in tal caso si parli di mobbing.

Ma cosa si intende quando si parla di bullismo e cyberbullismo? Per approfondire il tema abbiamo intervistato la giornalista barese Annamaria Minunno e Antonella Caprio, insegnante e scrittrice di Torino, autrici, insieme a Carla Spagnuolo, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bari, del libro Io valgo di più, da cui è stato tratto Aras, uno spettacolo teatrale scritto e diretto dalla stessa Caprio.

Cosa sono bullismo e cyberbullismo?

Il bullismo è un comportamento aggressivo, una forma di abuso costituito da comportamenti violenti, continuati nel tempo e con conseguenze durature su chi lo subisce

così sono definiti questi episodi nel testo Psicologia per insegnare di Simonetta D’Amico e Laura Piccardi, edito dalla Zanichelli. Alcune delle caratteristiche principali di questo fenomeno sono l’intenzionalità, la persistenza e l’asimmetria di potere. In sintesi, si tratta sempre di una situazione di diseguaglianza in cui vi è un “bullo” che di solito è una persona aggressiva, impulsiva, che ha bisogno di dominare, e una “vittima” che è una persona identificata come diversa e fragile.

Secondo quanto dichiara Antonella Caprio: «Spesso la vittima è dotata di particolare intelligenza e profondità e non si adegua alla massa. Di solito non rivela alla sua famiglia e alle persone più vicine di subire atti di violenza perché si vergogna e non vuole creare disagi, anche perché spesso è convinta che può farcela da sola».

Oggi l’implementazione delle ICT (Information and Communications Technologies) ha spostato il fenomeno del bullismo sul web, dando vita al cyberbullismo.

Secondo quanto dichiara Annamaria Minunno: «Il cyberbullismo è un fenomeno più lesivo poiché, a differenza del bullismo, può avvenire in qualsiasi momento, non ci sono limiti di tempo e di spazio». E chiarisce: «mentre nel bullismo il ragazzo che subisce violenza a scuola può avere un momento di pace una volta tornato a casa, ciò non può avvenire con il cyberbullismo, a causa di una costante iperconnessione».

La pandemia ha inasprito il problema

Soprattutto con la pandemia si è verificata un’impennata del fenomeno. La stessa Antonella Caprio, che oltre ad essere una scrittrice è una docente dell’Istituto Comprensivo “Duca d’Aosta” di Torino, ha assistito a situazioni molto spiacevoli in cui i ragazzi bullizzavano un loro compagno nella chat durante le lezioni online anche in presenza degli insegnanti. Inoltre la docente dichiara che «con la pandemia c’è stato un aumento di ragazzi che si sono autoisolati e anche un incremento dei disturbi alimentari conseguenti agli atti di bullismo subiti».

Il punto di vista legislativo sul fenomeno

Oltre all’impegno delle singole scuole per contrastare tale fenomeno, dal punto di vista legislativo è presente la legge 71/17 del 2017 sul fenomeno del cyberbullismo, promulgata dopo l’episodio di Carolina Picchio, una ragazza che si è suicidata nel 2013 per le molestie subite da un gruppo di ragazzi e poi mandate in rete.

Questa legge introduce il provvedimento dell’ammonimento per responsabilizzare chi adotta comportamenti di cyberbullismo anche penalmente perseguibili, l’educazione all’uso di internet, l’insediamento di un tavolo tecnico interministeriale per il monitoraggio continuo del fenomeno e la nomina in ogni scuola di un referente.

Conseguenze del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo

È molto importante prevenire questo fenomeno, prima di arrivare ad un eccesso. Purtroppo sono molti i ragazzi che si sono tolti la vita, in preda alla disperazione.

Uno di questi è Andrea, come ci raccontano le scrittrici nel loro libro, denominato il “ragazzo dai pantaloni rosa” perché aveva indossato dei pantaloni rosa derivanti da un lavaggio sbagliato. Per questa scelta era diventato subito oggetto di bullismo omofobico. Andrea era una vittima che accettava di essere preso in giro pur di essere accolto in un gruppo. Ma il 20 novembre del 2012, forse a causa di un insostenibile inquietudine, si è impiccato. Sfortunatamente, solo in seguito, quando ormai era tardi, la famiglia ha scoperto la vicenda. Oggi la mamma di Andrea è diventata testimonial nelle scuole per raccontare la storia di suo figlio ed evitare che capiti ad altri.

Come lei molti ragazzi usciti da situazioni di soprusi, s’impegnano su questo fronte della divulgazione. Una di queste è Diana Gini, una ragazza romana di 17 anni che vittima di bullismo solo perché in sovrappeso e con una sorella disabile.

Dopo aver raggiunto la consapevolezza e la forza per affrontare i suoi aggressori, si è trasformata da vittima in attivista contro il bullismo.

Il bullismo e il cyberbullismo sono fenomeni molto complessi, in cui entrano in gioco una serie di fattori di rischio che, se non contrastati per tempo, possono condurre a conseguenze molto spiacevoli. Compito della scuola e della società è di sensibilizzare l’intera popolazione, soprattutto perché trovandoci nell’era dell’ipertecnologizzazione è facile cadere nella trappola di una rete indomabile.


Bibliografia:

Io valgo di più, storie di bullismo e cyberbullismo, a cura di Antonella Caprio, Annamaria Minunno, Carla Spagnuolo, Radici future, 2021

Link Wikipedia bullismo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo

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Martina
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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