Architettura barese del Ventennio: quella Casa del Fascio mai realizzata

palazzo Diana

palazzo Diana

Numerosi testi un paio sono usciti proprio in quest’ultimo periodo hanno affrontato il tema dell’architettura del Ventennio a Bari. Tuttavia, in pochi si fanno questa semplice domanda: dove si trovava la sede barese del Fascio, visto che una “Casa del Fascio” vera e propria non fu mai costruita?

Taranto ne ha una, forse tra le più belle d’Italia (a parere di chi scrive), certamente la più bella della nostra regione: la cosiddetta “Casa del Fascismo Jonico” (1936-37), costruita su progetto dell’accademico romano Cesare Bazzani (Roma 1873-1939), e decorata internamente da due artisti baresi (d’adozione), i fratelli Mario Prayer (Torino 1887 – Roma 1959) e Guido Prayer (Venezia 1898 – Bari 1968), che in Puglia hanno lasciato parecchi affreschi di notevole livello qualitativo, basti pensare a quelli nell’Aula Magna (1924-25) del Palazzo Ateneo (si badi però che non sempre Guido viene accreditato).     

Bari invece una “Casa del Fascio” non l’ebbe mai, nonostante numerosi progetti. Il primo fu quello dell’architetto Cesare Augusto Corradini (Roma 1860 – Bari 1932), nel 1923: la prima pietra venne posta in piazza Castello, nella ricorrenza dell’anniversario della Marcia su Roma (28 ottobre 1923), ma a quanto pare non venne mai ultimata e se n’è persa la memoria. Molti altri progetti furono redatti, in occasione di un concorso pubblico (1934); progetti che furono visionati da Benito Mussolini in persona, in visita a Bari (6 settembre 1934). Vinse Concezio Petrucci (San Paolo di Civitate 1902 – Roma 1946), foggiano di nascita e romano per formazione, ma fu una “vittoria di Pirro”, perché anche la Casa del Fascio di Petrucci non venne mai realizzata, nonostante l’unanime apprezzamento che il progetto riscosse. Difatti, altri interventi ebbero la precedenza, e la costruzione fu rinviata finché l’entrata in guerra dell’Italia non bloccò l’attività edilizia, mettendo la parola “fine” anche alla tormentata vicenda della Casa del Fascio barese. Nel concorso, si segnalarono anche gli architetti Saverio Dioguardi, Marino Lopopolo e Pietro Favia (Bari 1895-1972); quest’ultimo, nella stessa area (piazza Chiurlia), realizzerà nel dopoguerra il Palazzo degli Uffici Comunali (1948), rielaborando il suo vecchio progetto di Casa del Fascio.

Dove si trovavano allora gli uffici del PNF barese? La prima storica sede del Fascio locale fu in via Marchese di Montrone n. 12, in un fabbricato del secolo XIX tuttora esistente, come testimoniato da alcuni articoli del Corriere delle Puglie (antesignano della odierna Gazzetta del Mezzogiorno). Tale sede accolse successivamente la direzione del Fascio giovanile (ONB, poi GIL), mentre la sede del Fascio cittadino nel 1932 fu trasferita in via Lombardi n. 5 (ove attualmente si trova l’Hotel Palace, ad angolo con il corso Vittorio Emanuele, mentre il vecchio fabbricato ottocentesco è stato demolito), già sede del gruppo rionale di Bari centro, intitolato a Riccardo Barbera (ucciso a seguito di una sommossa popolare nell’agro di Minervino il 23 febbraio 1921).

La sede della Federazione Provinciale Fascista dal 1923 fu invece allocata nel ben più grande e prestigioso Palazzo Diana, in corso Vittorio Emanuele II, all’angolo con piazza Massari, che prende il nome dal Marchese Vito Diana, il quale commissionò la residenza per sé e per la sua famiglia verso la metà del secolo XIX: tipico esempio di “casa palaziata” barese, rielabora il tipo del palazzo a corte rinascimentale.

Il Palazzo Diana in una foto dei primi del ‘900 [da A. GIOVINE, Bari d’altri tempi].

Il Palazzo Diana fu, nel Ventennio, anche sede dell’Associazione della Stampa Barese, del Sindacato Italiano delle Cooperative di Terra di Bari e del Fascio Femminile (al primo piano). La sede del Direttorio del Fascio Femminile fu poi spostata al primo piano del Palazzo Dell’Aquila in piazza Garibaldi n. 58, già Palazzo Cammarano (1860 ca.), ristrutturato ed ampliato ai primi del ‘900.

Il Palazzo dei Marchesi Diana fu testimone di tanti eventi storici: durante la Grande guerra, esso fu colpito da alcune bombe austriache (24 maggio 1915). Tra le personalità illustri che visitarono questa nobile dimora, si ricordano il Re Umberto I, il Podestà poi Ministro dei Lavori Pubblici Araldo Di Crollalanza, il Ministro della Giustizia Alfredo Rocco, e da ultimo l’On. Aldo Moro, che qui inaugurò la sede del TAR (1977), che tuttora trovasi nell’edificio. Il fabbricato ospitò tra l’altro, al pianterreno, la bottega dello scultore Gaetano Fiore (Bari 1845 – Napoli 1914) autore dell’antistante Monumento a Niccolò Piccinni (1884-85).

L’ultima sede del PNF cittadino fu purtroppo legata ad un tragico accadimento: situata in un edificio ottocentesco (non più esistente) alla via Niccolò Dall’Arca, è resa tristemente famosa dall’eccidio badogliano del 28 luglio 1943. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

Via Niccolò dell’Arca foto d’epoca [da A. GIOVINE, Bari d’altri tempi].
Il fabbricato che s’intravvede dietro il lampione potrebbe essere l’ultima sede del Fascio locale
.

Bibliografia recente:

  • Simone De Bartolo, Bari. Itinerari del Ventennio, L’arco e la corte.
  • Franco Introna – Michele Roberto, Bari tra le due guerre dal 1922 al 1940, Adda Editore

Foto in copertina: Nicola Antonio Imperiale

[c] [y] Tutti i diritti riservati

smart
+ posts

Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *