La manna di san Nicola: il liquido sacro ambito dai pellegrini

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Dopo aver parlato della caravella (che non era una caravella) e della secolare contesa fra Bari e Venezia per il primato sulle ossa del santo di Myra, ci soffermiamo oggi su un altro elemento legato al patrono di Bari: la manna miracolosa. Infatti, la sera del 9 maggio alla basilica di San Nicola, dopo le celebrazioni è estratto, dal sepolcro contenenti i resti di san Nicola, un liquido che per il solo fatto di essere in contatto con le ossa del santo, è considerato una reliquia. Questo fluido altro non è che la manna di san Nicola, importante elemento di devozione che da sempre lega i fedeli al vescovo di Myra.

Il primo biografo e la manna di san Nicola

Il primo a parlare di questa reliquia, fu Michele Archimandrita, il primo biografo del santo, che nel VIII secolo parlò di un olio odoroso che trasudava dalla pelle del santo dopo la morte e la deposizione nel marmo del sepolcro. In seguito, molti altri utilizzarono termini come myron, oleum o unguentum per identificare questo liquido che trasuda dalle sante spoglie. In realtà il termine “manna” è un termine collegato agli ebrei e a Mosè durante la traversata del deserto nell’Antico Testamento, poi riutilizzato per indicare anche il liquido proveniente dalle ossa del santo di Myra.

Le antiche cronache

Di questa misteriosa sostanza, parlano anche le antiche cronache del monaco Niceforo e dell’arcidiacono Giovanni, riferendo che durante la traslazione, le ossa del santo ritrovate nel sepolcro, erano immerse in un liquido.

L’analisi e i le guarigioni

Ma alla fine cos’è questa manna e perché le viene attribuita tanta importanza dai fedeli?

Dalle analisi eseguite nel 1925, dal Laboratorio di Chimica dell’Università di Bari a cura del professor Riccardo Ciusa, si tratterebbe non di un olio ma di “acqua quasi pura e che non ha alcuna relazione coll’acqua, per così dire esterna”, quindi non derivano da un’infiltrazione nel sepolcro.

Insomma, per il mondo scientifico la manna dovrebbe essere considerata semplice acqua, tuttavia alla manna di san Nicola sono state attribuite diverse miracolose guarigioni nei secoli fra le quali ricordiamo quella dell’arcivescovo di Bari, monsignor Antonio Puteo del 1570 e le decine di persone guarite, da una misteriosa malattia agli occhi, grazie ad impacchi con il sacro liquido dal Seicento alla metà del Settecento.

Insomma, le proprietà taumaturgiche della manna di san Nicola sono così note che in passato ogni famiglia barese aveva in casa la sua piccola ampollina con la manna e tutti i marinai avevano la loro boccetta di santo liquido “da viaggio”, una sorta di protezione dal male e dalle malattie.

Le boccettine della manna di san Nicola

Chiaramente, legato alla manna c’era anche il commercio di queste boccettine in vetro o cristallo tutte finemente miniate con scene della vita e dei miracoli del patrono di Bari, dovute forse dall’influenza veneziana su Bari, c’è infatti da ricordare che Murano, isola della Laguna veneta, è famosa per la lavorazione del vetro e ha come patrono proprio san Nicola o meglio san Nicolò come è chiamato a Venezia.

Esempi di boccette contenenti manna (opere esposte alla mostra “Volti Nicolaiani” 2023)

Non bisogna però credere che la manna del sepolcro, venga fuori a litri, anzi è un liquido prezioso perché estratto in piccolissime quantità.

Ampolla con la manna di san Nicola (ph @sito Basilica San Nicola)

Liquido prezioso

Dopo gli anni 50 e i tanti lavori di restauro in basilica, per rendere assolutamente ermetica la tomba di san Nicola, è ormai del tutto scongiurato il pericolo di infiltrazioni. Il foro da cui è levata la manna è di pochi centimetri e viene aperto solo per l’occasione della celebrazione del 9 maggio, ma nel migliore dei casi si riesce ad estrarre non più di due bicchieri di manna miracolosa.

Nondimeno ci sono tantissimi credenti da accontentare, così la poca manna è diluita in grandi boccioni di acqua benedetta e distribuita ai fedeli richiedenti in piccole bottigliette.

L’ipotesi sull’origine della manna

Le ipotesi sul perché si origini questa manna sono molteplici, per i fedeli si tratta chiaramente di un miracolo che si ripropone quasi tutti gli anni, al pari dello scioglimento del sangue di san Gennaro a Napoli, i più scettici invece pensano che il liquido non abbia nulla di miracoloso e sia dovuto ad un fenomeno naturale legato alla condensazione all’interno del sepolcro in marmo.

Lasciamo al lettore la possibilità di scegliere se credere o meno all’origine miracolosa del liquido, resta però certo che è da secoli un grande onore per i credenti, in pellegrinaggio a Bari per onorare san Nicola, ottenere una boccettina di manna.


Foto di copertina: sito basilica di San Nicola

Bibliografia:

  • Gerardo Cioffari, San Nicola di Bari, Edizioni San Paolo, Torino, 1997
  • Vito Antonio Melchiorre, Bari & S. Nicola, Edipuglia, Bari, 1986
  • Vito Antonio Melchiorre, Storie e Patorìe, Mario Adda Editore, Bari, 2007
  • Vito Antonio Melchiorre, Storie baresi, Levanti Editori, Bari, 2010
  • https://www.basilicasannicola.it/

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

1 ha pensato a “La manna di san Nicola: il liquido sacro ambito dai pellegrini

  1. Quando arriverà il tempo di fare verità sullo “scioglimento” del sangue di s. Gennaro e sulla “manna” di s. Nicola.?

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