La terra di Bari come la Palestina: “Il grido della terra” del 1948, antesignano della Puglia cinematografica
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A memoria dell’amico, Domenico Marsico
Sono anni ormai che la nostra Puglia e Bari, sono siti privilegiati della cinematografia italiana ed estera. La nostra “lingua”, la nostra cadenza sono state sdoganate e hanno acquistato una dignità letteraria che era inimmaginabile ai tempi di Totò d’Arabia o di Polvere di stelle. Ma noi abbiamo scoperto un nobile e antico precedente che vogliamo svelare ai nostri affezionati lettori. Forse non sarò una novità per i cinefili incalliti, ma per tutti gli altri cittadini della nostra amata Bari risulterà ignota o forse rimossa dalla memoria.
Dobbiamo la “soffiata” al nostro caro amico Mimmo. Era bibliotecario e archivista del CONI, e gestiva una mastodontica raccolta di libri, carte, documenti e, soprattutto, di cimeli sportivi di ogni epoca. Un bel giorno ci chiese di aiutarlo in una ricerca storica ed erudita che riguardava la sua nativa Palese. La sua prematura scomparsa gli negò purtroppo di portare a conclusione la ricerca, ma ci permise di fare questa scoperta.

Si tratta del film Il grido della terra, una delle prime imprese cinematografiche del dopo-guerra. Centrata sulle tristi vicende dei sopravvissuti ai genocidi nazifascisti, il film, per la regia di Duilio Coletti, narra dell’esodo di molti ebrei verso la Terra del costituente Stato di Israele, il tutto contornato, ovviamente, da una storia sentimentale tra i protagonisti, celebri attori, ancora oggi ricordati e amati: Marina Berti e Andrea Checchi. Tra gli sceneggiatori c’era Carlo Levi e produttore fu Domenico Forges-Davanzati, napoletano ma discendente da nobilissima famiglia pugliese da cui ebbero i natali il vescovo Giuseppe Davanzati (autore del trattato sui vampiri), e il nipote Domenico Forges-Davanzati, esponente del giacobinismo meridionale e della Repubblica Napoletana del 1799, per la quale soffrì le persecuzioni borboniche insieme al sodale Emmanuele Mola.
E veniamo alla gradita sorpresa: le riprese del film, a partire dal 1948, furono effettuate a Bari vecchia, camuffata da villaggio mediorientale, a Mola di Bari e a Cozze. Le scene di maggior enfasi e drammaticità a Palese, all’epoca frazione di Bari.
Non sappiamo se la produzione volle utilizzare maestranze del posto, come tecnici o comparse, certamente fu posta particolare enfasi a precisare e valorizzare la geografia dei luoghi dove si svolgevano le azioni. La scelta era radicata nella storia, quella vera, che registra l’allestimento proprio a Cozze e a Palese di particolari campi profughi di smistamento per consentire ai superstiti dei campi di concentramento di imbarcarsi per raggiungere la Palestina.
Si tratta di un film molto importante, riconosciuto dal “Centro Primo Levi” di New York come antesignano della cinematografia sull’olocausto, film che ha preceduto il più celebre e hollywoodiano, Exodus di Otto Preminger con Paul Newman. Un film quindi che rende onore alla nostra terra, alle nostre contrade, che hanno vissuto da vicino le fasi conclusive di una orribile vicenda che voleva lo sterminio di un intero popolo.
Ripensando a questo film ci siamo ricordati con Mimmo avevamo raccolto i trafiletti della delle cronache che la Gazzetta del Mezzogiorno aveva dedicato all’annunciata programmazione del film presso il cinema Oriente, con le figurine, oggi le chiameremmo icone, reclamizzanti l’evento cinematografico. Semplici disegni in bianco/nero. Immagini che purtroppo avevamo smarrito, ma che all’amico Nicola Mascellaro, che lodevolmente sta ricostruendo su questo testa testata, la storia del cinema a Bari, siamo riusciti a recuperare e che con piacere riproponiamo in questa pagina.

È bello è utile ricordare che la nostra Puglia non solo oggi, ma dai primordi del cinema, ci ha regalato eccellenze anche nella “Settima Arte”, a cominciare da pionieri della Critica Cinematografica come Ricciotto Canudo da Gioia del Colle e Sebastiano Luciani da Acquaviva delle Fonti.
Bibliografia:
- Vito Attolini, Alfonso Marrese, Maria Abenante, Cineasti di Puglia. Autori, mestieri, storie, Bari, Adda, 2006
- Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini (recensioni cinematografiche)
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.