Un giardino per Isabella d’Aragona. Ma le Isabella famose sono due, diverse per gloria e “uniche nella disgrazia”
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Alla sua Duchessa, Isabella d’Aragona, la città di Bari ha dedicato i giardini che prospettano sul lato Nord-Ovest del Castello Normanno-Svevo, anche se ahimè nessuna targa è stata apposta e la bella area verde sembra chiamarsi piazza Giuseppe Massari, così come i cartelli raccontano per tutto il lungo tratto che, costeggiando appunto il Castello, si estende da corso Vittorio Emanuele a Corso Antonio De Tullio.

Due Isabella
Ma le nostre terre conoscono ben due Isabella, vissute in epoche leggermente diverse. Due presenze di diverso rilievo, laddove la prima è una figura di enorme significato per la vita della nostra città di Bari. La seconda, invece, è un personaggio piuttosto defilato e nebuloso, senza un apparente collegamento con le vicende baresi o pugliesi. Entrambi i personaggi hanno tuttavia avuto una continuità nella memoria collettiva delle popolazioni meridionali, assumendo a volte toni leggendari.
Isabella d’Aragona

Partiamo dalla più nota Isabella d’Aragona (1470-1524). Si insedia nella città di Bari tra l’anno 1500 e il successivo. Aveva vissuto anni tormentati dalle disgrazie politiche, implicata suo malgrado nelle lotte di potere tra Ludovico il Moro, Massimiliano d’Austria imperatore e Luigi XII, re di Francia.
Le drammatiche vicende personali, conseguenze del suo ruolo politico (il figlio Francesco fu imprigionato in Francia da Luigi XII), condussero Isabella a firmare le sue carte con l’epiteto “unica nella disgrazia”.
Donna di grande vigore e prestigio, Isabella governa la città e le terre ducali fino alla sua morte, quando le succede Bona Sforza, sua figlia, già Regina di Polonia. Il suo ducato si caratterizza per l’interesse mostrato per l’impianto urbanistico della città di Bari. Emblematica, l’idea di creare una sorta di porto artificiale ai confini settentrionali, opera non più realizzata, ma che è rimasta nella memoria collettiva dei baresi con il toponimo di Marisabella.
Fu anche ago della bilancia nei contenziosi che opponevano le fazioni nobiliari e popolari della città. In un minuscolo e lacerato documento cartaceo si legge il nome di un Domenico Ivano, sindaco popolare nell’anno 1500, fino allora sconosciuto al catalogo dei sindaci baresi.
Invano sottoscrive anche a nome di “Loyso de Rosellis sindico de gentilommj”, una “protesta” per impedire che il governatore della città Artusio Papacoda eserciti potestà al di fuori dei limiti consentiti dalle grazie e concessioni ottenute per la città dai precedenti regnanti. Un modo con cui i baresi mettono le mani avanti per far capire alla duchessa di freschissimo insediamento che non intendono accettare soprusi da ministri e funzionari esterni.
Isabella Villamarina
Di tutt’altra natura la vicenda dell’altra Isabella, Isabella Villamarina, Principessa di Salerno (1503-1559). Anch’essa donna di grandissimo prestigio e ricchezza, è ricordata nelle canzoni tradizionali con il titolo di Donna Sabella sventurata.

Di seguito alcuni versi in cui compare il nome della nostra regione, uno dei tanti possedimenti perduti dalla sventurata principessa.
Nun me chiammate cchiù donna ‘Sabella
chiammateme Sabella ‘a sventurata!
Aggio perduto trentatré castella
nella Puglia chiana e nella Baselecata.
Aggio perduto la Salierno bella
ch’era lo svago della disgraziata.
‘a sera m’imbarcaj int’ ‘a varchetella,
e ‘a mattina m’ truvai ‘negata.
Triste e sconsolata autocommiserazione di una donna, una volta ricca e potente, che ha perduto i possedimenti (trentatré castelli!) nella Puglia, che dice chiana, cioè pianeggiante e nella Basilicata.
La canzone popolare ha la sua origine nel Cilento è ancora oggi cantata dai musicisti della musica popolare, tra i quali si ricorda la Nuova Compagnia di Canto Popolare.
La sua sorte

La sorte di Isabella Villamarina fu legata alle vicende del principe di Salerno Ferrante Sanseverino (1507-1568), generale delle armate dell’imperatore Carlo V, che aveva sposato nel 1516. Ferrante per aveva assunto una posizione di contrarietà all’introduzione dell’Inquisizione spagnola nel Regno di Napoli, era caduto in disgrazia, subendo una condanna a morte, dalla quale sfuggì con l’esilio in Francia.
Rimasta devota al marito fino alla sua morte, Isabela si adoperò per anni per porre termine all’esilio del marito, senza successo, anzi colpita dalla espropriazione, dovette trovare rifugio nel Castello di Avellino e poi in Castel Nuovo a Napoli. Recatasi infine in Spagna per volere dell’imperatore, e forse per impetrare la buona sorte del principe, fu colpita da ictus durante un viaggio di ritorno. Morì a Valladolid nel 1559. La leggenda, invece, perpetuata dalla canzone popolare, vuole che sia morta annegata durante il suo viaggio per mare.
Unite nella disgrazia
Due donne del XVI secolo unite nella “disgrazia”. Due donne, due figure di genere che hanno percorsi i travagliati secoli della prima età moderna con piglio combattente, consapevoli che l’essere donna non poteva essere di alcun ostacolo o nocumento alla azione e al pensiero nel sostituirsi, o affiancarsi alle dominanti personalità maschili.
Il nostro Niccolò Piccinni ha musicato l’opera Gelosia per Gelosia, su libretto di Giovan Battista Valeri. La protagonista Aurora canta un’aria estremamente evocativa:
Non songo Aurora chiù non sò chiù chella
Songo na pellegrina sfortunata,
Non me chiamate chiù Donna Sabella,
Ah! menicò, menicò, menicò,
Chiammateme Sabella sbendurata.
Il mito e la leggenda si traspongono nella musica colta!
Foto: Salvatore Schirone
Bibliografia
- Ludovico Pepe, Storia della successione degli Sforzeschi negli Stati di Puglia e Calabria, Bari e Trani, Vecchi, 1900.
- Eugenia Vantaggiato, Domenico Ivano sindaco di Bari del 1500, difensore delle libertà cittadine, «Nicolaus Studi Storici», Bari, V, 1994, fasc. 1, p. 153-167.
- Sabato Cuttrera, Isabella Villamarina. Donna Sabella sventurata. Principessa di Salerno. Milano, ABE, 2020
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

