Via Antonio Beatillo: la sua “Historia di Bari” è il primo esempio di storiografia municipale
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E ritorniamo sulla toponomastica cittadina, sempre con l’intento di ricordare o far conoscere ex novo, fatti, vicende, costumi, figure e personaggi che hanno meritato una epigrafe in pietra posta sullo spigolo di un edificio. Con questo spirito ci avviciniamo alla “targa” di Antonio Beatillo. Siamo in pieno quartiere Murat, subito dopo via Nicolai e Piazza Umberto, in direzione di Corso Cavour. C’è ancora tanto da sapere su di lui!
Beatillo (1570-1642) è stato soprattutto uno storico, e di talento. La sua prima opera è una Vita di Santa Irene patrona di Lecce (1609). Successivamente, forse pentito della sua “fuga” nel Salento, il barese Beatillo si redime con una lussuosa Vita di San Nicola, il suo primo best seller. Decine le edizioni a partire dal 1620, susseguitesi almeno per un paio di secoli, anche tradotte all’estero.
Ma Beatillo è anche un gesuita, e come tale conosce certamente l’arte della dissimulazione e della prudenza. Arte splendidamente promossa dal correligionario e coevo Baltasar Gracian, che lo spinge ad impegnarsi per porre sull’altro piatto della bilancia delle sue opere anche una Vita di San Sabino (1629), e far contenti i canonici della Cattedrale, eterni “antagonisti” della Basilica del Santo di Myra. Ma ahimé questo lavoro non avrà lo stesso successo editoriale del primo.

E finalmente, nel 1637, si dedica alla Storia di Bari, la sua principale fatica. Molto è stato scritto su questa sua Storia, considerata il primo esempio di storiografia municipale della nostra città, e non sempre benevolmente.

Per compendiare il tono delle critiche ci soffermiamo sull’acuta e opportunistica disponibilità nei confronti dei ceti dirigenti della città ai suoi tempi (memore della succitata ’arte della prudenza’ del Gracian); nonché sul giudizio di Antonio Iurilli:
“Scrittura d’impianto erudito e compilativo secondo il modello di storiografia ecclesiastica di recente affermazione (Baronio), fondato su alcune cronache medievali, su alcune scritture agiografiche e su frammenti antiquari, rimarca l’espansione secentesca dei Gesuiti nella vita sociale, culturale e religiosa della città”.
La citazione di Iurillli è da Antonio Iurilli, Maria Consiglia Binetti, Francesco Quarto, Storie di città pugliesi. Edizioni a stampa. Secoli XVI-XVIII. Fasano, Schena, 2011
Non intendiamo soffermarci sui giudizi che gli storici successivi hanno espresso sulla Storia di Bari. Resta il fatto che nel bene o nel male tutti vi hanno sempre attinto a piene mani. Per questo abbiamo favorevolmente salutato la recente nuova edizione curata da due accademici baresi (“prima moderna” secondo loro) per i tipi di Cacucci. Ma ci consentano i curatori una notazione polemica: sappiano che la Storia di Bari di Beatillo ha avuto una precedente edizione, o ristampa che dir si voglia, nel 1886, della Tipografia Cannone, la principale azienda del XIX secolo. Suggeriamo, pertanto, ai curatori, anche futuri, di fare sempre un preventivo consulto con un esperto prima di avventurarsi nell’insidiosa bibliografia retrospettiva.
Una critica rivolta al nostro Beatillo va però ricordata, quella di aver inviato agli editori degli Acta Sanctorun (i gesuiti “Bollandisti”) una quantità non misurabile di documentazioni storiche della città di Bari, oggi ahimé definitivamente e irrimediabilmente perdute. Il rammarico degli storici è che Beatillo usava mandare direttamente gli originali e non una copia, cosa che avrebbe invece garantito la sopravvivenza in altro luogo delle preziose carte.
Comunque sia, resta il fatto indiscusso che Beatillo sia stato degnamente celebrato già dai suoi contemporanei: Francesco Lombardi gli dedica un ritratto nel suo ancora inedito Cento immagini degli uomini illustri baresi, e naturalmente da Garruba e Petroni. Ai nostri giorni hanno scritto di lui Melchiorre nel suo Stradario, e Petrucci nel Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani.
Ci piace concludere questa rubrica con un’annotazione che necessita tuttavia di autorevoli conferme o smentite.
Leggiamo in una trascrizione manoscritta da un antico “Catasto” di Bari dell’anno 1568 di “Cola Nardo Beatillo di Bari di anni 48 e dei componenti della famiglia, Giulia sua moglie d’anno 30, figli Iacoba d’anni sei, Antonio d’anni quattro …”.

Il nostro Antonio sarebbe quindi nato nell’anno 1564, data discordante con quella tramandata dalla gran parte dei suoi biografi che lo danno nativo il 1570 (22 novembre per Petrucci e 7 dicembre per Garruba e Melchiorre). Sicuramente non è un gran danno se lo storico barese sia nato un anno piuttosto che l’altro e noi qui abbiamo segnalato l’anomalia solamente per puntualizzare che la lettura, la comprensione, l’interpretazione delle fonti – e non solamente quelle manoscritte o inedite – è soggetta sempre a una quantità di dubbi e problemi che possono altrimenti causare equivoci e anacronismi inaccettabili in una ricostruzione storica.
Foto copertina: Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia
Le principali edizioni dell’Historia di Antonio Beatillo:
- Historia di Bari principal città della Puglia nel Regno di Napoli. Opra del padre Antonio Beatillo barese della Compagnia di Giesù. In Napoli, nella stamperia di Francesco Sauio stampatore della corte arciuescouale, 1637.
- Storia di Bari, principal citta della Puglia nel Regno di Napoli opera del padre Antonio Beatillo. Bari, Tip. Cannone, 1886.
- Historia di Bari, principal città della Puglia nel Regno di Napoli; disegni di Nunzio Giorgio. 1. ed. moderna a cura di Domenico Lassandro e Paolo Ostuni. Bari, Cacucci, 2018.
Baltasar Gracian, Oracolo manuale, ovvero l’arte della prudenza. Milano, Adelphi, 2020 (forse la più recente edizione italiana dell’opera del gesuita spagnolo)
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.



