A Bari ogni quartiere ha il suo campanile: il caso di San Marcello
San Marcello (2)
Dopo i due precedenti articoli dedicati alle parrocchie del SS. Sacramento e di San Pasquale , continuiamo ad esaminare come il tessuto urbano di Bari oltre la cinta ferroviaria si sia andato sviluppando sempre intorno a un “campanile”. È il caso di San Marcello, una sorta di estensione verso sud del quartiere di San Pasquale, compresa tra via Fanelli e via Omodeo, che agli inizi degli anni Sessanta è nata e cresciuta appunto intorno alla sua parrocchia. Attigua all’ampio Campus Universitario, la chiesa di San Marcello è immersa tra le basse palazzine di edilizia economica popolare che dal 2017 sono interessate da un importante Pirp (Programmi Integrati di Riqualificazione delle Periferie) del Comune. In attesa che i lavori in corso producano la sperata rinascita del nuovo quartiere entriamo nel cuore della sua storia, lì dove tutto cominciò.
La Parrocchia fu eretta dall’Arcivescovo Enrico Nicodemo (1953-73) – con decreto 29 novembre 1951 – che volle intitolarla a San Marcello in omaggio al suo predecessore Card. Marcello Mimmi (1933-52), trasferito alla Diocesi di Napoli. Il primo parroco fu il Sac. Antonio Talacci, nominato il 10 aprile 1962.
I professionisti che hanno disegnato e realizzato San Marcello
La Chiesa (1961-62) fu costruita dal solito “tandem” di professionisti: l’Arch. Domenico Di Bari (Andria 1925 – Bari 2009) e l’Ing. Angelo Baldassarre, che negli anni ’60-’70 hanno praticamente monopolizzato la progettazione delle chiese della Diocesi (a costoro si debbono anche la Chiesa di Santa Croce nella piazzetta dei Frati Cappuccini, la Chiesa di S. Carlo Borromeo, la Chiesa di S. Cecilia in via Dante, la Chiesa di S. Enrico al Villaggio Trieste, la Chiesa di S. Francesco di Paola nei pressi del Policlinico, la Chiesa di Maria SS. Addolorata, la Chiesa di S. Paolo al CEP).
Tuttavia, la primitiva aula si trova adesso nella parte posteriore del complesso, adibita ad uffici parrocchiali,
mentre la chiesa che si staglia sulla strada principale, in tutta la sua scarna imponenza, è opera più recente,

in quanto fu costruita nel periodo 1983-89 per volere dell’Arcivescovo Mariano Magrassi (1977-99) dall’Arch. Raffaele Di Ciaula, ricordato dalla lapide dedicatoria all’ingresso:
“ALL’ARCHITETTO / RAFFAELE DI CIAULA / CHE QUESTO TEMPIO / CON INGEGNO IDEÒ E PROGETTÒ / LA COMUNITÀ DI SAN MARCELLO / QUESTA PIETRA RISCALDATA DAL CALORE / DELLA PREGHIERA / DEDICA / QUANTI NEL SUCCEDERSI DEGLI ANNI / ENTRERANNO IN QUESTA CHIESA / RICORDERANNO CON GRATITUDINE / COLUI CHE GRATUITAMENTE LAVORÒ / PER LA GLORIA DI DIO E IL BENE DEI FEDELI / NEL TRIGESIMO 18-1-1992”.
Il fabbricato
Il grigio fabbricato è definito da profili rettilinei e curvilinei, che si compongono assieme intendendo (probabilmente) richiamare allusivamente il “brutalismo” architettonico della celebre Cappella di Ronchamp (1950-55) di Charles-Édouard Jeanneret (La Chaux-de-Fonds 1887 – Roquebrune-Cap-Martin 1965), meglio noto come Le Corbusier.
Le sculture all’interno
Nell’interno, pregevoli sculture lignee ad altorilievo raffiguranti Sacro Cuore, Sant’Antonio da Padova col Bambin Gesù, San Marcello, Madonna col Bambino e un Crocifisso (un altro di cui abbiamo testimonianza è stato rimosso dalla originaria collocazione) dello scultore Giacomo Vincenzo Mussner di Ortisei (Bolzano): dette opere risalgono verosimilmente agli anni ’60, in quanto, secondo la testimonianza del Sac. Nicola Milano, erano in origine collocate nella vecchia chiesa.

Le tavole della Via Crucis e dei Misteri
L’opera artisticamente più rilevante, però, è senza dubbio la serie di tavole dipinte recanti scene della Via Crucis e dei Misteri (1989) che si dispiega ai lati della grande aula. I vividi colori spiccano nella cupa aula liturgica, conferendo a questa Via Crucis una grazia luminosa, che valorizza il fine disegno memore della lezione dei Maestri rinascimentali: l’artista Mario Colonna (Bari 1946), che ne è l’autore, ha dato un’ulteriore prova della sua valentia. Egli, già docente dell’Accademia di Belle Arti di Bari (1981-2005), discende da una famiglia di rinomati artisti baresi (suo padre fu Umberto Colonna, suo nonno Nicola Colonna: entrambi abbellirono con le loro pitture svariati edifici sacri e profani a Bari, in provincia e in altre parti d’Italia) ed è tuttora nel pieno della sua attività.
Le altre opere del Colonna
Tra le tante sue pregevoli opere ci limitiamo a ricordare il busto bronzeo dell’insigne statista brutalmente assassinato dalle Brigate Rosse, l’On. Aldo Moro (1978) nella Camera dei Deputati a Roma, la cui replica è visibile nel Monumento ad Aldo Moro a Bari nella piazza omonima (ex piazza Roma, dinanzi alla Stazione Centrale).
I dipinti per la parrocchia di San Marcello furono realizzati in un periodo di fervida attività del Colonna: nello stesso anno, infatti, l’artista realizzò i dipinti nella volta (Vergine in Gloria tra gli Angeli) della Chiesa di Sant’Antonio e il polittico in bronzo (Cristo coronato di spine, la Vergine ed episodi biblici) per l’Altare della Reposizione (Arch. Mauro Civita, 1989) nella Chiesa di Santa Fara.
Foto: Salvatore Schirone
Bibliografia:
N. MILANO, Le chiese della diocesi di Bari. Note storiche e artistiche, Bari 1982
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Architetto e storico dell’arte, ha al suo attivo la pubblicazione di vari libri e numerosi articoli sull’Arte italiana, con particolare riguardo alle città pugliesi tra Ottocento e Novecento. E' curatore del blog sull'arte del Ventennio "Arte Ventennio": www.arteventennio.com.


















Anche il crocifisso sul tabernacolo è molto bello, quando ti fermi a pregare guardi Gesù negli occhi, al contrario di molti crocifissi in cui ha gli occhi chiusi. È stato realizzato da padre Franco Annicchiarico.