Da via Laetitia Abbaticola a una possibile via Cecilia Mangini, meno del 5% delle strade baresi sono al “femminile”
Letizia
Nelle afose giornate dell’agosto 2021 abbiamo incrociato due titoli di Repubblica: Solo il 10% delle strade in Italia sono dedicate a Donne; A Palermo le strade al femminile sono solo 118 sulle numerose migliaia presenti in città. Ma facendo una verifica sul web, abbiamo trovato numeri differenti: Palermo, Totale strade 4874, Intitolate a uomini 2288, Intitolate a donne 256. Le solite fake news estive?
Ma le notizie ci hanno “intrigato”, visto che lo scorso marzo, con lungimiranza rispetto ai media nazonali, proprio qui, sul nostro Bari e… avevamo disquisito di toponomastica “di genere”, parlando dell’”ingenerosa toponomastica femminile barese”.
La toponomastica femminile a Bari
Quindi volentieri ci ritorniamo sopra a ricamare e ricavare nuovi pretesti per sollecitare una sorta di sondaggio per l’attribuzione di percorsi urbani a chi rappresenta la gran parte numerica del “natura” umana.
Lo stradario di Bari consultato sulla rete è aggiornato al 2021, quindi attualissimo, ed enumera 2451 occorrenze. Si badi che la cifra non deve essere intesa e riferita a singole denominazioni stradali, perché contiene anche numerose ripetizioni, non necessariamente doppioni, ma precisazioni e indicazioni suppletive. Si tratta pertanto di un numero usato come convenzione per indicare semplicemente la realtà globale della nostra città, il centro urbano, le periferie, i quartieri, le frazioni.
Via Laetitia Abbaticola
Ci sorprende favorevolmente, come buon auspicio per una proficua messe di notizie, la seconda dedicazione toponomastica dell’elenco organizzato in ordine alfabetico. Si tratta proprio di un’intestazione al femminile: Laetitia Abbaticola che fu – recita lo stradario – la prima avvocatessa barese, vissuta dal 1900 al 1965, cui è dedicata una strada del quartiere San Pasquale.
Continuiamo con baldanza a percorrere per lungo e per largo l’utile strumento informatico messo a disposizione dall’amministrazione comunale e scopriamo che con libertà di semantica vi troviamo censiti toponimi “femminili” che potrebbero considerarsi extra-vaganti, come via Madonna (e relative denominazioni), via Annunziata, largo Abbazia Santa Scolastica.
Non conosciamo se la segnalazione della Repubblica per la città di Palermo corrisponda ai singoli toponimi o se vi siano compresi anche i “doppioni” o le ripetizioni come quelle rilevate sullo stradario barese. Se utilizziamo le cifre viste poi sulla pagina web, constatiamo che le strade al femminile sono il 5,25% del totale indicato, mentre nel caso di Bari (110 occorrenze “al femminile” – compresi alcuni casi dubbi – a fronte di un totale di 2451) la percentuale è di 4,5% circa.
Un valore non esaltante che denota sensibilità o generosità meno spiccate per il genere femminile da parte dei nostri toponomasti, a conferma di quanto lamentammo nel nostro succitato articolo dell’8 marzo.
Ne prendiamo atto e ci auguriamo che Bari sappia intraprendere una “strada” virtuosa che possa allargarsi con l’inserimento, perché no!?, anche a intestazioni “Arcobaleno”, sempre che se ne valuti l’opportuno merito e senza che si frappongano anacronistiche restrizioni come era successo in antichi tempi, quando la via Gaetano Caffarelli era stata cancellata per far posto a via Dante Alighieri (tanto di cappello al sommo poeta).
Non possiamo non stigmatizzare dato che, per quanto ne sappiamo, i gloriosi cantanti evirati del nostro Settecento, Caffarelli, Farinelli e Millico avevano subito una vera e propria amputazione chirurgica, probabilmente non voluta e non gradita, ma imposta dalla crudeltà dei tempi a fanciulli immaturi e incapaci di difendere la propria fisiologia. Amputazione che per il celebre Caffarelli, si è riprodotta sulle targhe stradali!
Poche strade al “femminile”
Troppo impegnativo, per l’economia di questo testo, proporre un’articolazione per classi e tipologie delle attribuzioni femminili. Oltre a donne “religiosa”, ci sarebbero educatrici, donne di legge, scrittrici e partigiane, solo concittadine, vittime di violenze di genere come Santa Scorese (una strada di Palese), ma anche una imprevista strada intitolata alle “Vittime del femminicidio”, in Ceglie del Campo.
Vorremmo ancora e tanto argomentare sul tema ma ci limitiamo a ricordare ancora una volta i nostri storici Lombardi e Garruba e il loro particolare approccio alla commemorazione delle donne baresi. Ma vogliamo chiudere suggerendo con vigore la dedicazione immediata alla grande documentarista, cineasta, giornalista, Cecilia Mangini, nata a Mola di Bari, che ci ha lasciato all’inizio di questo tremendo anno 2021.
Foto: Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia
- Francesco Lombardi, L’ombre delle cento imagini degli Homini Illustri Baresi (manoscritto autografo presso la Biblioteca Nazionale di Napoli).
- Vito Antonio Melchiorre, Donne baresi. Bari, Mario Adda Editore, 1998.
@ 2021 Tutti i diritti riservati
Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

