La poesia spirituale del frate poeta: intervista a padre Gabriele Ambu

Padre Gabriele

Padre Gabriele

C’è una voce che si leva dal silenzio, discreta come il passo lieve di chi conosce il valore dell’attesa. È la voce di padre Gabriele Ambu, frate cappuccino dell’entroterra ligure che ha scelto vita eremitica per dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione: la sua visione intreccia parola e spiritualità in un canto di quieta bellezza.

Nella rubrica Sinestetiche, che accoglie voci autoriali capaci di accendere i sensi e l’anima, oggi incontriamo una poesia che nasce dal respiro stesso della terra: quello dei colli liguri, profumati di erbe selvatiche e di vento, dove la fede non è mai disgiunta dalla natura. Padre Ambu, che abbiamo conosciuto nell’ambito del progetto di LuoghInteriori Luoghi della Bellezza, almanacco annuale che vuole essere crocevia di arte, dissemina le sue liriche anche attraverso canali online, come la pagina Il Giardino delle Poesie.

Nei suoi versi tersi, candidi, in cui il ricordo si affida alla parola poetica per farsi eterno, racconta e si racconta con la delicatezza di chi fa della scrittura un atto di gratitudine e riflessione, dando vita a versi bucolici e limpidi, in cui l’odore del muschio, il colore dell’alba e il suono del silenzio diventano parola. Un invito ad ascoltare ciò che spesso dimentichiamo: la poesia che abita il nostro quotidiano quando impariamo ad amarlo veramente.

La scelta di padre Gabriele

Padre Gabriele, ci racconti di lei.

Sono cresciuto a Sestri Levante negli anni ’70-’80, quando era ancora un paese di contadini, pescatori e operai, come la mia famiglia, legata all’industria siderurgica. Lì, nel contrasto tra natura e cementificazione crescente, ho imparato a riconoscere la bellezza come ciò che resiste ai tentativi dell’uomo di sopprimerla. Dopo gli studi classici e universitari, ho scelto la vita religiosa come frate cappuccino. Oggi vivo in un eremo dell’entroterra ligure, immerso nel silenzio, dove coltivo la mia passione per la scrittura, la musica e la memoria dei borghi dimenticati.

Padre Gabriele

Quando ha cominciato a scrivere poesia? C’è stato un momento, un evento o un incontro che ha innescato in lei questa propensione?

Scrivo fin dall’adolescenza, grazie ad alcuni professori del Liceo Classico che mi hanno iniziato e appassionato a questo mondo. Ma si sa, come diceva Benedetto Croce, “fino a diciotto anni scrivono tutti, poi solo i poeti e i cretini”. Io non so dire in quale delle due categorie rientro, ma di certo so che, a un certo punto della mia vita, scrivere è diventata una necessità vitale, una forma di resistenza interiore e di ricerca di senso. Tra i tanti autori che hanno illuminato il mio cammino Pascoli, Montale e Ungaretti hanno un posto privilegiato.

Profonda connessione tra vocazione religiosa e l’arte poetica

Nella sua biografia emerge una profonda connessione tra la vocazione religiosa e l’arte poetica. In che modo la fede ha influenzato il suo modo di scrivere poesia, e viceversa?

Ad essere sincero, tra la fede e la mia scrittura poetica c’è sempre stato un rapporto dialettico e non sempre pacifico. Infatti, entrambe sono vie per “dire l’indicibile” e cercare la verità incarnata nei dettagli concreti e feriali del mondo. Ma, personalmente, ritengo che la poesia abbia un linguaggio più universale, capace di raggiungere anche i non credenti, e più audace, osando laddove le parole della fede si fermano. Talvolta è stata proprio la scrittura poetica a rinnovare e mettere in crisi la mia fede.

Il silenzio come “nutrimento”

Vive in un eremo dell’entroterra ligure, immerso nella natura. Quanto conta questo contesto nel nutrire la sua ispirazione poetica?

Il silenzio dei boschi, i ritmi delle stagioni e della vita contadina sono per me un nutrimento costante. La natura mi insegna quotidianamente a rallentare il passo, a pormi in ascolto, ad accettare senza ansie il normale flusso delle cose fatto di morti e rinascite continue. Da francescano, inoltre, il creato è un grande libro nel quale leggere tra le righe le parole disseminate dal Creatore, mentre il paesaggio ligure – difficile talvolta da abitare per la sua asprezza – assomiglia al mio modo di scrivere: essenziale, ma con improvvisi squarci di luce.

Lei ha dato vita alla pagina Il Giardino delle Poesie. Qual è la missione di questo spazio virtuale e cosa rappresenta per lei condividere i suoi versi online?

È nato come uno spazio aperto di dialogo, un piccolo giardino dove sottrarre le parole al circuito imperante della chiacchiera e restituirle alla loro capacità di raccontare la vita, le sue luci e le sue ombre. Pertanto, pubblicare online per me non significa “mettermi in vetrina”, ma condividere il dono fragile della poesia e cercare risonanze con chi legge, senza barriere né pregiudizi.

Il Premio Ossi di Seppia

A marzo 2025 ha vinto il terzo posto al Premio Ossi di Seppia, un importante riconoscimento. Cosa ha significato per lei questo premio, e quale poesia o tematica è stata premiata? Ci racconti l’esperienza.

È stato un riconoscimento inaspettato e un incoraggiamento. La poesia premiata, intitolata Crepuscolo, affronta un tema costante della mia poetica: le ferite come possibilità di far entrare una nuova luce. L’emozione di ricevere il premio è stata soprattutto quella di sentire che il mio sguardo sulla realtà ha trovato eco in altri.

Nella sua poetica si parla di “soglie” e “legami invisibili”. Può raccontarci meglio cosa intende con questi concetti e come si traducono nei suoi testi?

La soglia è, appunto, come una ferita, un varco, un luogo di passaggio, uno spazio liminale nel quale non ci si ferma, ma attraverso il quale si transita verso un altrove. Qui accade l’impensato: il visibile incontra l’invisibile. Qui si creano legami tra luoghi, ricordi e persone, anche lontani, generando intrecci e fecondazioni inattese. Ebbene, nei miei testi, a partire dall’esperienza quotidiana, queste immagini diventano la metafora del cammino della vita, in cui spesso si hanno improvvise aperture proprio nei momenti di maggiore difficoltà e crisi.

La poesia come trasgressione e resistenza

La sua poesia è spesso radicata nei silenzi dei borghi liguri e nella bellezza “che resiste ai margini”. È questa una forma di resistenza spirituale e culturale? Cosa ci invita a riscoprire attraverso i suoi versi?

Sì, la poesia per me ha un grande potenziale rivoluzionario. È un atto di trasgressione e resistenza rispetto all’idea di bellezza, fondamentalmente esteriore, imposta dal mainstream. Come già dicevo all’inizio, i luoghi della mia infanzia mi hanno suggerito che la vera bellezza abita, spesso trascurata, ai margini non solo delle periferie urbane, ma pure tra le rughe del tempo e dei gesti quotidiani. Per questo, in molti miei versi propongo ai lettori i piccoli borghi liguri come un invito a rallentare il passo e a cogliere ciò che sfugge a uno sguardo frettoloso e distratto.

Secondo lei quale ruolo crede possa avere oggi la poesia nella nostra società? E cosa spera che possa ancora significare per le persone?

In un mondo come il nostro, così veloce, complesso, contraddittorio e talvolta superficiale, la poesia può essere un’importante riserva di significati, una voce altra, che non offre risposte immediate, ma apre spazi di domanda e di riflessione. Credo che la poesia, costringendoci a una lettura lenta e meditata, può aiutarci a scendere in profondità e, con il suo linguaggio simbolico, offrire a ciascuno una chiave per dare senso alla propria vita. La poesia davvero può essere oggi un argine fondamentale contro la disperazione, soprattutto tra i giovani.

Agenda 2026 Luoghi della Bellezza

Ha partecipato all’Agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori con la poesia Dove le foglie diventano cielo. Perché ha scelto proprio questo testo e cosa ha significato per lei essere incluso in questo progetto?

Ho scelto questo testo perché parla dell’importanza di prendersi cura di chi ci sta accanto, valorizzando ogni istante trascorso insieme, senza dare nulla per scontato. Le relazioni umane, nella loro fragilità, costituiscono una delle tante soglie che indago nella mia poetica, crepe che si aprono alla luce quando il quotidiano sembra spegnersi. Essere incluso nel progetto Luoghi della Bellezza 2026 è un onore e un’opportunità: sento che la poesia può dare voce a paesaggi e atmosfere che rischiano di perdersi.

La poesia di padre Gabriele

Vi lasciamo con una poesia inedita di padre Ambu: parole che, sì, potranno davvero regalarci “occhi stupiti” e “rara bellezza”.

Occhi stupiti
Ma ci sono ancora
tra noi
occhi stupiti
che sanno.
Come muschio
paziente sui muri
ammantano il mondo
di rara bellezza.


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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

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