Le colonne sul Lungomare di Bari: il miliario che risale al II secolo d.C.
miliario
Passeggiando sul lungomare Imperatore Augusto di Bari in direzione porto, è facile che il nostro sguardo venga rapito dal mare alla nostra destra dove decine d’imbarcazioni attendono i pescatori per prendere il largo, eppure sulla sinistra non meno affascinanti sono alcuni dei più importanti simboli della città come: la Muraglia e il fortino. Nel tratto fra l’ex mercato del pesce e l’antico Fortino di Sant’Antonio, è inoltre impossibile non notare una serie di antiche colonne lapidee, quasi tutte vestigia di antichi templi ed edifici pubblici. Fra queste una in particolare si differenzia dalle altre, un cippo in marmo inciso detto miliario, un’antica pietra che risalirebbe al II secolo d.C.
L’importanza di Bari nel passato
Ma facciamo un passo indietro a quando la città di Bari era una tappa di alcune fra le più importanti e antiche strade che attraversavano tutto il territorio in età imperiale romana, anzi se vogliamo dar fede a Strabone, anche in età preromana.
Da quanto pervenutoci grazie anche all’Itinerarium Antonini redatto alla fine del III secolo d.C., nei primi anni del regno di Diocleziano, ben tre strade toccavano Bari: la via Traiana di cui Bari era una tappa nel tratto fra Butruntus (antico nome di Bitonto) e Turribus (identificata da alcuni storici come Ripa Romagnola), una via costiera adriatica che portava da Bari a Brindisi e una strada breve (circa 97 chilometri) per Taranto.
La strada voluta dall’imperatore Traiano
A proposito della prima, all’inizio del II secolo d.C. l’imperatore Traiano fece costruire una strada che da Benevento portava a Brindisi, così da rendere più facile lo spostamento di uomini e merci e agevolare i collegamenti con la Grecia e l’Oriente.
Inoltre, Bari all’epoca era valorizzata dal fatto che, come Ruvo e Egnazia, ospitava delle mansiones, cioè stazioni che, oltre al cambio dei cavalli, offrivano vitto e alloggio ai viaggiatori.
Il miliario
Di questa strada resta appunto una testimonianza esposta sul lungomare barese: la colonna miliare che riporta il numero di miglia che bisogna ancora percorrere per arrivare a Benevento.

L’iscrizione sul miliario
Sulla colonna bianca, anche se ormai abrasa dal passare dei secoli, riporta quanto qui scritto:
| CXXVIII Imp(erator) Caesar Divi Nervae f(ilius) Nerva Traia- nus Aug(ustus) Germ(anicus) Dacic(us), pont(ifex) max(imus), tr(ibunicia) pot(estate) XIII, imp(erator) VI, co(n)s(ul) V, p(ater) p(atriae) viam a Benevento Brundisium pecun(ia) sua fecit | Centoventottesimo miglio. Cesare imperatore, figlio del divino Nerva, Nerva Traiano Augusto Germanico Dacico, pontefice massimo, nel XIII del potere tribunizio, nel VI anno da imperatore, nel V da console, padre della patria, fece costruire a proprie spese la via che porta da Benevento a Brindisi. |
Dalla sua posizione originaria a sette chilometri da Bari, probabilmente il cippo fu trasferito in città fra i secoli XI e XII.

Le altre colonne
Oltre a questa colonna miliare poche altre sono le testimonianze di questo genere rinvenute integre, per lo più sono andate perdute come il miliario ricordato dallo storico Giulio Petroni e usato al porto vecchio, fra la metà del XVI e del XVIII secolo, per legare le gomene delle barche.
Una curiosità riguardante le colonne “minori”: il 17 gennaio 1970 una delle 24 colonne poste sul lungomare è stata trafugata da ignoti.

In una città come Bari con origini così antiche, non sono solo i documenti a narrarne la storia: alle volte perfino le pietre raccontano, bisogna solo imparare ad ascoltare e osservare con attenzione.
Bibliografia:
Vito Antonio Melchiorre, Le strade di Bari, Periodici Locali Newton, Roma, 1994
Giuseppe Andreassi e Francesca Radina, Archeologia di una città, Edipuglia, Bari 1988
La Gazzetta del Mezzogiorno, 18 gennaio 1970
Link Wikipedia Pietra miliare:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_miliare
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.






