Via Giuseppe Fanelli, ma Bari ha avuto altri illustri Fanelli
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Francesco Quarto ci porta oggi in via Fanelli (quartiere San Pasquale). E come suo solito, il Giuseppe Fanelli, sindaco della nascita della Nuova Bari, è solo un pretesto per parlare di un altro celebre Fanelli che meriterebbe la dedicazione di una strada, anch’egli pubblico amministratore, ma anche nobile e letterato, principe dell’Accademia dei Pigri.
Strada cult della nostra città, nasce come via Re David, ma si emancipa presto nella nuova denominazione dedicata a un Giuseppe Fanelli che fu sindaco di Bari nel 1813. Anno fatale quel 1813, quando Murat emanò il decreto che consentì alla città di ampliare la sua urbanistica e diramarsi oltre le mura.
Sigismondo Fanelli
Personaggio notevole il nostro Giuseppe, e meritevole della dedicazione. Ma Bari di Fanelli ne conosce tanti, meritevoli tutti dell’agognata targa marmorea. Noi ne scegliamo uno e su di lui punteremo la nostra acribia di ricercatore storico e urbano.
Lui è Sigismondo Fanelli ed è uomo del Seicento, ne percorre tutto il secolo: nasce nel 1638 e scompare nel 1702. Vorremmo fare recensione dei suoi libri – le nostre solite recensioni –, ma anche questa volta devieremo dai nostri intenti, perché le sue opere sono o disperse o lontane dalle nostre capacità di visionarle, esaminarle e giudicarle.

Le liriche
Lo conosciamo come autore di liriche stampate a Napoli: La Piramide di Cento Pietre eretta con cento sonetti alle Glorie di Maria sempre Immacolata (Monaco, 1682); La Vita allo Specchio, Sonetti morali (Roselli, 1683); Gli ozj estivi, madrigali del Signor Sigismondo Fanelli, Nobile della Città di Bari, Principe dell’Accademia de’ Pigri, (De Bonis, 1696).
Questo è quanto ci tramanda l’irrinunciabile Michele Garruba, dalla sua Serie Critica dei Sacri Pastori Bari, l’enciclopedica narrazione delle vite dei nostri prelati, condita dalla narrazione della vita della nostra città.
Ma di queste tre opere soltanto una pare sia sopravvissuta, almeno a prestar fede ai cataloghi bibliografici, La Vita allo Specchio, di cui sono censiti tre esemplari a Napoli, Roma e Salerno.
Ben triste esito per un uomo che è stato un protagonista del suo secolo nella nostra città di Bari. Altri autori, più paludati di noi, hanno per fortuna dedicato qualche importante pagina per illustrare la persona, come il già citato Garruba, al quale rimandiamo il lettore desideroso di approfondire.
L’opera scomparsa
Noi qui dobbiamo in via prioritaria lamentare la repentina sparizione di una sua opera, di cui vedemmo fortunosamente una riproduzione fotostatica, che non badammo, a quel tempo, a replicare per qualche nostro eventuale futuro utilizzo; ma anche la fotocopia pare scomparsa o almeno così si giustificò la nostra dotta amica che ne possedeva una copia.
Allora le nostre recensioni prenderanno altre strade, e invece di recensire le sue disperse opere maggiori, vi diremo qualcosa di una sua composizione minore, presumibilmente, ma non sicuramente sua! È una bella Descrizione della Città di Bari, tanto interessante che il celebre geografo Giovanni Battista Pacichelli la volle inserire nella sua enciclopedica opera Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci province (Parrino, Napoli 1703) risalente ai primissimi anni del XVIII secolo.
Ma andiamo per ordine.
La vita di Sigismondo Fanelli
Sigismondo Fanelli è di blasonato casato, aggregato della Piazza della Nobilità della Città di Bari, una delle due compagini “politiche” che si spartivano cariche pubbliche e prebende (l’altra era quella del Popolo Primario), e in virtù dell’appartenenza a quel ceto fu sindaco di Bari per ben cinque “legislature”, tra il 1674 e il 1694. Intendiamoci! Sindaco per la Piazza dei Nobili, in associazione con il sindaco dei “popolari”, ché Bari aveva questo particolare sistema di reggimento della cosa pubblica: due sindaci di carica annuale e un parlamento di decurioni, nobili e popolari, oltre ad altre cariche “tecniche” come quella, peraltro importantissima e delicata, di Mastrogiurato e Capitano delle muraglie.
Ma non solo come amministratore pubblico si fece valere Sigismondo, lo abbiamo visto autore di composizioni liriche, ma tale attività artistica la praticava in contesti condivisi, e questi erano le Accademie Letterarie che proliferavano in tutta Italia, radunando e congregando studiosi, letterati appassionati, in circoli dove erano sublimate le arti.

Nella nostra città hanno operato in età antica numerose Accademie, dai nomi altisonanti: degli Erranti e dei Coraggiosi, degli Incogniti, dei Tardati, dei Pigri, e proprio di questa Accademia dei Pigri fu “Principe” il nostro Fanelli.
L’Accademia dei Pigri
Un’Accademia di una notevole rilevanza se riusciva a riunire oltre centotrenta congregati. Sigismondo Fanelli ci diede il numero e il nominativo dei suoi “Pigri” nelle pagine introduttive del suo perduto Ozj estivi. Tra costoro troviamo anche Francesco Lombardi, più giovane, ma forse compagno di bravate letterarie con il bravo Sigismondo.
Bene, ci siamo come al nostro solito allontanati e abbiamo dimenticato i nostri intenti di recensore, ma siamo lo stesso contenti di aver mostrato e illustrato la figura di questo nostro antico progenitore letterario. Chissà se qualche nostro lettore non sia stimolato a effettuare una ricerca nella cantina di casa dove sono ammassati i libri dei nonni e dei bisnonni e tra essi non tiri fuori una copia dei libri di Sigismondo Fanelli.
Foto: Nicola Antonio Imperiale
Bibliografia:
- Maria Aurelia Mastronardi, Lirica in Accademia Vita culturale a Bari nel secolo XVII, Schena, Fasano 1992, pp. 9-10.
- Francesco Quarto, L’Accademia letteraria dei Pigri a Bari in una memoria inedita di Alessandro M. Calefati, in «Nicolaus Studi Storici», Bari, V, 1994, fasc. 1, pp. 95-124.
- Francesco Quarto, Artisti e Accademie in Terra di Bari nel ‘600, in «Caripuglia Magazine», III, 1998, pp. 50-56.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.




Come preannunciato è parso che avevamo tanti Fanelli oltre a Giuseppe. Ma meravigliato soltanto uno non noto ai baresi e non altri.
Sono deluso.
sorpreso della tua delusione. tutti sanno che i Fanelli a Bari sono tanti, come pure sono tanti in altre contrade dela nostra regione (e non solo).
scopo dei miei articoli è quello di presentare e far conoscere uno o più personaggi ignoti, o poco noti o dimenticati, e fra quest ce n’è tanti da scegliere.
il “mio” Fanelli si caratterizza per tanti aspetti: letterari, amministrativi, politici … un rappresentante di quel ceto cittadino che ha dato tanto a Bari dei vecchi tempi in tanti suoi aspetti.
se ti fa piacere la prossima la dedico alla Pasticceria Fanelli in Via Sturzo, anzi ti invido a un duello all’ultimo bigné
Francesco Quarto