Sparano da Bari: il Logoteta che viaggiava in lettiga

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Sarà forse un’eresia dire che Bari non ha reso un buon servigio a Sparano, nonostante gli sia stata dedicata la via principale della città, la via dello shopping, la via delle boutique, dello struscio.

Ma allora perché la nostra affermazione? A causa di una sottile e antica diatriba, forse non ancora risolta sul personaggio dedicatario della strada.

Perché è assodato che di Sparano ce ne fu più di uno, due di sicuro, forse addirittura tre!

Da dove deriva l’equivoco di ormai secolare contesa fra gli studiosi di cose patrie, ma forse poco noto ai cittadini? Dalla singolare circostanza che tutti gli Sparano di cui si ha notizia storica sono vissuti per lo più nello stesso periodo e, soprattutto perché ciascuno è stato un valente giurista e giudice.

Sparano il Logoteta

Il più noto e attestato storicamente, quello al quale dopo tutto l’amministrazione crediamo volle intestare la strada principale del Borgo Murattiano, è stato il cosiddetto Logoteta.

Via Sparano da Bari

Questi è vissuto all’epoca di Carlo II d’Angiò e dal re ricevette il prestigioso incarico che era stato, con la diversa denominazione di Protonotario, di Roberto Chiurlia, altrimenti noto come Roberto da Bari, a sua volta insignito della via parallela alla Sparano. Roberto e Sparano pare fossero cugini e quindi questi era un Chiurlia, uno dei più antichi e prestigiosi casati nobiliare della città.

Tanta era l’importanza di tale famiglia che ai Chiurlia fu concesso di ottenere sepoltura nella Basilica di San Nicola, dove tuttora sono visibili le vestigia dei loro sepolcri.

Sepolcro della famiglia Chiurlia

I Chiurlia, per la loro devozione agli angioini, ottennero prestigiose cariche che li ponevano ai vertici della gerarchia curiale, nonché, ma questo è scontato, ricchezze consistenti in emolumenti e in concessione di feudi diffusi non solo nel Regno, ma anche fuori dei confini italici.

Si pensi che Sparano fece costruire il magnifico castello che domina la città costiera di Vico Equense, suo feudo.

Gente così ricca e potente non poteva non ostentare i segni della supremazia sociale, anche in forme che a noi oggi paiono desuete, estranee e pertinenti ad altre epoche, altre società, altri domini.

La lettiga

Il nostro Sparano non si faceva scrupolo di esibire il suo rango percorrendo le strade (in questo caso, di Barletta) su una portantina, una lettiga, tale e quale ai satrapi e ai despoti delle novelle da Mille e una Notte.

Ce lo racconta un cronista tardo rispetto all’epoca di Sparano (inizi del XIV secolo) con questo gustoso aneddoto:

Per grandezza solea il Luogoteta del Regno farsi portare in lettiga o in sedia per la città, e particolarmente per Barletta laonde volendo il Principe Carlo [si tratta di Carlo Martello figlio di Carlo II d’Angiò e suo luogotenente durante la prigionia] che si facesse una sedia o lettiga per la Principessa sua moglie scrisse ad Ambrosio Bonelli dandoli titolo di nobile Viro e Domino che ne facesse fare una in Barletta della forma appunto come era quella dove solea andare in volta Sparano Luogoteta del Regno e Maestro Rationale della Gran Corte e che s’ordinasse con intervento e consiglio di Palmiere Della Marra e che fusse coperta di buona scarlata ma, acciò che si porti un esempio grande della frugalità di quei buoni tempi benché la sedia o lettiga havesse a servire, come il Principe dice, per la salute della persona della principessa sua carissima consorte (era costei Elisabetta d’Austria figliuola di Rodolfo Primo Imperatore), s’havea nondimeno per ordine del Principe, non di seta o d’oro come hoggi veggiamo foderate le sedie di Signore ben ordinarie e di privata fortuna, ma di semplice tela verde s’havea a foderare la lettiga o sedia di sì gran Principessa.

Sfoggiare nobiltà e sacralità non sembrava indecoroso a Sparano, anzi era di esempio addirittura al Principe Carlo che voleva anche per lui un simile accessorio (come dire un SUV, una Cayenne o una Maserati).

Carlo II

Con una sorta di ritardata critica sociale il cronista precisa che il Principe Carlo non voleva imitare pedissequamente il suo dignitario, ma si accontentava di un apparato più modesto e meno appariscente: una umile tela verde che decorasse i seggi e non di seta o d’oro come usavano ancora ai suoi tempi (del cronista) personaggi di ben più umile lignaggio.

E poi, dopo tutto il desiderio di emulazione del Principe Carlo era dovuto a giustificatissime ragioni “umanitarie” per “la salute della persona della principessa sua carissima consorte”, dando così un “esempio grande della frugalità”.

Bontà loro! Erano Re, Duchi, Principi e si potevano permettere qualche liberalità devoluta a sé stessi!

Le sentenze giuridiche

Saremmo impietosi se non volessimo ricordare che questo grand commis de l’état del regno angioino è stato un raffinato giureconsulto autore di un repertorio di sentenze giuridiche, Liber rosarii virtutum, et vitiorum caeptus a domino Sparano Barensi antiquissimo iureconsulto (Venezia, 1571).

Liber rosarii virtutum

Via Sparano da Bari, via Roberto da Bari e non dimentichiamo via Andrea da Bari, tre strade parallele dedicate a tre eccellenze che negli impegnativi e importanti ambiti della giurisprudenza, del diritto, davano lustro alla nostra città già da antichi tempi!


Bibliografia:

  • Gerardo Cioffari, Sparano e la sua famiglia in S. Nicola, «Puglia Tradizione», Bari, II, 1984, n. 2.
  • Ferrante della Marra, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne’ seggi di Napoli imparentate colla casa della Marra. In Napoli, appresso Ottavio Beltrano, 1641.
  • Camillo Minieri Riccio, Cenni storici intorno i grandi uffizii del Regno di Sicilia durante il regno di Carlo I d’Angiò. Napoli, Stabilimento tipografico Partenopeo, 1872.
  • Gennaro Maria Monti, Sparano da Bari junior, «Annali del Seminario Giuridico-Economico, R. Università di Bari», pt. ii, 1927.
  • Francesco Quarto, Sparàno da Bari. Bari, LB Edizioni, 2016.
  • Sparano da Bari, Liber rosarii virtutum, et vitiorum caeptus a domino Sparano Barensi antiquissimo iureconsulto, nunc perfectus studio clarissimi i.v. d. do. abbat. Paul. Fusc. Rauellensis, in quo quanta tractentur, index capitulorum demonstrat. Venetiis, apud Iacobum Anellum de Maria, & Ioannem Comenzini, 1571.
  • Pietro Vincenti, Teatro degli huomini illustri che furono Protonotari nel Regno di Napoli… Cominciando da gli Re normanni fino à gli Austriaci. In Napoli, Nella Stampa di Gio. Battista Sottile per Scipione Bonino, 1607

Link stradario di Bari:

https://www.comune.bari.it/web/trasporti-e-viabilita/stradario-della-citta-di-bari

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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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