Garruba, Sorace e Cannone: il marketing vincente della tipografia barese dell’800
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Oggi Francesco Quarto ci porta nel cuore del quartiere Murat, in via Michele Garruba. Ma chi è costui? Nemmeno Wikipedia lo sa, e ci invita a creare la sua pagina. Eppure il suo libro più famoso, Serie critica dei sacri pastori Baresi, è stato un esempio di incredibile successo editoriale della stampa barese della metà dell’800. Gli ingredienti del successo: una storia ecclesiastica (sfruttando il bisogno di consenso e affermazione della Chiesa del tempo), l’eccezionale mano del litografo Giuseppe Sorace, e la straordinaria potenza produttiva della più grande stamperia pugliese, la tipografia dei Fratelli Cannone.
Troppo pesante da recensire. Oltre 1000 pagine! Chi ce lo fa fare. Se poi consideriamo che nel titolo c’è la parola “critica”, allora meglio rinunciare.

E invece no, facciamola ‘sta recensione tanto sarà ancora una volta atipica. Non è infatti diretta a invogliare, o al contrario sconsigliare, l’acquisto del libro, un libro stampato nel 1844 e del tutto fuori catalogo e fuori commercio (una riproduzione anastatica apparve una trentina di anni fa).
E poi la nostra recensione sarà poco e niente sul testo, sulla abilità letteraria dell’autore, sulla sua ispirazione lirica, sulla sua capacità a calarsi nel sociale, nei tormenti della sua epoca.
Parleremo invece di com’è fatto questo libro, di chi lo ha scritto, di chi lo ha stampato, di tutto un apparato para e peri testuale come direbbe Genet, raffinato critico letterario d’oltralpe (si tratta di quell’apparato di notizie, segni e segnali che sta intorno e oltre il testo, oltre il contenuto testuale propriamente detto).
O almeno questo è il nostro intento: speriamo di averlo raggiunto e speriamo pure che il risultato non dispiaccia al nostro lettore.
Il libro lo ha scritto Michele Garruba. Titolo: Serie critica dei sacri pastori Baresi. Stampatore: Fratelli Cannone, che avevano bottega a Bari.

Diciamolo subito: Il libro di Garruba è un “arguto inganno” di ben 1008 pagine, per una colossale operazione editoriale. Il noto storico, canonico della Cattedrale di Bari vuol far credere di aver raccolto le vicende dei vescovi baresi dalla più remota antichità fino ai suoi tempi, celandosi dietro le spalle del suo illustre committente, l’Arcivescovo mons. Michele Basilio Clary (1778-1858). Ma Garruba va di gran lunga oltre le dichiarate intenzioni: la sua, in verità, vuole essere una vera e propria storia della città di Bari.
Dimostriamolo con dati alla mano. Innanzitutto, la narrazione si snoda per capitoli, uno per ciascun vescovo. Dei più antichi, di quelli di cui non si può pretendere di avere profonda memoria e carenti di fonti storiche, meno corposi, rispetto ai personaggi di epoche più recenti. Si va quindi dalle due o tre pagine – a volte anche meno, una mera menzione -, vedi i vescovi Giulio e Stefano del VII secolo, fino alle decine di pagine dedicate dei più vicini ai tempi di Garruba: per il “suo” Basilio Clary, ben 30 pagine!

Ma accanto al testo della narrazione biografia o agiografica, compare un apparato di note che definire imponente è certamente riduttivo. Apriamo una pagina a caso: la vicenda di Giovanni Puteo, vescovo dal 1562 al 1592, copre tre pagine, alle quali vanno aggiunte sei di note. E le note sono un ricco apparato documentario di antichi diplomi, privilegi, pergamene, molti dei quali ci sono pervenuti come unica e superstite testimonianza.
Ma le sorprese, sicuramente gradite al ricercatore, allo storico, e al semplice lettore, non terminano con la narrazione delle vicende di Monsignor Clary, il vescovo di Garruba. Ecco che si apre una seconda parte, una disamina delle pertinenze giuridiche della diocesi, una accurata profilazione delle località pertinenti alla Diocesi barese, città di Bari compresa. Un racconto storico, geografico, economico e sociale che si dirama anche, e con sommo interesse, alle notizie degli uomini che hanno illustrato la località. Non solo personaggi dell’apparato ecclesiastico e monastico antico e moderno, ma pure quelli che erano stati letterati, notai, artisti, guerrieri e condottieri.
La città di Bari la fa naturalmente da dominatrice tanto che Garruba presenta le notizie dei personaggi, dopo averli “organizzati” secondo le loro peculiari caratteristiche: religiosi, vescovi, principi, giuristi, fino a raggiungere il cospicuo numero di 179 nomi di baresi illustri.
L“incontinenza” di Garruba – di cui oggi siamo grati – ci regala anche una serie di ritratti dei presuli baresi; non sono tantissimi, ma offrono una vivida “quadreria” esaltata dalla preziosa mano dell’eccezionale litografo napoletano Giuseppe Sorace, un vero gigante della novella arte della riproduzione a stampa. La Litografia era nata negli ultimi decenni del XVIII secolo e divenne presto, grazie alla relativa facilità dell’esecuzione, lo strumento propagandistico utilizzato da Napoleone Bonaparte per sostenere, con i Media dei suoi tempi, la sua figura, farla conoscere e apprezzare dai popoli che via via andava conquistando.
Proprio Sorace lavorò in Bari per realizzare un incredibile Album che raccontava, in forme grafiche di eccezionale perizia, i funerali del condottiero scomparso il 5 maggio 1821: Napoleone. Tavole di ricchissimi colori e di grande formato, un album forse più che raro, se ne conosce finora un unico esemplare conservato nella prestigiosa Biblioteca Nazionale “Sagariga Visconti Volpi” di Bari.
All’azienda tipografica dei Fratelli Cannone dobbiamo invece il successo dell’editoria del libro. I Cannone sono stati i giganti della stampa barese del XIX secolo. Una rapida escursione sui cataloghi bibliografici on line attesta la presenza di esemplari della Serie Critica in almeno quarantotto biblioteche italiane, ma molti altri sono sicuramente conservati in numerose altre biblioteche in tutto il mondo.
Nella nostra Biblioteca Nazionale sono censite circa una quindicina di copie tra le quali una appartenuta al celebre Luigi Volpicella, storico napoletano di famiglia oriunda da Giovinazzo, e contenente, cucita all’interno tra le pagine, una lettera autografa del nostro grande Giulio Petroni.
Ai Cannone sono accreditate, stando sempre ai cataloghi on line, ben 1.862 edizioni. Bisogna elaborare le cifre perché i cataloghi forniscono dati grezzi, ma sappiamo che l’eventuale cernita ci darebbe comunque grandi numeri, e non importa che la massa della produzione tipografica era configurata in libri scolastici, o devozionali, qui si parla di quantità. La tiratura della Serie Critica deve essere stata davvero massiccia, cosa che rimanda alle previsioni di marketing degli editori e dell’autore di aver un target sicuro per la commercializzazione della prestigiosa opera.
Sorace perito litografo, i Fratelli Cannone periti tipografi, Garruba inarrestabile narratore, solo tre figure, paradigmatiche e carismatiche, di una felice stagione nella nostra città che dimostra come Bari non abbia certo sofferto di complessi di inferiorità rispetto ai luoghi canonici della cultura e dell’arte, Napoli o Palermo, per restare nelle terre del Meridione d’Italia.
NOTA: l libro di Garruba, Serie critica dei sacri pastori Baresi, si può leggere integralmente su Internet Archive: https://archive.org/details/bub_gb_iWuMrbaTSMEC/page/n5/mode/2up
Foto: Nicola Antonio Imperiale
Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.




Grazie per le interessanti notizie storiche di Bari
ringrazio a mia volta Vincenzio Lattanzio e mi auguro che legga e apprezzi anche gli altri miei interventi su questo nuovo giornale.
voglio dire a Vincenzo e agli altri numerosissimi miei lettori (!!!) che i miei testi sono pervasi e invasi da ironia, affettuasa e amorevole verso i protagonisti antichi e recenti delle divagazioni.
Mentre vogliono allontanarsi da saccente presunzione dottorale, accademica e sprezzantemente erudita.
Spero che la cifra sia chiara: un po’ di toponomistica e un po’ di recensione, ma queste dedicate a libri per lo più vecchi o antichi e pertanto non più facilmente accessibili alla lettura.
La recensione vuol essere in verità viatico perché il lettore si incuriosisca e faccia in modo di ritrovare il libro citato, magari presso una biblioteca (pandemia e ministro della cultura permettendo).
Mi auguro di poter continuare ancora a collaborare con il giornale e a regalare a voi lettori una briciola di buonumore.
Ciao Francesco Quarto