Il “sole notturno” di Bari nei versi di Renato de Robertis

De Robertis Bari sole notturno

De Robertis Bari sole notturno

Ci vuole coraggio e un pizzico di follia a scrivere un libro di poesia, oggi. Perché “la poesia è morta. Defunta a causa della moltiplicazione dei linguaggi e dell’inflazione di voci liriche”. Ad ammetterlo candidamente è lo stesso autore di questo gustoso libretto: Bari è un sole notturno. Versi &  prose (2005-2020), Edizioni dal Sud, Renato de Robertis.

Una riflessione che de Robertis sviluppa ampiamente nel saggio conclusivo “Sulla Poesia”, posto a mo’ di postfazione alle sue poesie, in cui si interroga “dialogando” con alcuni dei poeti contemporanei più significativi, da Sereni a Raboni, passando per Sanguineti e De Angelis. Scrittori che “ne scrivono ancora” per “scrollare un peso” (V. Sereni, Strumenti umani, 1988).

E forse è per recuperare ancora un po’ leggerezza, che l’autore si è ostinato a scriverne, regalandoci, in una visione tutta personale, sprazzi di profonde verità strappate dalla vita quotidiana della nostra città, Bari, che non di rado percepiamo come un “sole notturno”. Verità colte nei suoi ingenui abitanti, come Peppino della Città vecchia (p. 15). Nelle sue vie e rioni, immortalate in un’ora precisa, come Madonnella, ore 19 .30 (p. 17). Nella divertente storia dell’arresto del Parrucchiere di via Ravanas (p. 27-31). O nell’insospettabile vita amorosa notturna di un anonimo operatore del Call Center (p. 41-44).

Leggere poesia è ritagliarsi uno spazio di silenzio in cui le parole possono risuonare nuove e vere nella mente e nel cuore. Che ogni lettore è invitato a fare sue. Non tutto ciò che vi leggi tuttavia ti cattura. Anzi, forse la maggior parte dei versi vola via come refolo. Devi importi una pausa e magari devi ritornarci sopra in un altro momento, perché non sei ancora pronto. Ma c’è sempre quella poesia che ti rapisce subito, quel verso che ti inchioda a qualcosa di te, che ancora non comprendi appieno. 

E succede ad esempio in questo libro, quando leggi le liriche dedicate alla scuola: Collega, collegone, la tua cattedra è un ombrellone (p. 45ss). Ambiente che de Robertis conosce bene, essendo insegnante di Lettere in un istituto tecnico. Quadretti divertenti di Piccoli profili scolastici che tuttavia mettono a nudo nervi sensibili di un mondo ancora tutto da esplorare. E che riescono a raggiungere un apice lirico inaspettato quando raccontano di Mariolino (p. 54-57). 

Tredicenne scugnizzo del quartiere libertà, cresciuto a pane e violenza, Mariolino sfoga tutta la sua rabbia mettendo a soqquadro la scuola. Ma l’assegnazione da parte di una prof di un ruolo in una rappresentazione teatrale gli apre inaspettatamente una via d’uscita, e la violenza si scioglie in un pianto liberatorio. Una commovente storia di redenzione scolastica. Una delle tante vissute da molti insegnanti. Che però si somma a tante altre, purtroppo senza lieto finale. Nelle quali ti ritrovi, anni dopo, Mariolino adulto, in un carcere. 

Perché è vero, alla fine Bari può essere un amaro “sole notturno”.


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