Storie di Puglia – Le isole perdute di S. Orsola e San Nicolicchio

S. Orsola San Nicolicchio

S. Orsola San Nicolicchio

Storie di Puglia vi porterà oggi a spasso per la regione per raccontarvi la storia di due isole perdute: una leggendaria, della quale non ci sono prove inconfutabili della sua esistenza, e l’altra realmente esistita. Per far questo ci inoltreremo nelle memorie delle città marittime di Barletta e Taranto.

Barletta e l’isola di S. Orsola

Iniziamo da Barletta. Qui si racconta dell’isola di S. Orsola con il suo monastero che doveva trovarsi a poca distanza del Paraticchio, cioè il bastione a nord ovest dell’antica cinta muraria della città, sotto il quale un tempo arrivava il mare. Il primo a parlarne dettagliatamente fu lo scrittore torinese Massimo d’Azeglio (1798 – 1866) nel suo celeberrimo romanzo storico Ettore Fieramosca, o la disfida di Barletta del 1833:

Il monastero dell’isola, posto fra il monte Gargano e Barletta, era dedicato a S. Orsola. Le sue mura oggi non presentano allo sguardo che un monte di rovine coperte di spini e d’edera, ma all’epoca della nostra istoria erano in buon essere, e formavano un edifizio d’aspetto severo, innalzato dai tardi rimorsi d’una principessa della casa d’Anjou, che venne ivi a finir santamente una vita scorsa fra le sfrenatezze dei piaceri e dell’ambizione.

E ancora:

Sopra uno scoglio alto forse venti braccia sul livello del mare, è un piano di terra fruttifera, che gira da cinquecento passi andanti. Nell’angolo più vicino alla terra ferma sorge la chiesa. Vi s’entra per un bel portico retto da gentili colonne di granito bigio. L’interno a tre navate con archi a sesto acuto posati su fasci di colonne sottili ornate d’intagli riceve la luce da lunghe finestre gotiche chiuse con invetriate a colori piene di storie de’ miracoli della Santa. La tribuna dietro l’altar maggiore è tonda, ornata di mosaici in campo d’oro. Vi si vede un Dio Padre nella gloria, ed ai suoi piedi S. Orsola, con le undicimila vergini portate dagli angioli.

Verità o falso letterario?

Da quanto scritto in seguito da Massimo d’Azeglio che si scusò per la poca conoscenza dei luoghi dopo si erano svolti gli avvenimenti narrati nel suo libro, l’isola con il monastero da cui prende il nome potrebbero essere un caso di falso letterario, un po’ come la città lovercraftiana di Innsmouth e Montelusa di Pirandello e Camilleri, quindi senza alcun fondo di verità storica, strano però che in una cartina del 1586 compaia un’isola vicino alle coste barlettane e che i pescatori tendano a scansare la zona dove si ipotizza ci fosse l’isola perché ritenuta pericolosa.

Sul fondo della cartina si vede distintamente l’isola

Ci sarà un fondo di verità in questa storia? Esisteva davvero un’isola con un lazzaretto o con un monastero come per Monte Rosso a Bari?

Probabilmente, qualche certezza arriverà solo se ci saranno ricerche nei fondali di quel tratto di mare, nel frattempo ci piace romanticamente pensare che l’isola esistesse davvero.

Taranto e l’isola di San Nicolicchio

Ma il nostro viaggio non finisce qua, l’altra tappa del nostro tour è Taranto. Qui a sei chilometri dalla città nel suo Golfo, precisamente nel Mar Grande, c’è l’arcipelago delle isole Cheradi.

Isola Cheradi (ph@ Google Earth)

Anticamente conosciute come Elettridi, le isole furono ribattezzate con il nome di Cheradi dallo storico greco Tucidide (460 a.C.-forse 404 a.C.).

Inizialmente erano tre: San Paolo, San Pietro e San Nicolicchio.

La leggenda vuole che Dedalo fuggendo da Creta, abbia soggiornato su queste isole lasciandovi anche due statue: Fetonte e la caduta di Icaro.

Sull’isola di San Paolo fu realizzato prima un presidio militare da Napoleone, poi ripreso dopo l’Unità d’Italia dai nuovi regnanti e in tempi più moderni è stata creata una base militare. Le due isole maggiori di San Pietro e San Paolo sono stat poi unite da una lunga striscia di pietrisco.

L’isola scompare

Ma cosa accadde alla terza isola e perché ora non c’è più?

L’isolotto di San Nicolicchio, detto anche u squegghie dai tarantini, un piccolo fazzoletto di terra di appena un ettaro, dove sorgeva un tempo un monastero di rito greco dedicato a San Nicola di Myra, semplicemente è scomparso.

Troppo vicina alla banchina, l’isola per motivi di sicurezza della navigazione è stata inglobata alla terraferma durante i lavori di allargamento e ristrutturazione del porto mercantile.

Inabissata e ricoperta, negli anni ’70 sparì per sempre dalla vista dei tarantini, lasciando orfane le sue sorelle maggiori.

Barletta e Taranto si riconfermano ancora una volta, oltre che due città bellissime, luoghi ricchi di storia e folklore su cui c’è tanto da scoprire e da raccontare.


Link Treccani Massimo d’Azeglio:

https://www.treccani.it/enciclopedia/massimo-d-azeglio/

Link Treccani Mar Grande:

https://www.treccani.it/enciclopedia/mar-grande/

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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