L’arte intima di Cate Nuto
Cate
Giuseppina Catenuto, conosciuta artisticamente come Cate Nuto, è un’artista genovese che intreccia arti visive ed estetica in un linguaggio intimo e profondo. La sua ricerca nasce dall’esperienza vissuta e dalla percezione sensibile del mondo, traducendosi in opere capaci di evocare emozioni e suggestioni personali. Utilizza materiali naturali come juta, carta grezza ed essenze, fino ad approdare alla ceramica, che diventa parte integrante del suo percorso creativo grazie alla collaborazione con ERNAN Design Ceramiche Albisola.

Il suo segno distintivo risiede nell’uso del colore vivo e terroso, richiamo atavico all’autenticità della terra, che si unisce a un’elegante linea creativa capace di restituire armonia e immediatezza visiva. Le sue opere, radicate in una profonda connessione con la natura, invitano lo spettatore a una riflessione personale, in un dialogo costante tra interiorità ed estetica.

Abbiamo avuto modo di conoscerla attraverso la sua selezione nell’agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LughInteriori, un almanacco culturale che raccoglie forme artistiche variegate, in cui Cate Nuto ha partecipato con l’opera Terra bianca e terra rossa, testimonianza della sua poetica legata alla terra e alle sue essenze. Le sue creazioni, esposte in mostre internazionali e in musei come il Mu.Ma (Museo del Mare) e il MEI (Museo Nazionale dell’Emigrazione), confermano un percorso artistico in continua evoluzione, dove sperimentazione e autenticità si fondono in un linguaggio unico e personale.

L’artista Cate Nuto
Giuseppina, parlaci di te innanzitutto. Chi sei?
Sono un’artista profondamente legata alla natura e a tutto ciò che è bello. Sin da giovane, ho trovato ispirazione nel paesaggio, che è diventato il fulcro della mia ricerca artistica. L’arte, per me, non è solo una professione, ma un modo per “educarmi a sprofondare nella mia anima”, come diceva Kandinsky. Oltre al mio percorso come artista, ho anche lavorato come docente di filosofia e scienze umane, un’esperienza che ha arricchito la mia visione del mondo e il mio approccio creativo.

Hai un percorso artistico davvero affascinante. Come si è sviluppata la tua passione per le arti visive? Quale formazione ha influenzato maggiormente il tuo approccio all’arte e come è nato il tuo nome d’arte, Cate Nuto?
La mia passione per l’arte è nata da una profonda connessione con la natura. Per me, l’arte non è una semplice rappresentazione di ciò che vedo, ma un modo per esprimere ciò che sento. Le emozioni sono la forza motrice che mi spinge a esplorare la terra e le sue trasformazioni, creando paesaggi che possono essere reali o nati dalla mia immaginazione.
Il mio nome d’arte, Cate Nuto, è un acronimo creato dall’architetto Leopizzi nel 2003. L’obiettivo era dare più musicalità e un impatto più immediato al mio cognome, e nel tempo è diventato un elemento distintivo e riconoscibile del mio lavoro.

L’arte e la natura
Ci hai detto che la tua arte si radica in una profonda connessione con la natura. Come scegli i materiali per le tue opere e cosa rappresentano per te elementi come la juta, la carta grezza e la ceramica? Ci sono opere a cui sei legata in modo viscerale?
I materiali che scelgo sono tutti naturali. La juta è fatta di fibre vegetali, la carta grezza è prodotta a mano con scarti di cotone e la ceramica nasce dall’impasto di argilla e acqua. Ognuno di questi supporti è naturale e mi aiuta a creare un forte legame tra arte e natura stessa.
Come afferma il curatore Stefano Cecchetto, le opere che mi legano di più oscillano tra caratteri simbolici e caratteri esistenziali. Ulivi, Terra toscana, Fichi d’india e mare, Spazi urbani con diverse tecniche pittoriche che negano ogni riferimento alla realtà visibile, e ritrovano poi nel titolo la definizione di una corrispondenza percettibile.

Opere intime ed evocative
In che modo la tua ricerca artistica si traduce nella creazione di opere intime ed evocative? Cosa speri che il pubblico possa sperimentare e sentire attraverso le tue opere?
Riportando sempre le parole del curatore Stefano Cecchetto, la mia arte è un alito, un respiro che trasforma in sentimento, e il luogo diventa un palcoscenico minimo, un universo da cassetto, contenuto e concentrato dentro al perimetro della tela o della carta.
La rappresentazione dei paesaggi ‘minimi’ riscopre il dialogo con la tensione emotiva dei toni monocromatici e indica un percorso verso la solitudine dei luoghi, contemplata attraverso la grandezza della natura che domina con le sue masse compatte lo spazio attraversato dal segno e apre una sorta di porta che sfonda immediatamente lo sguardo verso una luce nuova.
La visione esterna del paesaggio equivale dunque ad un percorso interiore e si localizza in una geografia visiva ed emotiva che apre allo spazio mentale e induce a ripensare i tempi e i modi della luce fino a creare una bidimensionalità in perfetto equilibrio con le simmetrie proposte e subito infrante, di una personale poetica del segno.

Le influenze nello stile
Il tuo stile è estremamente personale e riflette una continua evoluzione. Quali sono le principali influenze artistiche che hanno guidato il tuo percorso, e come ti rapporti con la sperimentazione continua?
Le mie influenze artistiche provengono sicuramente da Cézanne e dai primi simbolisti. Tra i contemporanei, la mia pittura è stata spesso accostata a quella del pittore lombardo Forgioli per la capacità di distillare intuizioni di colore e luce.
La trasparenza della tela e la porosità della ceramica sono per me elementi fondamentali per trasmettere la luce e la percezione della terra. La mia ricerca è in continua evoluzione, guidata dalla curiosità di creare una pittura sempre più essenziale e raffinata, con un forte impatto emotivo.

Le tue opere sono state esposte in contesti internazionali e in musei importanti. Cosa ti ha insegnato il confronto con realtà artistiche di respiro globale?
Confrontarmi e comunicare con un pubblico internazionale è un’esperienza estremamente stimolante. Mi ha insegnato a guardare al mio lavoro da nuove prospettive e a esplorare nuovi orizzonti creativi. Il contatto con i musei, in particolare, mi ha supportato nel dare una nuova immagine di Genova, con i suoi colori grigi e azzurri, aprendo la strada a nuove progettualità.
L’arte come linguaggio interiore è un concetto che sembra fondamentale nel tuo lavoro. In che modo il dialogo tra l’artista e l’osservatore si sviluppa nelle tue creazioni?
Il dialogo con l’osservatore si sviluppa su due livelli paralleli: da un lato, c’è il racconto autobiografico della mia pittura figurativa, dall’altro, un’astrazione che ne sottolinea il fascino. È un equilibrio tra la storia che racconto e la libertà di interpretazione che lascio a chi guarda.

Progetti futuri
Guardando al futuro, quali sono i progetti su cui stai lavorando? C’è qualche nuova direzione che vorresti esplorare nel tuo percorso creativo?
Per il 2026 ho in programma tre progetti principali. Il primo è la pubblicazione di una monografia con la casa editrice Vanilla edizioni. Il secondo è una mostra personale sul tema della biodiversità, dove il giardino diventerà il luogo ideale per unire arte e benessere. Infine, sto lavorando a un progetto sul paesaggio urbano, concentrandomi sul rapporto tra cielo e terra.
Intendo anche esplorare nuovi materiali, come una juta più sottile e compatta, per rendere il mio paesaggio ancora più minimale, in modo da trasmettere calma e una percezione visiva personale.

Terra bianca e terra rossa per “Luoghi della Bellezza”
Sei stata scelta per partecipare all’Agenda 2026 Luoghi della Bellezza di LuoghInteriori con l’opera Terra bianca e terra rossa. Cosa ha significato per te essere selezionata per questo progetto corale e perché hai scelto proprio quell’opera per rappresentarti?
È un onore e un piacere per me essere stata scelta per questo progetto, perché la mia arte celebra proprio il paesaggio come “luogo di bellezza”. È sempre stimolante far parte di un progetto corale, dove si possono scambiare idee e confrontarsi con altri artisti.
Ho scelto l’opera Terra bianca e terra rossa perché incarna perfettamente il mio modo di lavorare. Con le sue forme e i suoi colori, riesce a comunicare quell’impatto emotivo che per me è fondamentale, trasformando ciò che si vede in ciò che si sente.

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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

