L’ironia ebraico-barese nella tribolata Giudecca del XVI secolo secondo Francesco Loseto
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Reclusi nel nostro eremo “Anti pandemia”, abbiamo mancato le numerose presentazioni che hanno accompagnato l’uscita di Con le chiavi in tasca di Francesco Loseto. Abbiamo finalmente il volume e ci pare indispensabile, anzi urgente, dire qualcosa sul libro e sul suo autore.
Francesco Loseto, Con le chiavi in tasca, Florestano edizioni
Vantiamo una amicizia ultra cinquantennale con Francesco, anche se non continua e ravvicinata. Caratterizzata piuttosto da incontri più o meno casuali, nelle aule dell’università, dove lui, mosca bianca, studiava lingue slave, o nei cortei studenteschi o in sale di concerti di musica rock.
Con gli anni la tipologia di incontri si è andata modificando e allora ci si vedeva presso associazioni culturali o in comitive di gitanti alla scoperta di luoghi nascosti e di trattorie slow food.
Sempre sopra le righe, ci perdonerà Francesco se lo effigiamo come archetipo borderline; solo un ricordo: ci incontriamo per strada, un saluto, “novità?” “No, ah, si, mi è appena nato un figlio!”. È fatto così, vive sereno e al di sopra delle miserie umane, e se lo può permettere, alto com’è!
E allora, la recensione? Un po’ alla volta. Dobbiamo prima ricordare un breve antefatto.
Ci contattò tempo fa, era evidentemente alle prese con la scrittura del suo libro, per consultarci su vicende storiche della comunità ebraica in Bari.
L’approccio, errato, nei nostri confronti, era dovuto forse alla lettura di un nostro breve contributo sulla rubrica Bari Ignota che avevamo sulla “moribonda” Gazzetta del Mezzogiorno, ma era piccola cosa basata su studi approssimativi.
Negammo la nostra specializzazione in materia di ebraismo, e lo dirottammo verso altri studiosi, in particolare Cesare Colafemmina, forse il maggiore di tutti. Colafemmina è venuto a mancare ormai una decina di anni fa, e ha lasciato un imponente patrimonio di studi, di documentazioni, di riviste, tanto da soddisfare chiunque voglia conoscere quella che è stata una importante e significativa realtà delle nostre contrade fin da tempi remoti.
I tempi del Covid ci hanno poi impedito di informarci sulla prosecuzione delle sue ricerche e sulla redazione del suo lavoro.
Abbiamo quindi salutato con entusiasmo la pubblicazione presso le edizioni “Florestano”, convinti che il suo fosse un libro assolutamente insolito e anomalo per l’ambientazione nel tempo e nello spazio.
La fiction è ambientata a Bari, ormai un topos. Si sprecano le prove, peraltro importanti e ricche nell’apprezzamento del pubblico. Due nomi per tutti, Carofiglio e Genisi per filone del giallo e del nero, e Introna con il suo Percoco, per il noir estremo, altra fiction in arrivo.
Loseto invece si sposta altrove, in una Bari antica, acquartierata nella Giudecca, oggi scomparsa. I segnali della remota urbanistica sono parzialmente riconosciuti nella epigrafe fatta apporre nei pressi dell’Istituto di Teologia Ecumenica, dietro la Cattedrale, nella piccola lunetta, sempre in zona, che raffigura la Vergine con San Francesco e San Giovanni Battista, nella antica dedicazione toponomastica “Largo Sinagoga” sostituita da “Largo San Sabino” e, forse, dal distrutto complesso di abitazioni, oggi spazio per la sosta di autoveicoli. In questi luoghi trascorre la sua giovanile esistenza David, compresso tra le velate insinuazioni dei suoi coetanei compagni di giochi, e la rigida e ossessiva raccomandazione dei maggiorenti della comunità a seguire percorsi di vita disciplinati nella ortodossia religiosa.
Uno sforzo e una forza per sfuggire a precetti e condizionamenti in un’epoca storica che penalizzava sempre più crudamente e crudelmente gli ebrei, dovunque avessero eretto una comunità.
Francesco racconta la sua storia con una gradevole dose di ironia, a voler significare che si può narrare di ebrei e di vicende drammatiche senza sprofondare necessariamente nella cifra della tragedia e dell’orrore. Non dimentichiamo che è proprio degli ebrei una tensione verso il comico che ha prodotto geniali capolavori nella letteratura e in altre arti. Solo pochissimi riferimenti, a casaccio: Il re degli schnorrer di Israel Zangwill, registi e attori come Charlie Chaplin, i Fratelli Marx e Woody Allen, musicisti come Bob Dylan.
Non sappiamo se Francesco Loseto sia ebreo e, ovviamente, ci interessa poco saperlo; sappiamo invece che il suo romanzo può ben porsi nella tradizione letteraria che lo accomuna a grandi autori ebrei o ebraici come Philip Roth, Saul Bellow, Isaac Asimov, Joseph Heller, autore del mitico Comma 22.
Sprofondiamoci ora nella lettura di Con le chiavi in tasca (e di corsa!) e attendiamo insieme la prossima prova letteraria di Francesco.
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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari è l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.