Gli Ordini militari-religiosi: quello “Stato nello Stato” che fece tremare i sovrani nel Meridione – Il nuovo libro di Vito Ricci

Vito Ricci Templari

Vito Ricci Templari

VITO RICCI, Templari e Giovanniti nel Mezzogiorno normanno-svevo.  Insediamenti e uomini, Quaderni di Historia Regni, D’Amico editore, Salerno 2022

I periodi di incertezza economico-militare da sempre sono segnati dalla comparsa di organizzazioni laiche o religiose che con spirito cavalleresco e slancio missionario si sono strutturate in sistemi autonomi, in veri potentati, dotati di sovranità e supremazia. Parliamo degli Ordini militari o religiosi

Istituzioni di questo tipo pur ponendosi con spirito di genuina dedizione al servizio della propria comunità e del proprio territorio, conobbero epiloghi drammatici ricordiamo ad esempio la morte al rogo del Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay. Ma, quanto e cosa si conosce su questi Ordini nell’Italia meridionale?

In realtà poco, poiché alle frammentarie fonti più antiche, si sono aggiunte fantasiose, quanto devianti ricostruzioni. Ecco allora questo lavoro minuzioso di Vito Ricci ci consegna invece una precisa descrizione dei Templari e dei Giovanniti (Ospitalieri di san Giovanni, poi di Rodi e poi di Malta) nel Mezzogiorno normanno-svevo, partendo da una ricognizione, come la chiama l’autore, degli stanziamenti di questi Ordini religioso-militari nel Meridione d’Italia. 

Non potevano mancare le città portuali come Bari, Barletta, Trani e Manfredonia, centri costieri da cui poter salpare per la Terrasanta, luogo elettivo per entrambi gli Ordini, nati proprio in quei siti, a latere della Prima Crociata, a scopo militare e assistenziale. 

Accanto alle coordinate geografiche, arricchite da schemi sul sistema viario del Regno di Sicilia, Vito Ricci inquadra con chiarezza anche l’altrettanto importante visione temporale che si estende dal 1130, data in cui Ruggero II unificò tutte le conquiste normanne nell’unico Regno di Sicilia, al 1268, anno della tragica morte di Corradino, l’ultimo sovrano svevo. 

Altalenante il rapporto dei due Ordini con i sovrani normanni prima e con quelli svevi successivamente. Durante la minore età di Federico II gli Ordini presero il sopravvento sulla monarchia acquisendo un notevole potere. Quando, ormai adulto, il sovrano svevo avvertì il pericolo rappresentato per lui da Giovanniti, Teutonici e Templari, spesso alleatisi a potenti feudatari, avviò un’operazione di recupero dei beni usurpati alla Corona, dei quali, però, ne dispose la restituzione nel suo testamento. Maggior credito ebbero con Manfredi, in particolare i Templari, che raggiunsero il momento del loro massimo splendore proprio nella seconda metà del Duecento. Nel complesso, nell’arco temporale normanno-svevo, gli Ordini ebbero modo di aumentare e rafforzare il loro potere e il loro patrimonio.

Ma quale fu la fonte della supremazia e della ricchezza raggiunta da questi Ordini?

Il saggio storico di Vito Ricci, che si sviluppa come un piacevole racconto, ci fa entrare nel merito della struttura organizzativa delle precettorie, delle mansioni, dei confratres e consorores, ma ci apre anche un inaspettato mondo di figure tra loro sovrapposte e scambiabili, di procuratori, avvocati, notai, sindaci, cavalieri a termine, servitori, famuli e salariati, tutti impegnati nelle attività assistenziali o in numerose attività collaterali, finalizzate al buon funzionamento di queste istituzioni e ad un loro concreto apporto alla società del tempo, non disgiunto da interessi del tutto personali. Molti, infatti, aderirono agli Ordini per avere, in cambio di servigi o di somme di denaro o di sostanziosi lasciti testamentari, la sicurezza della sopravvivenza in un luogo dove sostare o dimorare senza pericoli, fino alla possibilità di assicurarsi l’ultima dimora. Mentre, per molti infermi, Crociati o pellegrini gli insediamenti rivestono una fondamentale funzione assistenziale e ospedaliera

Dettagliata ed esaustiva, scritta sulla base di importanti pubblicazioni scientifiche, riportate nelle note a margine, è la descrizione data dall’autore, di quella che egli titola: Rete tridimensionale a struttura piramidale. Un sistema perfetto di do ut des inserito in una scala gerarchica di carattere militare e feudale, culminante nella figura del Gran Maestro, capo de iure e de facto della istituzione. Uno “stato nello stato” che mise in allarme re, papi ed imperatori decretandone spesso una più o meno decisa estinzione. 

Storie e leggende hanno avvolto i Cavalieri e i loro Ordini in ombre e sospetti. Vito Ricci, con il suo agile lavoro, ha meritoriamente dato a Templari e Giovanniti la loro giusta e corretta connotazione anagrafica nella storia normanno-sveva dell’Italia meridionale.

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Angela Campanella
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.

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