Con “Intolerance” il grande cinema hollywoodiano sbarca all’Arena Eden di Bari

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Dopo le quattro lunghe pellicole di cui abbiamo già parlato, il cav. Michele Marroccoli ha grandi progetti per la sua Arena Eden, inaugurata il 3 maggio 1919. Ed ecco che propone il film Il dramma di una notte, l’ultimo capolavoro di Lyda Borelli e Frou-Frou, un altro grande film in cinque atti con Francesca Bertini. Ma è con Intolerance annunciato con un grande lancio pubblicitario che l’Eden raggiunge la notorietà della sua breve stagione.

Realizzato nel 1916 da David Wark Griffith, Intolerance è un film che appartiene alla storia del cinema hollywoodiano. Interpretato dalla mitica Lillian Gish, l’attrice preferita di Griffith, il regista segna profondamente l’epoca del cinema muto soprattutto per la magnificenza scenografica riscontrabile solo in altri due film di quel periodo: Nascita di una nazione, prodotto nel 1914 dallo stesso regista, e Cabiria, realizzato in Italia, nello stesso anno, per la regia di Giovanni Pastrone, in cartellone al cinema Cameo di New York per dieci mesi.

Locandina del film: Intolerance

I due film sono considerati i primi kolossal della storia del cinema. Non di meno con Quo Vadis? e gli Ultimi giorni di Pompei, realizzati nel 1912, il cinema italiano aveva già sbalordito il pubblico e i cineasti francesi e americani per la durata dei film, gli effetti e l’abilità scenografica.

Una scena di Quo Vadis?

Il giorno della prima proiezione di Intolerance il cav. Marroccoli avverte il pubblico che…

data la lunghezza della pellicola, di circa tre ore, si avrà un solo spettacolo e che, per l’alto costo del film, siamo costretti ad aumentare i prezzi: due lire per i primi posti, una lira per i secondi.

Anche questa volta l’Impresa è riuscita ad accaparrarsi una pellicola spettacolare, magnifica, grandiosa – commenta il Corriere il mattino successivo – dopo aver assistito allo svolgimento della lunghissima, chilometrica film si ha l’impressione assoluta e reale dei molti milioni spesi per la messa in scena di questa mastodontica concezione cinematografica.

La stessa sera il Margherita propone l’opera lirica L’amico Fritz di Pietro Mascagni per l’interpretazione e debutto della soprano Bianca Liberti.

David Wark Griffith è uno di quei quattro o cinque personaggi del cinema muto che hanno contribuito a mantenere vivo l’interesse degli spettatori nel cinema. Non solo, ma nel 1919 insieme a Charlie Chaplin, Mary Pickford e Douglas Fairbanks lo si ritrova fra i fondatori della United Artist.

Griffith, che ha ricevuto un Oscar alla carriera nel 1935, fra i cineasti è noto come ‘l’uomo che inventò Hollywood’, il ‘padre del linguaggio cinematografico’, massimo poeta dello schermo fino a essere definito ‘Shakespeare del cinema’. Il regista e produttore Griffith ha iniziato la sua carriera come attore teatrale, divenendo, di volta in volta, soggettista, sceneggiatore e infine regista, specialista in opere di grande spettacolarità e magnificenza, innovatore ambizioso che introduce per la prima volta nei suoi film, spesso criticati per le sue posizioni estreme, una sapiente costruzione dell’impianto narrativo e concettuale. Insomma, un genio!

Torniamo a Marroccoli e alla sua Arena che chiude verso la fine di settembre 1919 e, non pago del successo ottenuto, riadatta la sala, la copre con un enorme telone cerato, la fornisce di un impianto di riscaldamento e il 4 dicembre riapre per ospitare il famoso Circo Italo-Belga il più grande circo presente in Italia. L’arena Eden cessa la sua attività il 23 ottobre 1920 dopo che un violento fortunale gli ha portato via il tendone.

Intanto, le tensioni sociali aumentano, il Paese è sconvolto da scioperi e dimostrazioni di piazza contro il carovita e la disoccupazione. Negli scontri fra il sindacato ‘bianco’ e il sindacato ‘rosso’, i fascisti con le loro ‘squadre di combattimento’ vi sguazzano come pesci nel mare: sono sempre più numerosi, nerovestiti, arroganti e ben nutriti mentre la maggior parte della popolazione è allo stremo.

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Nicola-Mascellaro
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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