Via Niceforo, quella serpentina di Poggiofranco che ricorda San Nicola

Quarto

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Francesco Quarto ci porta oggi in una strada che “serpeggia” nel quartiere Poggiofranco. Una strada forse poco conosciuta ai baresi dedicata a un personaggio altrettanto poco noto ai più, il cui nome è però collegato alla storia invece più nota di tutte, quella di San Nicola.


Ma per le strade di Bari ci si perde? Inoltrandosi in Via Niceforo, il rischio è concreto.

Niceforo! «Chi era costui?» chiederanno i nostri lettori. Un “agiografo”, cronista del Medioevo che ci ha raccontato la vicenda della traslazione delle reliquie di San Nicola nella nostra città. Ma prima di andare ad approfondire notizie sull’antico personaggio, le nostre curiosità e perplessità si vanno a focalizzare sull’arteria stradale eponima posta in pieno Poggiofranco.

Ci sono ignoti i motivi delle evoluzioni tortuose della strada barese e di ciò continuiamo a chiedere ragione ai nostri toponomastici comunali, ma proviamo a percorrerla. Possiamo partire indifferentemente da uno dei due siti iniziali, quello che parte dal Viale John F. Kennedy oppure l’altro che inizia dal Viale Papa Giovanni XXIII. Preferiamo, ma solo per caso, questa seconda direttiva.

La strada è piuttosto larga, su di essa si affaccia una nota concessionaria di motociclette di gran nome; giunti all’angolo di Via Pansini, prosegue per pochi metri, tra l’Alberghiero Perotti e una piazzetta, mostrando una certa insofferenza alla rettitudine, infatti si piega improvvisamente a sinistra, quasi di novanta gradi, per sfociare sull’enorme autosilos che occupa un intero isolato e determina perlomeno scoraggiamento per il viandante o per il giovane distributore di pizze da domicilio, che è alla ricerca di un preciso indirizzo per la sua meta o la sua consegna.

Inizia dall’angolo di Via Papa Giovanni XXIII
Sulla strada si affaccia una nota concessionaria di motociclette
Prosegue per pochi metri fino a una piazzetta

Ma non basta, via Niceforo è subdola e non prosegue in linea retta verso via S. Lioce (ahi ahi ahi non mettiamo altra carne al fuoco dei misteri della viabilità barese!), perché quel tratto di strada è via Benedetto XIII il Papa di Gravina e dopo aver oltrepassato la famigerata via S. Lioce si va ad affacciare su Piazzetta dei Papi e ancora oltre verso via G. Petroni.

via Niceforo non prosegue in linea retta

E no! Invece via Niceforo riprende le sue evoluzioni e superando, come un atleta ai mondiali di “Siepi”, una barriera di paletti, cammina, lasciandosi alle spalle un’altra scuola, si avvicina alla destinazione finale sfociando su Viale Kennedy.

Via Niceforo riprende superando, una barriera di paletti
… cammina…
… sfociando su Viale Kennedy

Un percorso ad ostacoli, uno zigzagare mellifluo e conturbante, ci si perde nei fumi di stupefacenti visioni oniriche e colori psichedelici (è un breve tratto, quello dei dissuasori stradali, particolarmente frequentato e ambito da giovincelli dediti a scambiarsi spinelli o “canne”). Ma noi, anzi il viaggiatore, è a questo punto colto da vertigini e si chiede se non fosse stato più semplice sdoppiare o moltiplicare le intestazioni viarie attribuendole ad altri meritevoli personaggi.

Operazioni di tal genere sono state peraltro già compiute in passato più e meno recente e citiamo il caso di Via De Rossi, tarpata del suo tratto iniziale, dedicato alla Beata Elia di San Clemente, o il caso criptico di Via Consultore, scomparsa dagli stradari cittadini per regalarla ad altro beato, il pur meritevole Bartolo Longo, il salentino che ha creato il Santuario della Madonna di Pompei.

Bene rimuginando i nostri dubbi e guardando attentamente la segnaletica stradale (spesso occultata da vernici di writers inesausti), per non rischiare di ritrovarci in un megastore cinese, meditiamo invece sul personaggio storico e sulla sua opera da recensire.

Notizie scarse, irrisorie, ma centrate sulla circostanza che fu contemporaneo e forse testimone della celebre ed epocale occorrenza della traslazione delle reliquie di San Nicola dalla distante città orientale di Mira, oggi in territorio turco.

Tra le notizie che ci forniscono i repertori vogliamo segnalare quella che ci dice che della sua cronaca, la Translatio Sancti Nicolai in Varum, sono note tre principali versioni o varianti – non coeve, ma di epoca di poco posteriore – due latine, trasmessa dal Codice beneventano della Biblioteca capitolare di Benevento (1151 – 1190) e dal codice Vat. Lat. 6074; la terza è invece in lingua greca; ad esse si associano versioni meno remote anche in paleoslavo.

La nostra fonte (il Dizionario Biografico degli Italiani) allude al fatto che “le due lingue differenti nelle quali il resoconto è pervenuto sono riflesso del dualismo che caratterizzava la Bari del tempo: a differenza della versione latina più coincidente il punto di vista ecclesiastico, quella greca esprime chiaramente una tendenza mercantile e antinormanna”. Qui non possiamo estendere la discussione sulle considerazioni storicistiche, e ci limitiamo ad approvare l’assunto di una antica città di Bari, sempre in bilico tra suggestioni bizantine e nuove e drammatiche istanze normanne. Bari era sede di Catepanato (una sorta di capitale periferica dell’Impero di Bisanzio) e Bari era stata rasa al suolo dal normanno Guglielmo il Malo.

Niceforo come espressione del punto di vista del potere laico quindi, ma non basta, perché negli stessi tempi un altro cronista ci ha fornito una sua interpretazione della gloriosa vicenda. Parliamo dell’Arcidiacono Giovanni, che scrisse il resoconto della traslazione nel 1088 per diretto incarico del vescovo Ursone, esprimendo la visione ecclesiastica e dando ampio spazio al dibattito che vi fu in città sul luogo ove deporre il corpo di San Nicola: una chiesa nuova da costruire oppure la cattedrale, sede del vescovado?

Ed ecco che anche Giovanni Arcidiacono ha meritato, insieme al nostro Niceforo, l’intitolazione di una strada gemella nel nostro Poggiofranco!



Foto: Salvatore Schirone

Bibliografia

  • P. Corsi, La traslazione di s. Nicola da Myra a Bari. Bari, Levante, 1987.
  • A. Pertusi, Ai confini fra religione e politica. La contesa per le reliquie di s. Nicola tra Bari, Venezia e Genova, in Quaderni Medioevali, V (1978), pp. 6-56.

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Francesco Quarto è nato e vive a Bari. Da poco in pensione dopo tanti anni di vita da bibliotecario durante i quali ha “supportato” generazioni di studenti e non solo: docenti, ricercatori, accademici e continua a mantenere relazioni e contatti. Sviluppa le sue ricerche sulla storia della tipografia antica in Puglia scoprendo numerose edizioni ignote. La storia della città di Bari e l’altro ambito privilegiato dei suoi interessi. Da due anni ha una rubrica sui nostri quotidiani, molto apprezzata dai baresi e anche da viandanti e viaggiatori di passaggio nella città.

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3 pensieri su “Via Niceforo, quella serpentina di Poggiofranco che ricorda San Nicola

  1. Grazie, molto interessante. Gentilmente vorrei sapere a quale dieta è intitolata la via Dieta di Bari, perché ho scoperto che ce ne sono state due, una che conoscevo del 1948, ed una più antica, Pasqua del 1195, convocata da Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa e padre del più noto Federico II di Svevia. Grazie.

  2. Gentile lettore innanzitutto la ringrazio per l’interesse verso la mia rubrica
    Rispondo volentieri ma rapidamente alla sua curiosità
    Premesso che sicuramente è incorso in un refuso scrivendo 1948 piuttosto che 1848, le ricordo che la Dieta di Bari è un episodio occorso quell’anno caratterizzato da avvenimenti “rivoluzionari” in tutta Europa.
    Per saperne di più suggerisco le classiche “Storie di Bari”
    Quella della Laterza ma anche la più remota del Petroni (1857 non so se abbia trattato il tema! E ora non ho modo di verificare)
    Utile l’opera di Peucezio (Michele Viterbo) il Sud è l’unità
    Un occhiata anche agli stradari di Melchiorre e di Sorrenti.
    Per ora mi vengono in mente questi titoli
    Nel caso ci possiamo risentire
    Saluti Francesco Quarto

  3. Salve, le scrivo perchè sono rimasto molto stupefatto della storia di via niceforo, io sono uno di quei “dissuasori” che ha menzionato nell’articolo. ho trovato solo quest’anno l’articolo e sono qui per esplicitarle il profondo legame del mio gruppo di amici con questa via. Sono ormai anni che passiamo li serate intere tra confessioni tra amici, storie che saranno narrate 1 volta e mai più e le lamentele del vicinato. la ringrazio a nome di tutti noi per averci reso piccola parte della storia della nostra città.

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