La denuncia, il riscatto e la catarsi professionale nel libro di Francesco Mininni

Mininni-Molti i professori

Mininni-Molti i professori

Ci vuole coraggio a raccontarsi così apertamente, riversando in cento pagine il percorso professionale di quarant’anni di vita. E ci vuole tanta umiltà a raccontare tutto, fatiche, gioie e delusioni, senza mettersi mai al centro della scena –cosa inconsueta per un’autobiografia – ma restando all’ombra, o meglio alle spalle, del proprio Maestro. 

Tale è la piacevole simpatia per l’autore che resta dopo la lettura di

Molti i professori pochi i maestri, edito da Adda, 

dell’amico Francesco Mininni, noto e apprezzato medico otorinolaringoiatra e audiologo.

Con questo libro Mininni ci consegna le sue “Confessioni“. Ma a differenza di Sant’Agostino, nel suo caso il “Maestro” non ha nulla di divino né tantomeno di spirituale: si tratta del direttore sanitario di una clinica ospedaliera del Policlinico di Bari e la sapienza da acquisire non riguarda direttamente la salvezza dell’anima ma la scienza medica.

Tutta la sua vicenda professionale ruota appunto intorno alla figura di questo suo Maestro, il suo nome è opportunamente occultato al lettore, indicato sempre con la “emme” maiuscola o con un “Lui”, sempre in maiuscolo.

Un Maestro che ha conosciuto durante il corso di Medicina, che accetta di fare da relatore per la sua tesi e che l’Autore confessa di aver seguito e venerato fino alla sua morte. Senza risparmiare un solo particolare, tutto l’affascinante, tipico legame Maestro-allievo prediletto ci viene dispiegato nel vissuto concreto, tra alti e bassi, dalla folgorazione iniziale per la grande professionalità che gli trasmetteva, fino all’epilogo deludente per le promesse tradite. 

Una storia che cattura il lettore perché va al di là della vicenda personale. Si è catapultati in quel difficile e contraddittorio mondo della carriera professionale nella sanità barese fatto di chiaroscuri, compromessi e favoritismi, che l’Autore già aveva denunciato nel 1993 su un quotidiano locale e che ora, nel libro, riprende puntualmente, stile giornalismo partecipativo d’inchiesta (cfr. p. 60 e ss.). Un racconto che arriva come un pugno nello stomaco per la durezza della realtà descritta.

Ma una storia che a tratti è anche commovente. La risolutezza di chi, amando il proprio lavoro, è disposto ad accettare ogni tipo di sacrificio e incomprensione, e che coinvolge il lettore: chi non ha incontrato nella propria carriera simili difficoltà e delusioni?  

Fino al colpo di scena che spiazza il lettore: quando “il Maestro” si rivela per quello che è, un “colluso con la mafia” (cfr. p. 63), e tuttavia nulla cambia nel rapporto maestro-discepolo. Anche l’amara esperienza di ritrovarsi vittima di quel sistema universitario che non valorizza il merito, bensì gli interessi baronali, non incrinerà di un millimetro la fedeltà e la devozione filiale del discepolo.


Con questo libro Francesco Mininni ha fatto i conti con il suo passato, ha superato con l’amore disinteressato per la scienza ogni risentimento e odio, come lui stesso, “fuorionda” mi ha “ confessato”: «scriverlo per me è stata una catarsi!».

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