Quell’indifferenza assordante intorno alla Libreria Villari
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Di tanto in tanto, dopo una sosta ai caffè di corso Vittorio Emanuele, percorro via Francesco Lombardi. È una stradina gentile, lambita da due file di alberelli, frequentata per lo più da albergatori e ristoratori. Al civico 28 ha sede la più bella libreria di Bari, inaugurata nel 1979 dalla signora Isabella De Michele.
Sono stato suo cliente per diversi anni e per diversi anni ho fatto incetta di racconti e saggi sul meridionalismo che hanno segnato la mia formazione. Qualche giorno fa son passato, quasi per caso, davanti alle sue vetrinette, che ho trovato spente. L’ingresso al pubblico è serrato e anche la linea telefonica sembra essere interrotta.
Ho chiesto invano ai bottegai suoi vicini, agli inservienti dell’albergo Palace e perfino ai colleghi editori e librai che pure la signora De Michele ha onorato in quarant’anni di operosa attività. Nessuno sa nulla, nessuno ha sentito, nessuno vuol parlare.
E così, nell’indifferenza di tanti, pare vada spegnendosi un altro luogo di commercio tra i più nobili e preziosi che la nostra città abbia mai avuto. Pare, non ne sono sicuro. Non voglio esserne sicuro.
Luigi Bramato (Bari, 1984) dirige la casa editrice LB edizioni. Dal 2018 è titolare della libreria Bari Ignota e dal 2019 scrive per le pagine culturali della Gazzetta del Mezzogiorno.
Quando chiude una libreria è sempre una evento molto triste.
Ma e’ pur sempre un’attività privata e, probabilmente, negli ultimi decenni non è stato fatto nulla o poco per evolvere l’attività e renderla più al passo con i tempi.
Il mercato è estremamente aggressivo… Sono tante la attività private che hanno chiuso negli ultimi anni.
Certamente il dispiacere è enorme, ma cosa si poteva fare realmente ?
Saluti
Gentile Michele, sono d’accordo con lei: da editore e libraio so bene quanto sia importante aggiornare e rinnovare la propria attività per rimanere a galla. La cosa che più mi rattrista, però, è un’altra: come è possibile che la comunità cittadina, al di fuori di qualche voce isolata, non si sia accorta di nulla né abbia speso una sola parola in difesa di questa libreria storica? Come è possibile che l’associazione degli editori pugliesi non abbia sollevato il caso sui giornali? Come è possibile che la rete di librai baresi che pure esiste (almeno sulla carta) non si sia pronunciata in merito? E come è possibile che gli uffici preposti del Comune di Bari (attività economiche e culturali) non ne sapevano nulla? Ad ogni modo, la ringrazio per la sua attenzione. Cordialmente, lb
E quando chiude una libreria è sempre un pezzo di cultura che diminuisce. Anch’io mi son fermato spesso a vedere la vetrina di via Villari, mia figlia lavorava all’hotel Palace e quando l’andavo a prendere mi soffermavo a vedere tutti i libri. Il comune o la regione è proprio assente da queste piccole strutture culturali. Io ho ancora una rabbia x la libreria Laterza; che ha dovuto rimpicciolirsi x dare spazio a una azienda di mutande di lusso. Quando il Comune, o la regione ne dovevano fare un museo della libreria e casa editrice. Anche se non hanno mai pubblicato qualche mio libro. Anche come associazioni librai come dici Luigi Bramato non ne ho mai sentito parlare a Bari. Con amore e con democrazia. peter pam.
Caro Vito, le librerie – come ha ben scritto Michele nel commento precedente – sono primariamente delle attività commerciali che rispondono alle logiche (e alle esigenze) del mercato che, per fortuna o purtroppo, detta implacabile le sue regole.
Piccola ma bellissima,quando ci entravo in quella libreria,sembrava un piccolo mondo magico.
Quando ci passo ,mi rattristo nel vederla chiusa.
Io sono di Roma, ma ho abitato a Bari per circa un anno una ventina di anni fa. Mi spiace sapere che non c’è più questa bellissima libreria. Durante il mio soggiorno venne inaugurata la Feltrinelli, ma continuai a preferire l’atmosfera incantata che si respirava lì, con quel bel sorriso gentile della Signora Isabella.