Nuovo anno e buoni propositi: origini di una tradizione millenaria
nuovo anno
È iniziato l’anno nuovo e come di consueto, porta con sé aspettative, desideri e promesse, che auspichiamo di inverare. Ma vi siete mai chiesti da dove ha avuto origine l’idea dei “buoni propositi per l’anno nuovo”? Come è arrivata nella nostra microstoria, come si è stanziata nel nostro patrimonio culturale, tanto da essere ormai un leitmotiv in conversazioni e auguri?
Le origine della tradizione
Le radici di questo fenomeno socioculturale potrebbero rivelarsi molto antiche, con un rintocco di circa quattromila anni. Ebbene sì, nonostante la memoria collettiva riconosca in Giulio Cesare e nel culto di Giano i pionieri di questa tradizione, i primi a mettere in pratica quello che poi sarebbe diventato un segno riconoscibile del Capodanno furono i Babilonesi. Per loro era il periodo intercorso tra marzo e aprile la fase del rinnovamento, segnata dalla prima luna nuova dopo l’equinozio di primavera (durante questo giorno la luce e il buio erano considerati uguali). La matrice dell’Akĩtu, così si chiamava il loro Capodanno, era fortemente devozionale, dato che celebrava il raccolto e dava inizio al periodo della semina (non a caso Akĩtu in accadico significava “orzo”).
Il dio Marduk, la dea Tiamat e la nascita del nuovo anno
Punto nevralgico del rituale era la celebrazione della vittoria del dio Marduk sulla dea Tiamat. Dall’Akĩtu dipendeva l’incoronazione di un nuovo re o la conferma del sovrano in carica, nonché un ritorno all’ordine grazie alla distruzione del nemico Caos. Durante il rituale il sacerdote, chiamato šešgallu, diventava cantore di un poema cosmogonico, l’Enûma Eliš, un sottofondo viscerale che accompagnava la festività come un racconto in note – e su note – sulla nascita del mondo.

Le tradizioni egiziane
Ma altre tradizioni dal sapore antico vengono anche dal lontano e misterioso Egitto, indissolubilmente legate alle “grazie” concesse dal fiume Nilo e ai suoi periodi di piena, solitamente durante la metà di luglio. Per il popolo delle piramidi e dei faraoni il “nuovo anno” veniva suggellato dalla stella Sirio e dalla sua lucentezza: una volta tornata manifesta a occhio nudo sarebbe arrivata una nuova annata. Sacro e profano, salvezza ed ebbrezza, gratitudine e tracotanza si miscelavano nel Capodanno egiziano. Durante il regno di Hatshepsut, infatti, regina egizia e quinta sovrana della XVIII dinastia, la “festa dell’ubriachezza” celebrava la salvaguardia del mondo dalla perfidia di Sekhmet, dea della guerra e delle epidemie, ingannata proprio grazie ai bicchieri “di troppo” offerti da Ra, e coincideva con il Capodanno, momento di deliranti festeggiamenti.

Il culto del Capodanno in Cina
Un culto di adorazione e ringraziamento era anche il Capodanno in Cina. Parliamo di oltre tremila anni fa, quando in Cina sorgeva il regno della dinastia Shang nella valle del Fiume Giallo. Anche in questo caso grande protagonista era il raccolto, protetto dall’avidità del mostruoso Nian (il termine in cinese significa proprio “anno”). Per allontanarlo dai villaggi ed impedire che saccheggiasse i loro campi, i cinesi iniziarono a pensare ad un modo per esorcizzare la sinistra creatura e decisero di ornamentare le loro abitazioni con decorazioni dai colori sgargianti, quasi accecanti, che potessero far indietreggiare il nemico in preda allo spavento. Le credenze, come di consueto per le superstizioni popolari, sono poi entrate di diritto nel patrimonio collettivo della Cina.

La tradizione del nuovo anno nell’antica Roma
Infine, torniamo ai più famosi forieri dei “propositi da anno nuovo”, che furono proprio gli antichi Romani di cui scrivevamo prima. In particolare fu l’imperatore Giulio Cesare a cambiare non solo la concezione ma anche e soprattutto la “dimensione del tempo” per la Roma di quegli anni, introducendo nel 46 a.C. il calendario giuliano, con il quale si stabiliva che il 1° gennaio fosse il primo giorno dell’anno. Il carattere reverenziale della festa era incuneato già nel nome: “gennaio” infatti deriva da Giano, divinità bifronte in grado di rivolgere un volto al passato e un volto al futuro. In suo onore e per omaggiare il suo operato, i Romani a Capodanno ornavano i loro luoghi sacri con rami di alloro, avevano la consuetudine di darsi a vicenda graditi regali e ovviamente, immancabili, erano baldoria ed esultanza con festeggiamenti di ogni maniera.

Questi sono solo alcuni esempi, possiamo dire i più famosi, di quelli che sono stati gli “antenati” delle nostre attuali tradizioni. Tutto ciò che oggi sembra quasi cristallizzato e considerato “normale”, una “prassi”, ha in realtà affrontato un lungo viaggio e inimmaginabili cambiamenti prima di radicarsi nelle consuetudini dei vari Paesi e proprio per questo è bello poterlo conoscere e ricordare.
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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.