Madonna della Portella: la chiesa che ancora “vive” nei ricordi dei baresi
Madonna della portella
Quando passeggiamo per le vie di Bari Vecchia restiamo spesso sorpresi dalla bellezza dei suoi monumenti e delle chiese, eppure c’è un’altra Bari, quella fatta di edifici, chiese e monumenti scomparsi dei quali resta solo il ricordo nei libri di storia e nella memoria dei baresi. Una di queste chiese che ormai sono state demolite è quella dedicata a Santa Maria del Carmine, la “Madonna della Portella” o meglio nota ai barivecchiani come la “chièse de la Pertèdde” o “Madonna de la Pertèdde”. Il tempio era situato fino agli anni ‘30 sulla Muraglia di fronte alla basilica, nell’attuale largo Vito Maurogiovanni.
La storia di questa cappella è alquanto anomala e lo storico Vito Antonio Melchiorre l’ha ricostruita grazie a due atti dell’8 e 9 agosto 1765 rogati dal notaio barese Alfonso Derella Ramires. Noi della redazione di Bari e… non possiamo che cedere alla tentazione di raccontarvi le sue vicende.

La storia della “Madonna della Portella”
Nel 1743 le autorità doganali della città decisero di sorvegliare in maniera più efficace la costa che troppo spesso era “terreno fertile” per i traffici dei contrabbandieri. Per fare questo edificarono tre posti di guardia, dove avrebbero pernottato le guardie. Uno è appunto quello sul largo di fronte alla basilica e gli altri due erano situati dietro il convento di S. Pietro e nei pressi della porta nuova di Piazza Ferrarese.
Inizialmente fu appunto questa la funzione dell’edificio, poi nel 1765 degli intraprendenti baresi pensarono bene di rimuovere il caminetto e la tavolata all’interno della costruzione e di usare il locale come luogo di culto. Le chiavi furono affidate alla custodia di un certo Giuseppe Abbrescia. Le autorità doganali però non avevano dimenticato il loro presidio e chiesero ad Abbrescia le chiavi per poter utilizzare il sito come garitta. Il furbo custode mentì alle guardie affermando di averle smarrite, nella speranza che le forze dell’ordine desistessero dalle loro richieste.
Ma i baresi non avevano fatto i conti con l’amministratore della Soprintendenza dei dazi, Giuseppe Zeuli, che fortemente irritato per questo atteggiamento, fece venire un fabbro e cambiò la serratura. Accompagnato appunto dal notaio sopracitato, fece redigere l’inventario della piccola cappella. All’interno c’erano solo pochi oggetti, oltre a un quadro di Santa Maria del Carmine, una statuetta di San Giovanni Battista e un’immagine di Santa Maria della Concezione.
Alle guardie fu imposto di usare il luogo per servizio e nel contempo di vigilarne l’arredo.
La descrizione della chiesetta
In realtà non ci sono molte foto della chiesa o dei suoi arredi, ma l’architetto Bruno Maria Apollonj Ghetti così la descrive:
Era questa una chiesetta, evidentemente a navata unica, che stava in corso Venezia sul saliente delle mura corrispondente alla parte postica della basilica di S. Nicola e perciò nei pressi della «portella» dalla quale le derivava l’altra denominazione. Uno dei suoi lati e il retroprospetto altro non erano che la sopraelevazione della muraglia e stavano quindi proprio a picco sul mare. […] aveva il prospetto contenuto tra due paraste angolati sulle quali correva la trabeazione piana e sopra il timpano quadrilobato con due appendici mediane a ruota. Sull’asse era un semplice portale squadrato ed immediatamente sopra una finestra centinata.
Considerato che l’edificio fino alla sua demolizione fu usato come luogo religioso, è chiaro che il braccio di ferro fra la Sopraintendenza e i baresi, finì a vantaggio di questi ultimi.
Chiudiamo la storia della chiesetta con qualche piccola curiosità.
Curiosità sulla cappella
L’appellativo “portella” affibbiato alla chiesa. Felice Giovine la spiega così il termine:
Portella, nome dato a una piccola ansa, prima che fosse costruito il lungomare e che si trovava alle spalle della Basilica di San Nicola, sulla via delle Mura (largo Urbano II).
Qui c’era una porticina che permetteva l’accesso al mare. La cappella sorgeva appunto sulle mura sovrastanti la “portella”.

Inoltre, se volete vedere un segno ancora tangibile della chiesa, vi basta scendere le scale che da largo Maurogiovanni portano a strada Palazzo di Città. Se osservate con attenzione, sul muro di destra troverete una piccola formella raffigurante una Madonna orante (rovesciata), con tunica, mantello e mani congiunte che faceva parte dell’arredo della piccola chiesetta.
Terza e ultima curiosità: il pittore Michele De Giosa nel 1932 immortalò in un quadro la piccola “chiesa della portella”.

Come dicevamo all’inizio, la chiesa venne demolita negli anni ’30 quando su ordine del ministro Araldo di Crollalanza venne rimodernato il lungomare e la cinta muraria, eppure ancora oggi, dopo tanti anni, il suo ricordo resta scolpito nella pietra e nel cuore dei baresi.
Bibliografia:
- Vito Antonio Melchiorre, Bari Vecchia: strade, vicoli, corti e piazze, Adda Editore, Bari, 2003
- Bruno M. Apollonj Ghetti, Bari Vecchia: contributo alla sua conoscenza e al suo risanamento, Arti Grafiche Favia, Bari, 1972
- Nino Lavermicocca, Bari le chiese della città vecchia, Adda Editore, Bari, 2005
- U Corrìire de BBàre, Novembre 2010
- https://dondialetto.org
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