Vita da speaker: intervista ad Alessia Martino di Radio Norba

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Alla fine del 1800 un giovane inventore, Guglielmo Marconi, brevettò un apparecchio che avrebbe cambiato il modo di comunicare nel mondo: la radio. Da quel giorno tanto è mutato: sono nate e sparite nazioni, ci sono state guerre e nuove alleanze, disastri e meraviglie e tutto questo è stato raccontato grazie a quell’apparecchio nato più di secolo fa. Musica, suoni e parole vengono fuori dalla radio facendoci emozionare, riflettere o rilassare. A casa, a lavoro o mentre facciamo jogging, questa inseparabile amica, sempre più hi-tech, non ci abbandona mai e se poi desideriamo un po’ di silenzio basta semplicemente premere il tasto “OFF”. Eppure questo miracoloso oggetto non gode di vita propria, funziona solo grazie a un gruppo di professionisti che spesso restano nell’ombra: speakers, tecnici, direttori artistici e tanto tanto altro.

Oggi abbiamo deciso di incontrare uno di questi professionisti del settore radiofonico e di immergerci nel mondo delle emittenti pugliesi. Per questo abbiamo intervistato la poliedrica 33enne barese Alessia Martino (alias Alessia Marty).

Doppiatrice e attrice, è conosciuta soprattutto come speaker dell’emittente Radio Norba per la quale dirige nel week end il programma serale in onda dalle 21 a mezzanotte: è sua la voce nella notte che ci accompagna il sabato e la domenica sera mentre usciamo con gli amici o semplicemente ci rilassiamo sul divano in attesa del sonno.

La speaker Alessia Martino

L’esperienza nella radio

Alessia raccontaci la tua esperienza in radio. È iniziata perché sentivi la vocazione per questo lavoro oppure hai semplicemente colto un’opportunità?

No, non è stata una vocazione, mentirei se dicessi questo. È stato un meraviglioso incidente di percorso. In quel periodo vivevo a Roma e studiavo alla Sapienza, dove stavo prendendo la specialistica in Marketing. Stavo scrivendo una tesi sul Marketing del turismo, ma mantenevo i miei impegni come attrice non soltanto a Roma ma anche a Bari. Ho conosciuto il direttore di Canale 100 che mi ha proposto di fare una prova in radio come speaker. Ho accettato perché mi piace imbarcarmi in nuove avventure. Anche la mia esperienza nella radio ungherese è arrivata quasi per caso. Volevo migliorare il mio inglese e cercavo offerte di lavoro all’estero, un mio amico mi ha mandato l’annuncio di un servizio di volontariato europeo in Ungheria. Mi sono tuffata anche in questa nuova impresa e da Nyíregyháza, un paesino che non è certo Budapest, ho lavorato presso questa emittente. Il progetto era in inglese e ho potuto confrontarmi con altre persone che arrivavano da qualsiasi parte del mondo: russe, tedesche, francesi. Una volta tornata a Bari ho lasciato Canale 100, con la quale continuavo a collaborare anche dalla mia stanzetta in Ungheria, e ho mandato la mia candidatura a Radio Norba. Mi hanno fatto un provino e ho iniziato con un programma la domenica all’ora di pranzo.

Un ambiente competitivo

La radio sembra un ambiente competitivo, non spaventa la presenza sempre più costante degli influencer?

Sicuramente la radio è un ambito molto competitivo, come tutto il mondo dello spettacolo del resto. Purtroppo ciò che muove oggi qualsiasi cosa è il marketing. Le radio pensano ovviamente ad aumentare gli ascolti e ad attirare sempre più giovani. Un mezzo per farlo è proporre in onda delle persone che magari sono appunto degli influencer e non speaker radiofonici. Poi può andare bene o può andare male. Magari qualcuno si scopre davvero bravo. Secondo me, se a un influencer viene affiancato un conduttore con esperienza è molto più semplice e funzionerà meglio.

Se sei un personaggio famoso magari non è importante ma se sei uno speaker la dizione è importante?

Per me sì, è un fattore determinante. La corretta dizione porta neutralità e quando tu ascolti una radio, la neutralità serve a far passare una notizia senza delle influenze esterne. Poi oltre alla dizione, c’è sempre l’inflessione, la cadenza da curare. Ho notato che la cadenza del Sud è mal sopportata, quella del Nord invece è più tollerata.

Far radio è anche studio

Svelami un segreto: stare in radio, lavorare con la musica e le notizie, comporta studio o andate sempre a braccio?

Assolutamente sì, e infatti questo è un messaggio a tutti quelli che dicono: vabbè, ma tanto vai in radio, dici due cavolate… No, c’è uno studio costante. Perché? Perché è ovvio che, almeno per quanto mi riguarda, quando scrollo le notizie lo faccio sempre nell’ottica che possano essermi utili in onda. È un lavoro costante. Sono una persona curiosa per natura e mi piace parlare di cose particolari perché è difficile sapersi distinguere. È complicato trovare una notizia originale. Difficilissimo. Prima di riferirla la devi leggere, studiare, capire, farla tua e poi devi comunicarla in modo semplice. Inoltre, devi studiare la musica, gli artisti, i complessi. Per forza! Quando metti i classici, che sono di solito dei pezzi della storia musica pop e rock, devi accompagnarli con una notizia e ovviamente non puoi dare sempre la stessa. Devi cercare le curiosità in merito a quel gruppo musicale oppure collegate alla canzone. È un lavoro costante.

Visto che ormai lavori nelle radio da anni, quali consigli daresti a quei ragazzi che vogliono farsi notare in questo ambiente?

Non snaturarsi. Portare sempre sé stessi in onda perché quello fa la differenza. Non cercare di voler essere a tutti i costi un personaggio, perché alla lunga stanca, se non sei realmente così. Trovare la propria chiave di comunicazione, il proprio modo di parlare. E poi controllare sempre le fonti delle notizie che si danno. Ci sono tante fake news e si rischia di sbagliare. Questo è pericolosissimo perché poi si perde di credibilità, se si dà una notizia infondata.

Imparare da chi ha più esperienza

Per migliorare in questo lavoro, bisogna ascoltare anche altri speakers, magari chi ha più esperienza?

rubacchiare, perché ovviamente, ascoltare chi fa radio da vent’anni ti insegna sempre qualcosa. Devi imparare comunque anche dagli altri, trovare il tuo modo di far radio, però ispirandoti a qualcuno in onda da tanto, che magari si avvicini il più possibile al tuo modo di comunicare.

Qual è la colonna sonora della tua vita? Ognuno di noi ha una sua canzone ispiratrice o a cui è particolarmente legato, suppongo sia ancora più vero per chi fa radio…

Questa è una bella domanda, perché in realtà io non ho niente di preferito, cioè non ne ho una perché è troppo difficile scegliere, però appena me lo hai chiesto, ho pensato a Roxanne del musical Moulin Rouge. Non le parole, solo la melodia. Perché c’è Il violino che è difficile da suonare. I suoi suoni possono essere molto acuti, frenetici, folli e possono dar fastidio, un po’ come il mio modo di essere.

Ultima domanda, forse un po’ scontata: progetti futuri?

Vorrei fare dei documentari ma non sulla natura, bensì sulle persone, raccontare storie un po’ alternative.


Foto copertina: Valeria Di Persio

Link emittente radiofonica:

https://radionorba.it/

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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