L’aurora boreale in Italia, fenomeno inedito: spiegazioni dell’esperto

aurora boreale

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Ormai non occorre più andare nella lontana Scandinavia per ammirare il fenomeno dell’aurora boreale, infatti, nella notte di venerdì 10 maggio, intorno alle 22.15 fino all’1.30 di notte, il cielo ha iniziato a colorarsi di meravigliose sfumature rosso-viola in varie città d’Italia, dal centro-nord, tra cui Venezia, Siena, Sassari, fino anche alle regioni del sud, come la Puglia e la Sicilia.

L’aurora boreale nell’antichità

Nell’antichità, in Groenlandia, in Lapponia e per gli Inuit canadesi le aurore boreali erano collegate agli spiriti dei defunti, in Norvegia invece erano il riflesso del sole sugli scudi delle Valchirie, guerriere formidabili in sella a cavalli alati, che, secondo la leggenda, venivano mandate da Odino in persona a scegliere gli eroi caduti in battaglia da condurre nel Valhalla, il mondo divino dopo la morte.

Il fenomeno dell’aurora boreale emoziona sin dall’antichità (ph Marco Lucherini)

Le spiegazioni dell’esperto

Ma oggi sappiamo bene che le aurore boreali sono associate ad un’intensa attività del sole, ma cosa avviene di preciso? Ce lo ha spiegato più nel dettaglio il direttore dell’osservatorio astronomico di Siena, Alessandro Marchini: «Le aurore boreali derivano dalle tempeste solari, delle piccole esplosioni di energia che avvengono in alcune zone più scure del sole, le macchie solari, in cui la temperatura superficiale è più bassa, ma il campo magnetico più potente. Il sole diventa un “cannone magnetico”, emette energia in eccesso e la spara fuori di sé».

Schema del fenomeno (Marchini)

Poi continua: «In 36-48 ore queste particelle arrivano sulla terra, vengono in contatto con le molecole della nostra atmosfera e le accendono. A seconda dei gas che colpiscono si producono colori diversi, per esempio l’ossigeno emette colore rosso, l’azoto luce verde, l’idrogeno e l’elio si tingono di blu».

Zona interessata dal fenomeno (Marchini)

In questo caso la tempesta solare è stata molto più forte, quindi ha acceso particelle anche a latitudini più basse rispetto alla Scandinavia. L’intensità di questa tempesta è pari all’evento di Carrington del 1859 (dal nome dell’astronomo), in cui si produsse un’aurora boreale visibile a latitudini basse, tra cui l’Italia, e che causò notevoli danni alla recente tecnologia del telegrafo.

Uno spettacolo inedito… (ph Susanna Montagnani)
… che ha interessato anche l’italia (ph Alessandro Marchini)

Possibili danni ambientali

Ma è possibile che queste tempeste provochino danni ambientali? Come dichiara Marchini: «Se non avessimo lo scudo del campo magnetico terrestre queste particelle causerebbero numerosi danni perché si tratta di fotoni ad alta energia. Per fortuna il campo magnetico convoglia questi atomi verso i poli che si accendono con le aurore boreali. Gli unici danni che si possono verificare sono alle telecomunicazioni, quindi saremmo potuti rimanere senza internet per alcuni giorni».

Questo inedito evento dell’aurora boreale ha sorpreso tutti gli italiani che sono rimasti con il naso all’insù per un’intera notte ammirando il fascino delle luci. Un fenomeno che speriamo di ammirare ancora, magari di notte e con un cielo terso, e soprattutto restando on-line.


Foto fornite da Alessandro Marchini

Link Wikipedia osservatorio astronomico:

https://www.dsfta.unisi.it/it/ricerca/laboratori/osservatorio-astronomico

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Martina
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.

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