Il primo studio scientifico sulle lame della conca barese: intervista agli autori

Lame baresi (2)

Lame baresi (2)

“Occupano appena il 5% del territorio ma vi si concentra l’85% della ricchezza florofaunistica della terra di Bari”. Parliamo delle lame baresi, i solchi tracciati dagli antichi “fiumi”, che scendendo dall’alta Murgia si riversavano a ventaglio nella conca di Bari prima di sfociare nell’Adriatico. Oggi, quasi tutte cancellate dalla incontrollata, estesa urbanizzazione, sono ricordate prevalentemente per il rischio idrogeologico delle alluvioni che nel secolo scorso (1905, 1915, 1926), ma anche più recentemente, hanno causato gravi problemi alla città. Ma ancora scarsa è l’attenzione riservata al loro valore paesaggistico e soprattutto naturalistico.

Ad eccezione di alcuni lodevoli lavori apparsi negli ultimi anni (cfr. bibliografia in calce), non avevamo ancora nessun resoconto sufficientemente oggettivo dal punto di vista scientifico e statistico. Lo studio di due autorevoli ricercatori, Rocco Labadessa del CNR-IIA Bari e Leonardo Ancillotto del CNR-IRET Firenze, ha colmato questa lacuna con la pubblicazione di un articolo sulla prestigiosa rivista Journal of Environmental Management: Small but irreplaceable. The conservation value of landscape remnants forurban plant diversity., consentendo finalmente di quantificare il valore delle lame quali hotspot di biodiversità ed elementi insostituibili nel territorio barese.

Gli autori: Rocco Labadessa e Leonardo Ancillotto

Abbiamo sentito Rocco Labadessa che con Ancillotti da anni si occupa di ricerca nei diversi ambiti dell’ecologia, di  ecosistemi e dei rapporti tra specie e habitat, nei paesaggi urbani e semi-naturali.

Le lame baresi

Cosa sono di preciso le lame?

Le lame sono solchi erosivi, modellati in epoche remote dall’azione dell’acqua, che caratterizzano a vari livelli il paesaggio carsico della Puglia. Da diversi millenni, il carattere fluviale di questi solchi si manifesta solamente in maniera episodica, in occorrenza di precipitazioni intense, con alluvioni degne di cronaca, evidenziandone il valore per la tutela del territorio dal rischio idraulico.

Quello che invece spesso sfugge è che le lame rappresentano delle importanti discontinuità nel territorio pianeggiante pugliese e che, in considerazione dei ripidi versanti e delle periodiche alluvioni, risultano in larga parte scampate all’urbanizzazione e all’agricoltura intensiva, rappresentando aree elettive per lo sviluppo della vegetazione spontanea.

Foce del torrente Valenzano, importanti per la conservazione della flora acquatica

Quali sono le caratteristiche tipiche delle lame baresi?

La conca di Bari è un anfiteatro che si sviluppa alla confluenza di numerose lame, che dall’altopiano delle Murge sfociano nel Mar Adriatico. Le lame di Bari sono all’origine dell’antica conformazione della città, sviluppata su un promontorio circondato dalle aree di foce delle lame Picone e Fitta. All’inizio del secolo scorso, in risposta al rischio di alluvioni ed alle spinte urbanistiche, le lame centrali sono state deviate tramite canali deviatori, i ben noti “canaloni”, che allontanano le acque verso le aree di foce di Lamasinata e del torrente Valenzano.

Nonostante le intense opere di artificializzazione, le pressioni dell’urbanizzazione e i diffusi fenomeni di degrado, diverse porzioni delle lame baresi preservano inestimabili qualità paesaggistiche e naturalistiche. Fra tutte, soltanto Lama Balice è attualmente tutelata dall’istituzione di un Parco Naturale Regionale.

Arbusteti e prati lungo le aree di versante e di alveo di lama Balice

Il primo studio scientifico sulle lame

Per la prima volta uno studio scientifico…

Il valore delle lame è noto da tempo, in particolare come elementi chiave del patrimonio storico-archeologico o, più di frequente, note ai cittadini in occorrenza delle periodiche alluvioni. Sebbene diverse pubblicazioni di carattere divulgativo si siano recentemente occupate degli aspetti naturalistici delle lame, non risultano ad oggi studi scientifici tesi a fornire un’effettiva quantificazione dell’importanza delle lame per la conservazione della biodiversità barese.

Per la prima volta, inoltre, le componenti naturalistiche del territorio barese sono utilizzate come caso di studio in una ricerca scientifica rivolta alla comunità scientifica internazionale.

I risultati dello studio

Quali sono i risultati più significativi della vostra ricerca?

A partire da una campagna decennale di raccolta di dati sulla distribuzione delle specie vegetali, è stata analizzata la diversità floristica della bassa conca di Bari, confrontando otto lame con le rispettive porzioni di territorio adiacenti, nel territorio di Bari e dei comuni limitrofi di Modugno, Bitritto, Valenzano, Capurso e Triggiano. Questo confronto ha consentito di evidenziare come, pur occupando appena il 5% del territorio, le lame concentrino l’85% della diversità vegetale della bassa conca di Bari.

Le lame rappresentano inoltre dei rifugi per numerose specie rare, spesso presenti esclusivamente in un singolo sito, e per specie legate ad ambienti particolari, come i pascoli calcarei o le aree umide. Per queste specie, è interessante notare come nelle lame permangano le ultime popolazioni di alcune specie documentate dalle ricerche di Alfonso Palanza alla fine dell’800, ed in particolare quelle precedentemente diffuse nell’area umida di Marisabella. Lo studio, inoltre, ha quantificato la rilevanza delle lame come elementi di continuità per le popolazioni vegetali, rafforzandone il ruolo di corridoi ecologici tra la Murgia e la costa adriatica.

Questi risultati consentono finalmente di definire il molteplice ruolo delle lame per la tutela della biodiversità.

Fioritura invernale dell’orchidea Barlia robertiana sul ciglio di lama Picone
Copiosa fioritura dell’orchidea Anacamptis pyramidalis in lama Balice
Pascolo caratterizzato dalla Stipa austroitalica lungo i versanti della lama Picone

Altri ambiti da approfondire

Ci sono altri ambiti che andrebbero esplorati?

I risultati ottenuti aprono diversi scenari di ricerca e suggeriscono numerosi possibili ambiti da approfondire. In particolare, stiamo proseguendo gli studi per valutare in che modo la presenza delle lame condizioni gli spostamenti della flora e della fauna.

Ulteriori ricerche potrebbero estendere le analisi svolte per determinare il ruolo delle lame come connessioni con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, nonché in relazione alla quantificazione delle funzioni ecosistemiche delle lame per il territorio, anche in risposta alle previsioni di trasformazioni urbanistiche e cambiamenti climatici.

Una grande risorsa da valorizzare. Cosa non ha funzionato?

Nonostante la generale coscienza dell’importanza e potenzialità di questi elementi del paesaggio, in particolare sotto il profilo idrologico e archeologico, pochi sforzi sono stati indirizzati ad approfondire le conoscenze sul patrimonio naturalistico di questi importanti elementi del paesaggio.

Questa scarsa attenzione da parte di tecnici ed accademici si riflette, ancora oggi, in una mancanza di strumenti adatti a indirizzare le scelte urbanistiche e valutare gli impatti connessi con la realizzazione di opere pubbliche, quali ad esempio i dibattuti progetti di spostamento del nodo ferroviario Bari-Mola e della Strada Statale 16 in attraversamento della lama San Giorgio.

Area umida costiera alla foce della lama Lamasinata
Praterie aride in lama La Marchesa, nei pressi della torre La Monaca
Ponte ferroviario sulla lama Picone, di sfondo ad una fitta boscaglia di Quercus coccifera

Iniziative concrete per tutelare le lame baresi

Ci sono iniziative concrete che andrebbero messe in atto?

Ad oggi, per la documentata presenza di specie e habitat tutelati a livello nazionale e comunitario, ci sarebbero elementi sufficienti per poter individuare nel sistema delle lame baresi un Sito di Interesse Comunitario, nonché una possibile area protetta di rilevanza regionale.

A partire dalle azioni di tutela già intraprese, sarebbe necessario implementare e adottare delle opportune strategie di conservazione per il Parco di Lama Balice, ed approvare l’istituzione del Parco di Lama San Giorgio e Giotta, che sconta un ritardo di oltre vent’anni. La necessità di integrare le lame nel sistema regionale della conservazione della natura è funzionale a garantire la permanenza di corridoi ecologici necessari per la futura sopravvivenza delle popolazioni animali e vegetali, in linea con gli obiettivi di tutela adottati dall’Italia nella Strategia Europea per la Biodiversità 2030.

Cartina delle lame baresi

* L’articolo completo può essere consultato qui: https://authors.elsevier.com/a/1gvEj14Z6to-lf

Bibliografia

  • A. Bernardoni – R. Mauro – F. Sanseverino, A spasso per le lame di Bari. Guida per escursionisti grandi e piccoli, Mario Adda Editore.
  • Rocco Carella, L’Ultimo Paradiso. Natura e Paesaggio del Torrente Picone e dei suoi due bracci Torrente Baronale e Torrente Badessa, Aracne Edizioni

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2 pensieri su “Il primo studio scientifico sulle lame della conca barese: intervista agli autori

  1. Io abito su una lama di Mola di Bari e vorrei comunicare che le lame dovrebbero essere tutelate ,protettee pulite di tanto in tanto dai comuni appartenenti, poiché le piogge torrenziali portano con sé da dove provengono tanti detriti ,rami che si depositano sotto i palazzi da dove passa la lama.Per cui il comune di appartenenza deve provvedere a tenere pulite le lame da eventuali alluvioni che potrebbero esserci

  2. Ottimo lavoro e molto interessante l’idea di proporre il sistema delle lame di Bari come SIC.
    Io oltre 10 anni fa mi sono interessata con il Consorzio Polje (di 6 associazioni di volontariato) alla proposta di SIC per il Pulo di Molfetta, presentata la documentazione alla Regione, ma il Comune di Molfetta non ha dato seguito alla pratica lasciandola cadere nel dimenticatoio!
    Mi chiedo se si è ancora in tempo per riprendersi la nostra proposta di SIC per il “Matorral di Laurus Nobilis” che individuammo nella dolina molfettese….
    Grazie del vostro lavoro sulle Lame che ritengo fosse proprio necessario!
    Cordiali saluti
    ing. Elisabetta de Dato

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