La delibera che rinominò le strade cancellando parte del passato della città

delibera

delibera

La toponomastica di una città è essenziale per potersi orientare, se questa viene di punto in bianco stravolta, la conseguenza è una terribile confusione dei cittadini. Bari ha subito questo processo di rinnovamento a seguito della delibera consigliare n. 247 del 11 aprile 1956 che ha riscritto i nomi delle strade della città. Un enorme revisione che puntava non solo a rimettere a posto situazioni “rimaste in sospeso” ma anche a cancellare il passato fascista diventato “ingombrante”. Un’azione di damnatio memoriae che ha colpito indifferentemente fascisti e antifascisti.

La delibera del Podestà che cambiò il nome di via Sparano

Ma prima di parlare di questo, facciamo un passo indietro, con delibera n. 498/bis del 19/03/1927 il Podestà mutava il nome della strada più rappresentativa del commercio barese: via Sparano da Bari. La stessa diventava via Vittorio Veneto con l’aggiunta di un “già Sparano di Bari”, forse per evitare proteste nei commercianti e cittadini più conservatori.

Anche senza il consenso della Prefettura, il nuovo nome sostituiva di fatto il precedente. Basti guardare una cartolina dell’epoca per riconoscere questo cambiamento tutt’altro che formale.

Le altre delibere

Francesco Chieco

A questa prima delibera ne erano susseguite una l’11/10/1943 la n. 1208 e altre due nel’45 la n. 557 e 880, entrambe puntavano a sostituire nel capoluogo e nelle frazioni la toponomastica che ricordava il regime fascista ormai soppresso. Tra l’altro anche queste delibere non furono approvate dalla Prefettura.

Nel frattempo, la città cresceva, il Consiglio Comunale guidato dal sindaco Francesco Chieco (1899-1981) del Partito Nazionale Monarchico (PNM) era impegnato nel ripristino delle vie già esistenti, visto il degrado di molte di esse, e nella creazione di nuove strade.

La Commissione per la disciplina della toponomastica

Nel 1953, per cercare di rimettere ordine in questo caos di strade con doppia o senza denominazione, fu anche nominata un’apposita Commissione per la disciplina della toponomastica. Questa Commissione aveva il compito di:

  1. Ripristinare le denominazioni aventi un significato storico e relative a personalità nazionali o locali, sostituite senza l’approvazione da parte delle competenti Autorità.
  2. Sostituire le denominazioni non aventi alcun particolare significato, applicate di fatto senza l’approvazione delle competenti Autorità, con nuove denominazioni che ricordino avvenimenti storici o personalità nazionali e locali.
  3. Raggruppare, nell’espletamento di quanto sopra, per quanto possibile, nei vari rioni della Città, denominazioni che si riferiscono a uniformi categorie di personalità o di avvenimenti, per es.: accentrare in rione tutti i musicisti, i un altro tutte le denominazioni che ricordano l’antica storia di Bari ecc…
  4. Ove sia assolutamente necessario, ai fini di quanto riportato al n. 3, effettuare spostamenti di denominazioni da una strada all’altra.
  5. Non effettuare, in ogni caso, variazioni delle denominazioni stradali del centro cittadino costituito dal Quartiere Murat e dalla Città Vecchia.

Così a seguito della delibera del 1956, oltre a ripristinare la precedente denominazione via Sparano anche piazze importanti come Amendola, Gramsci, Di Vagno e Don Minzoni ripresero il nome storico di piazza del Ferrarese, Mercantile, Duca degli Abruzzi, Federico II di Svevia.

Cambiamenti di nomi fascisti e antifascisti

I nomi degli antifascisti Gramsci e Di Vagno non sparirono ma vennero utilizzati per un nuovo piazzale, punto dal quale partiva il tratto del nuovo lungomare, che grazie alla delibera n. 247 venne dedicato ad Armando Perotti, e a una strada nelle vicinanze. Praticamente furono relegati a quella che era la nuova periferia della città.

Al contrario alcune designazioni che ricordavano il regime fascista, che già erano state celermente, e spesso goffamente, cambiate grazie alle deliberi consigliari precedenti, sparirono definitivamente: il Lungomare Messina, toponimo già mutato dal precedente Costanzo Ciano, divenne Lungomare Ammiraglio Starita; via Rosselli, nome già mutato due volte da Caduti Fascisti a Reggio Calabria, divenne via Caduti per la Patria; via Modugno in Palese-Macchie, già rinominata dalla precedente Martiri Fascisti, divenne via Duca d’Aosta; corso Sicilia, chiamata durante il fascismo XXVIII ottobre, divenne corso Italia (negli anni successivi il nome varierà ancora); via Modugno, ex XXIII marzo, divenne via Giuseppe Zanardelli.

Moltissimi altri furono i cambiamenti e le intestazioni sia su strade già esistenti che su arterie di nuova costruzione.

Un rinnovamento toponomastico che puntava a rendere più funzionale la viabilità e a recuperare le tradizioni baresi ma che ha lasciato l’impressione di voler nascondere agli occhi dei posteri luci e ombre di un passato con il quale la città non era pronta a fare i conti.


Fonte:

delibera consigliare n. 247 del 11 aprile 1956

Link Comune di Bari:

https://www.comune.bari.it/

© 2023 Tutti i diritti riservati

foto
+ posts

Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *