La cancellata di Capogrossi: dal calcetto “cittadino” all’amore per l’arte contemporanea

cancellata (1)

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Dopo decenni di abbandono ed esposizione a tag, crew, e al Writing selvaggio di “graffitisti” poco rispettosi dell’arte altrui, la cancellata di Giuseppe Capogrossi (1900-1972), che abbraccia per quasi 20 metri l’atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Bari, in piazza Cesare Battisti, lo scorso marzo è stata finalmente cantierizzata per procedere ai lavori di restauro e pulizia. Una buona notizia che, suffragata dall’uscita di un eccellente volume sull’opera dell’artista romano, ha dato l’assist a Renato de Robertis per riflettere, con amara ironia, sulla funzione dell’arte contemporanea nello sviluppo urbanistico e sociale della città, purtroppo oggi ancora poco valorizzata.


Tanti decenni fa dei bambini giocavano a calcio, dentro la Facoltà di Giurisprudenza, in piazza Cesare Battisti. Il pomeriggio del sabato o la domenica mattina, chiusa l’Università, i monellacci scavalcavano la cancellata di Capogrossi. E tutti dentro a calciare la palla, tutti calciatori nel tempio del Diritto barese. Era il 1977 o forse il 1978. Era facile scavalcare quella cancellata: i piccoli piedi si incastravano nei denti delle forchette o nei perfori degli scudi in bronzo. E quel telaio scuro non era un limite o una barriera per proteggere il palazzone; era invece uno steccato amico. 

Quella cancellata, ai monelli di via Crisanzio, sembrava come una presenza che raccontasse mappe di sogni. Negli occhi dei ragazzini c’era una specie di partita a dama fatta sotto un edificio importantissimo. Poi, tra una partita e una fuga per l’arrivo del vigilante, l’opera di Capogrossi continuava a dire: Scavalcate, entrate, giocate! E tra quei monellacci c’ero anch’io.

La cancellata esposta…
… al Writing selvaggio

Il libro sulla cancellata

Della meravigliosa creazione dell’artista romano sappiamo tutto. Il recente lavoro di Roberto Lacarbonara, Giuseppe Capogrossi e L’Architettura. La cancellata della Facoltà di Giurisprudenza a Bari (SilvanaEditoriale, 2023) tuttavia riesce a rinnovare il discorso sull’artista del “rigore e dell’armonia.”

Il libro di Lacarbonara

Raggiunge il lettore una lettura complessiva della creatività capogrossiana. Così i rapporti, tra la pittura tradizionale e lo sviluppo segnico di quest’arte, sono indagati, scoperti, approfonditi. 

In più, le immagini pubblicate schiudono tante finestre su un’idea di arte pubblica. In effetti Bari ha dovuto inseguire tanti progetti di arte pubblica, per realizzarne pochi. Tale idea è già stata espressa da Nicola Zito, in Storia di una collezione (Adda Editore). E Zito riconosce alla cancellata l’essere “il più importante esempio di arte pubblica e urbana realizzato a Bari.” 

Ecco, questa porta di bronzo post-moderna, questa sequela allegorica di scudi e forchette, oggi, per il cinquantenario della sua realizzazione, ci racconta di una Bari che cercava la bellezza; ossia una bellezza da manifestare nei palazzi pubblici e ricercata da uomini illuminati, come il rettore Ernesto Quagliariello, un intellettuale determinato a regalare un museo agli studenti e alla città. Con Capogrossi il nostro rettore ebbe un rapporto straordinario. 

Un’opera post-moderna in bronzo…
… una sequela di scudi e forchette

La sua storia

Questa storia di arte e architettura, invece, è una vicenda di sentimenti. La cancellata sta lì anche perché Quagliariello seppe colloquiare con gli artisti. Riuscì a mostrare l’attenzione della comunità barese verso un futuro ricco di cultura e arte. Intanto torniamo adesso a rileggere il discorso di commemorazione dedicato a Capogrossi. 

Con questa testimonianza si può intendere come Quagliariello commemorasse il creatore della cancellata in quanto uomo consapevole de “l’alta missione dell’artista.” Nell’opera che cinge la Facoltà di Giurisprudenza, leggiamo un’espressione potente che invita il viandante a indagare le relazioni tra significato e significante; che propone l’arte come una fuga nell’armonia; che ricerca i calcoli che possano partorire il bello. 

In quel lontano 1972, grazie al progetto “San Michele”, gestito tre ideatori, Castelli, Sacripanti, Capogrossi, la nostra città consegnava al futuro la bellezza. La quale, purtroppo, per troppi anni non è stata riconosciuta. Avveniva ciò quando la cancellata era imbratta e dimenticata. 

Da dieci anni si parla…
… del suo recupero

Da dieci anni circa, fortunatamente, il dibattito sul suo recupero si era aperto. Dalle associazioni studentesche ai media, le voci pretendevano un intervento per la sua conservazione. Che è giunto finalmente. E dice che, se pur in ritardo, Bari ama l’arte, che l’arte ci salva dall’indifferenza della contemporaneità.


Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Capogrossi

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