Quella pagina di arte del Novecento che nel Campus di Bari giace minacciata dalla trascuratezza
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Andiamo alla Facoltà di Ingegneria per salutare un collega. Incrociamo studenti, sorrisi, impiegati indaffarati. Nelle stradine del Campus universitario sono in corso lavori. Impalcature, cumuli di pietrisco, operai con i caschi. E dopo anni ritorniamo sapendo che, sotto il portico, passando dall’ingresso di via Orabona, rivedremo le sculture della collezione d’arte contemporanea dell’Università di Bari. Da tempo non incontriamo queste opere donate alla comunità universitaria, grazie al lavoro del rettore Ernesto Quagliariello (1924-2004).
La giornata è piovosa. E i portici lontani già mostrano i pilastri d’acciaio color rosso cadmio. Ecco ora le sculture: appaiono scure e sparse dentro un porticato vuoto e silenzioso. Con pochi passi ritrovi i bronzi di Umberto Mastroianni, Giò Pomodoro, Alfio Castelli, Mirko Basaldella, Raffaele Spizzico e le sfere di Michele Gregorio: una pagina di storia dell’arte del Novecento.
Qui il bronzo comunica concetti di Futurismo, di avanguardia, di predilezioni materiche, di primitivismo ed tanto altro. Ma, prima di tutto, qui è possibile leggere il progetto di una galleria a cielo aperto; tuttavia un progetto incompiuto adesso minacciato dalla trascuratezza ignorante.
Non è solamente sciatteria intellettuale lasciare che lavori di maestri del Novecento siano conservati come ferraglia, siano privi di note critiche e aggrediti dalla ruggine, come per l’opera di Castelli. Scriviamo quindi parole sincere: salviamo il bronzo di Castelli! La sua opera, Colloquio, ha le basi parecchio corrose. Non ha una copertura per evitare gli schiaffi della pioggia. Sta al centro dell’ingresso come una cosa trascurata, una cosa imbrattata dal tempo.
Nei decenni si è fatto poco per raccontare questa bellezza. Anni fa lo storico dell’arte Nicola Zito pubblicò un saggio che evidenziava l’eccezionalità di tale raccolta d’arte. Ma egli non poteva constatare lo stato di degrado che avvolge, al momento, le nostre sculture.
Zito ricostruì l’impegno di Quagliariello, che regalò alla città un’idea straordinaria: una galleria per studenti e docenti. La sua fu un’attività costante e mirata. Scriveva a Giorgio De Chirico, a Carlo Levi, a Pietro Annigoni, per domandare il generoso regalo di un quadro o di una scultura. Colloquiava con il grande Giuseppe Capogrossi, autore tra i più iconici del XX secolo. E sotto il porticato si mostra, come geometrico totem, il modello della cancellata capogrossiana che cinge la Facoltà di Giurisprudenza, in piazza Cesare Battisti, dal 1972.

Purtroppo tale modello è privo di didascalia. Come altre opere, con annotazioni sbiadite o illeggibili. In più, intorno a quest’arte, post-moderna e allegorica, la pavimentazione è divelta, alcune basi di marmo sono spaccate e il silenzio del disinteresse fa male.
In ogni modo, piace pensare che un bronzo di Giò Pomodoro è osservabile al Hirshhorn Museum di Washington e a Bari.
Poi tanto emoziona trovare il barese Raffaele Spizzico, con i suoi segmenti astratti, accanto agli scatti futuristi di Umberto Mastroianni. In effetti la collezione presenta due opere di Mastroianni avvolte da un’ascendenza boccioniana. Sui manuali di Storia dell’arte la straordinaria produzione del maestro laziale è ben raccontata.
Insomma si deve tornare al racconto e alla custodia di questi capolavori. Si deve nominare un curatore che recuperi l’esposizione dei bronzi sotto il porticato universitario barese. Affinché questo spazio non rimanga solo una arrugginita e fredda memoria.
Foto: Salvatore Schirone
Bibliografia
Nicola Zito, Storia di una Collezione. Ernesto Quagliariello e l’Arte Contemporanea all’Università di Bari, Adda Editore.
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