Il progetto del recupero della chiesa di San Martino: il progetto del collettivo è a una svolta
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Qualche mese fa abbiamo parlato del progetto di restauro della chiesetta di San Martino posta nel Palazzo Bianchi-Dottula a Bari vecchia, insieme ad Alessandro De Luisi, presidente dell’associazione PugliArte. Oggi torniamo a parlarne perché il progetto è ad un importante punto di svolta. Il programma vuole restituire alla città non solo una delle più belle chiese di Bari, vista la presenza di diversi affreschi, ma anche tra le più antiche, dato che la sua costruzione risale presumibilmente al IX-X secolo: al suo interno, infatti, sono state trovate tracce incontrovertibili della cultura bizantina, come la tomba del sacerdote e rettore Smaragdo.
Il progetto, che prevede di trasformare l’antico luogo religioso in un polo museale, culla di numerosi eventi e attività didattiche, è molto ambizioso e gode già dell’approvazione della famiglia Mitolo, proprietaria dell’immobile, e della Sovrintendenza. Il punto cruciale ancora insoluto? Ovviamente i finanziamenti.
Le sovvenzioni non solo coprirebbero l’intero restauro, con il recupero del piano terra, dove si svolgerebbero in futuro le mostre e gli eventi, e il piano superiore, dove verrebbero realizzati gli uffici, ma anche la creazione di un vero ipogeo a 3 metri sotto il livello del manto stradale raggiungibile tramite una scala. Questo porterebbe non solo a svelare tesori ancora nascosti da tonnellate di detriti e materiali di risulta, ma diverrebbe un’importante attrazione turistica per la città di Bari e uno spazio a disposizione della città e dei suoi cittadini.
Chi potrebbe finanziare un’opera così importante e imponente? Proprio per trovare la giusta risposta è nato il collettivo Martinus spazio|arte|tempo, di cui fanno parte l’architetto Gerardo Milillo e le associazioni PugliArte e CPES, che già si occupano da tempo dell’ex oratorio, oltre a privati e professionisti del settore, sempre affiancati e supportati dai tanti accademici rimasti ammaliati dall’interessante progetto.

L’incontro di presentazione tenutosi ieri pomeriggio presso il Museo Civico di Bari era finalizzato appunto a cercare nuovi collaboratori, sponsor, bandi e finanziatori per procedere con le diverse fasi del programma.
La sala, gremita da un variegato pubblico, è rimasta stupita e incuriosita nell’osservare le immagini degli interni della struttura (“ma è una chiesa?”), corredate da affreschi dalla storia millenaria, ambienti e frammenti di storia che si desidera ricomporre e restituire a nuova vita dopo una chiusura di quasi sessant’anni.
Alla manifestazione sono intervenuti la Prof.ssa Alessandra Vivacqua (Archeologia; AI.T.A.I.R srl), il Prof. Marcello Mignozzi (Storia dell’Arte Medievale; UNIBA), la Prof.ssa Gioia Bertelli (Storia dell’Arti Medioevale; UNIBA), Piero Losurdo (Presidente associazione CPES), Maria Angela Battista (Patologa dell’edilizia, responsabile Centro Servizi CPES), Gerardo Milillo (Architetto restauratore), Alessandro De Luisi (Presidente dell’Associazione PugliArte) e Giancarlo Liuzzi (Presidente dell’Associazione culturale Incontri). Oltre ad esaustive delucidazioni fornite dagli esperti del settore su indagini preliminari, eziologia e concause che hanno portato l’edificio sacro ad essere quello che è oggi, la platea ha assistito alla visione dei rendering illustrativi realizzati dagli architetti Antonio Giannoccaro e Giuseppe Gissi, che hanno rappresentato uno spaccato avveniristico su quello che la struttura potrebbe diventare una volta restaurata.
«Ma chi conosceva questo luogo? Chi ci è mai veramente entrato?»: così Giancarlo Liuzzi ha sollecitato gli ospiti, portando in auge una riflessione che forse per troppo tempo è rimasta sopita.

«Fino ad un anno fa anch’io quando passavo lì davanti fantasticavo su cosa potesse esserci dentro – ha dichiarato – poi un giorno la casualità, la fortuna o forse il destino mi hanno fatto trovare quella porta aperta. Timidamente sono entrato e ho incontrato Piero e Gerardo. Quel giorno ho imparato quanto questa città possa sorprenderci, di quanta storia ci sia ancora da scoprire e da quel giorno è iniziato il nostro viaggio con Martinus arte spazio tempo».
Uno stupore che non è rimasto indifferente all’amministrazione comunale, sensibile e apparentemente ben proiettata a rendere a Bari tutti i monili di cui gode.

«Ciò che è importante sottolineare – ha riferito Ines Pierucci, assessore alla Cultura di Bari – è l’aspetto umano che si restituisce a questi spazi, che sembrano senza identità ma che invece conservano e trasmettono una storia che rappresenta la Nostra storia». E ha proseguito: «io auspico come amministrazione comunale di poter accompagnare questo percorso, non solo per la ricerca dell’“avviso pubblico”, ma anche e soprattutto per poter trasmettere il messaggio di questa grande scoperta, grazie alla famiglia Mitolo che ne ha dato la possibilità e a chi riconosce a livello personale, umano e identitario in spazi come questo la propria storia, anche a distanza di mille anni».
Esauriente l’intervento di Gerardo Milillo, architetto restauratore e deus ex machina del progetto, che ha illustrato ai presenti immagini e grafici relativi agli interventi che verranno apportati al sito e cosa effettivamente ospiterà.
«La situazione è impegnativa, per un restauratore, che ha il compito di prendere più informazioni possibile, coordinare tutto e che deve scegliere quello che ad un progettista serve per portare avanti un progetto di restauro mirato. È stato un lavoro complesso in questi due anni».
Dopo la conferenza, i partecipanti hanno visitato l’ex oratorio ad una cinquantina di metri dal Museo Civico. Qui hanno potuto ammirare anche una breve rappresentazione teatrale a cura dell’associazione “Il Giardino delle 7 Arti”.
Ora però non basta “attendere e vedere cosa ci riserva il futuro”, in quanto il collettivo a breve inizierà una campagna di crowdfunding per trovare finanziamenti. Perché la domanda sorge spontanea: chi ama Bari più dei baresi stessi? Chissà che questa collaborazione non possa essere il primo passo per riscoprire la città e ritrovare il suo passato.
Foto: Nicola Antonio Imperiale
Link della pagina del collettivo:
https://www.facebook.com/martinus.spazioartetempo
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