La Fiera Nicolaiana medioevale: quando nei cortili della basilica si mercanteggiava
Fiera
Banchi, banchetti e piccole botteghe rallegravano i cortili della Basilica di San Nicola nella cittadella protetta dalle solide mura. Nundinae dies, giorni di fiera, giorni di affari, di scambi e di confronto. Una folla eterogenea di curiosi, fedeli e pellegrini si muoveva tra gli espositori colmi di merci da cui i venditori si sporgevano risoluti per attirare la clientela. L’atmosfera era pregna degli odori pungenti delle spezie dal sapore orientale alle quali si univano profumi e sentori locali e nazionali. Ma cos’era questa fiera? Parliamo delle prime manifestazioni in onore di san Nicola, appuntamenti molto importante per tutta la città, organizzate il 6 dicembre e l’8 maggio dalla basilica nei cortili di sua proprietà.
Nascita della fiera
Nate nel periodo seguente alla traslazione delle ossa del vescovo di Myra, ovvero dopo l’8 maggio 1087, nei due appuntamenti, duravano sette giorni (dal 6 dicembre e dall’8 maggio in poi) e rientravano nella tipologia delle fiere di cambio nelle quali era possibile intavolare compravendite aprendo e concludendo importanti transazioni commerciali, riscuotendo pagamenti in sospeso. Inserite giuridicamente tra le sette fiere più importanti del Regno di Napoli, sono ricordate, nelle due date canoniche, nelle ordinanze del 14 dicembre 1353 e del 17 novembre 1359 varate da Roberto d’Angiò, nei decreti del 25 marzo 1366 e del 15 ottobre 1366 firmati dalla regina Giovanna II e nella delibera del 13 giugno 1392 sottoscritta da Luigi II.
L’appuntamento fieristico, nei due giorni dedicati al santo, richiamava un gran numero di fedeli (infatti Bari rientrava nelle peregrinationes maiores, l’iter turistico dei pellegrini con Gerusalemme, Santiago di Compostela e Roma) e mercanti non solo provenienti dalle province, ma da tutta Italia e addirittura dall’Oriente. Questi ultimi, ai quali erano offerte diverse opzioni di affitto dei locali per sistemazione e costo (dai semplici banchi alle piccole botteghe), si disponevano nei posti assegnati secondo la categoria merceologica venduta. Esenti da dazi, i commercianti erano tenuti al pagamento di un certo canone al Capitolo nicolaiano il cui importo variava dai pochi tarì ad un’oncia.
L’organizzazione e i controlli
Questa somma era necessaria ai fini dell’organizzazione, dell’allestimento, della manutenzione e della vigilanza in fiera. Infatti, durante il suo svolgimento, l’onestà delle transazioni, la regolarità dei costi delle merci e la sicurezza erano garantiti da un mastrogiurato laico di nomina capitolare a cui spettava l’ordine pubblico e da un mastromercato, garante della liceità delle compravendite, garante dei prezzi e della regolarità delle transazioni. Costui, magister nundinarum, denunciava le negligenze allo iudex al quale spettava il compito di assegnare multe salate o ordinare il sequestro delle merci. Insomma, erano guai per il commerciante colto nel barare su prezzi e misure, scrupolosamente definiti dal mastromercato. È questo il caso dell’ebreo Salomone di Lecce, protagonista di un resoconto pergamenaceo datato al 12 maggio 1377, in cui se ne descrive il sequestro delle merci poiché colpevole di aver aumentato i prezzi più del dovuto.
In questo clima apparentemente tranquillo, la questione logistica, ovvero la sistemazione e locazione dei commercianti in fiera, fu il pomo della discordia che scatenò non pochi problemi.
La lotta per gli affitti
A Bari ci fu una lunga e violenta lotta tra cittadini, mercanti, Università e Capitolo barese per il fruttuoso primato di locazione e affitto dei locali, documentata sin a partire dagli anni Venti del XIV secolo. Infatti, fino a quel momento, la giurisdizione delle locazioni era stata di competenza della basilica, autrice dell’organizzazione della fiera, architetto indiscusso della disposizione dei mercanti nei suoi soli cortili, poi ampliati nel XV secolo.
Il patrocinio economico dell’evento da parte del Capitolo destò sollevazioni in quanto svolto a scapito dei privati ambiziosi, desiderosi di arricchirsi affittando ai mercanti i propri locali privati. Da qui un lunghissimo tira e molla giuridico.
Tra rivendicazioni, abusivismo e lotte cittadine, il 15 febbraio 1321, Carlo d’Angiò, duca di Calabria, accordò ai commercianti la libera sistemazione a svantaggio degli interessi del Capitolo, il quale, indignato, riuscirà a confermare nuovamente tutti i suoi diritti sull’organizzazione fieristica in virtù di un decreto firmato da Roberto d’Angiò nel 1340.
Successivamente, nel 1359 sempre a favore del Capitolo fu emanato un nuovo provvedimento che prevedeva una multa di 20 once per tutti quei privati colti nell’affittare ai commercianti i propri locali.
La fine della fiera
Dal XV al XVIII secolo non ci sono pervenute notizie di particolari problemi relativi agli appuntamenti fieristici, dei quali le fonti narrano solo imprevisti relativi alla logistica e alla sicurezza. Sarà nell’ Ottocento che il malcontento dei mercanti, ancora vincolati ai patti capitolari, esploderà nuovamente portando alla conclusione della fiera di maggio tra gli anni 1806 – 1815 e successivamente a quella di dicembre, disdetta poco prima dell’Unità d’Italia, non prima però di un ulteriore accordo pattuito nel settembre 1847 tra Capitolo e mercanti, che liberava gli espositori dai vincoli fieristici in cambio di un esiguo corrispettivo di locazione da pagare alla basilica.
Di questi Nundinae dies resta solo la memoria storica e la visione delle manifestazioni è stata fortemente snaturata, ormai nei giorni dedicati al santo a ricordo di quelle che erano importanti date per lo scambio commerciale non solo a livello cittadino e regionale ma anche fra Oriente e Occidente, restano perlopiù paninoteche mobili e fornacelle improvvisate.
Copertina:
Pieter Aertsen, Scena di mercato, olio su tela, 127 x 85 cm, Colonia, Wallraf-Richartz Museum
Bibliografia:
- Archivio di San Nicola (pergamene aragonesi);
- Codice Diplomatico Barese ( periodo normanno – svevo e angioino) nello specifico il vol XVIII n. 43, 67, 90, 94
- E. Papagna, S. Russo, Mercanti e pellegrini all’ombra della Basilica, in “Storia di Bari nell’antico regime” a cura di F. Tateo, Bari, 1991, vol. 1
- F. Babudri, La Fiera Nicolaiana Medievale di Bari, estratto da “Bollettino della Camera di commercio, Industria e Agricoltura a Bari”, 1950, fascicolo n.3
- F. Babudri, Bari nel quadro del turismo medievale in “La gazzetta del lunedì”, Bari, 23 aprile 1934
- T. Massa, Le consuetudini della città di Bari: studi e ricerche, Bari 1903
- V.A. Melchiorre, Antiche fiere baresi in “Nicolaus studi storici – Rivista del centro studi nicolaiani della comunità dei padri domenicani”, Pontificia Basilica di san Nicola, Bari, Anno XI, 2000, fasc I
Link Basilica di Bari:
https://www.basilicasannicola.it/
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É laureata in Storia dell'Arte ed abilitata alla professione di guida turistica per la regione Puglia. Cura il blog Babustoria, arte, storia e archeologia medievale, per il quale ha ricevuto l'attestato di merito in qualità di «Ambasciatore della Lettura – Categoria Divulgatori» dal Centro per il Libro e la Lettura il 26 luglio del 2021. Collabora con varie testate locali e nazionali e scrive recensioni di romanzi storici. È socia della sezione pugliese Giscel e del Circolo delle Comunicazioni Sociali Vito Maurogiovanni.