Ascoltare e sensibilizzare i giovani: la mission dell’associazione barese Univox
Univox
A Bari è presente una ricca panoramica di associazioni che agiscono nell’ambito del sociale, i temi trattati da queste sono dei più disparati: vanno dalla divulgazione della cultura, tipo l’aps il Lungomare che vorrei, fino a trattare temi scottanti e difficili quali l’assistenza a donne vittime di violenza come la Giraffa Onlus, che abbiamo incontrato qualche mese fa.
A questo caleidoscopio di associazioni, si è unita di recente l’APS “Univox” che si è posta come mission l’obiettivo di sensibilizzare i giovani su tematiche psicopedagogiche e sociali quali ad esempio l’educazione sessuale e i disturbi alimentari.
Argomenti spinosi ma sempre attuali che spesso negli ambienti formativi sono trattati superficialmente o malamente. Per approfondire questa nuova realtà, la redazione di Bari e… ha intervistato Chiara Muolo, membro fondatore dell’associazione Univox e collaboratrice in qualità d’insegnante.
Il significato del nome
Quando e come è nata questa associazione e da dove deriva il nome Univox?
L’associazione Univox – il cui nome deriva dal latino (unus e vox) e significa “una sola voce” – è nata ufficialmente il 31 ottobre 2022, ma il progetto è partito circa a febbraio 2022 dall’idea di Serena De Sandi, attuale presidente dell’associazione, la quale voleva creare un gruppo con l’obiettivo di promuovere e sensibilizzare su tematiche psicopedagogiche, ambientali, artistiche e mediche in ambiente formativo, dalla scuola secondaria ai contesti universitari. In un primo momento ha coinvolto soltanto le sue conoscenti più strette tra cui c’ero anch’io. Eravamo in tutto dieci. Questo gruppo iniziale è attualmente il consiglio di Univox. A noi si sono poi uniti associati, volontari, collaboratori e collaboratrici tra i quali ci sono figure professionali come psicologi, medici e insegnanti.

Obiettivi dell’associazione Univox
Ci parleresti nello specifico degli obiettivi e delle prospettive di questa associazione?
Il progetto nasce dall’evidente mancanza di attenzione nei confronti della salute mentale o di alcuni argomenti quali l’educazione sessuale e di genere, l’ecologia e tanto altro che vengono trattati poco o male nelle scuole e nelle università. Il nostro obiettivo è parlare e sensibilizzare su questi temi. Un altro punto fondamentale è creare una rete di solidarietà, empatia e ascolto per permettere a tutti di esprimersi, di sentirsi accolti e non giudicati. Come associazione puntiamo a creare un clima familiare che sia efficace e formativo per i giovani che incontriamo.
Ci sono delle difficoltà che avete dovuto affrontare?
Una grande difficoltà è sicuramente la distanza geografica, in quanto anche se l’associazione ha sede a Bari, noi membri viviamo in tutta Italia per motivi di studio o di lavoro. Per questo ci riuniamo settimanalmente online per confrontarci e programmare le nostre attività.
Ormai i social sono diventati il principale mezzo di divulgazione, li usate come canali di comunicazione per la vostra associazione?
Usiamo molto i social, soprattutto Instagram, su cui facciamo dirette in particolare dei nostri eventi, ma anche Facebook e Tiktok. Inoltre grazie a questi canali e al nostro sito, gli utenti possono accedere ad altri servizi, come lo sportello psicologico, lo sportello studentesco e il gruppo Telegram in cui ci si può confrontare liberamente.
Progetti futuri
Quali sono i vostri progetti attuali e cosa prospettate per il futuro?
Abbiamo già iniziato dei progetti al liceo classico Socrate di Bari sull’ansia, sull’autostima e sull’educazione sessuale di genere, ma vorremmo ampliarci in tutta Italia; abbiamo organizzato alcuni eventi a Bari, Roma e Pisa, in particolare qui il 19 marzo è stato proposto un incontro sul tema dei DCA (disturbi del comportamento alimentare) mediato da me in collaborazione con la nutrizionista Ylenia La Porta. E poi ci sono stati dei free hugs a Milano e Macerata. Tra i progetti futuri stiamo organizzando delle raccolte fondi per organizzare webinar e corsi di formazione per i nostri associati e collaboratori. Vorremmo trattare svariati temi come l’educazione sessuale e interculturale, la nonviolenza, l’arteterapia, la mindfulness e sensibilizzare sulle malattie invisibili.
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Martina Ragone è nata a Triggiano, ora vive a Verona dove insegna e fa volontariato. Si è laureata in lettere classiche alla triennale e in lettere moderne alla magistrale a Siena. Appassionata di cultura, poesia, arte e musica. Collabora con “In città” di Giovinazzo e ha diretto “Nero su Bianco”, il giornale della Cappella Universitaria di Siena.