Labirintiche e fonte di ricchezza dal 1800: sono le cave del tufo di Canosa
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Oggi vi proponiamo un viaggio tra le cave di Canosa e della Murgia nord-barese, testimonianza tangibile dell’identità socio-economica conferita a questo territorio dall’attività estrattiva del tufo che è stata fonte di ricchezza per la città ma è anche costata duro lavoro ai nostri nonni. Non a caso il tessuto urbano canosino e le aree limitrofe si distinguono per la presenza di siti archeologici di pregio realizzati proprio con le numerose varietà di questa pietra calcarea.
Il Mediterraneo è caratterizzato da una svariata molteplicità di rocce che delineano fortemente i luoghi in cui sorgono.
Fin dall’antichità innumerevoli cave per l’estrazione di materiale necessario alla costruzione dei centri abitati e di monumenti hanno interessato i nostri territori regionali.
I materiali estratti e le regioni con il maggior numero di cave del tufo
In Italia si prelevano molti tipi di rocce: granito, porfido, basalto, tufo, gesso, travertino, sabbia e ghiaia. Attività che vedono il maggior numero di cave e miniere autorizzate in Lombardia, Piemonte, Puglia, Veneto, Sardegna e Toscana e che a livello nazionale si attestano su decine di milioni di tonnellate di materiale prodotto all’anno.
In Puglia e Basilicata fra i materiali più usati ed estratti figurano le calcareniti, note con il termine di “tufi” o “tufi calcarei”, utilizzati da secoli nell’edilizia urbana come lo testimoniano chiese monumentali, masserie, castelli, tombe.
L’inizio dell’attività estrattiva
Il sottosuolo di Canosa è stato scavato a partire dall’Ottocento determinando col tempo una serie di cave sotterranee che costituiscono un vero e proprio labirinto al di sotto del suolo urbano, dando vita a gallerie su più livelli.
Molto spesso infatti cavità superficiali a quote di 5-6 metri di profondità erano destinate ad un utilizzo di tipo familiare per cui il materiale ricavato dallo scavo veniva utilizzato per la costruzione dell’abitazione soprastante.
Per questo motivo molte case dei nostri nonni possedevano u sutt-rranjh, il sotterraneo, una porzione di casa a livello interrato che oggi rappresenterebbe una sorta di tavernetta ma con comodità di gran lunga distanti da quelle odierne.
Il capo famiglia normalmente lo usava per il deposito di tini e damigiane di vino o del mosto in fermentazione.
In alcuni casi si concedeva in affitto ad un’altra famiglia o addirittura si addestrava l’animale domestico del tempo, l’asino, a scendere per le ripide scale e ad usarlo come suo giaciglio.
Invece ipogei più profondi, posizionati a 15-20 metri di profondità, venivano impiegati per la produzione intensiva del tufo destinato all’edilizia e al commercio.
Le cave del tufo a cielo aperto
Alle cave sotterranee si affiancano le cave a cielo aperto, dette anche “a fossa”, ampi terreni prestati all’impianto di cave, localizzate principalmente nei comprensori Caporale, Tufarelle, Bocca di lupo a ridosso della scarpata murgiana che va da Canosa di Puglia a Minervino Murge e nei comprensori Le Tufare e Cave di Pietra Caduta in località Murgetta a Canosa.
Iniziata nell’Ottocento con tecniche rudimentali, l’estrazione sotterranea in città è terminata intorno al 1920 lasciando attive solo le cave del tufo a cielo aperto, di cui alcune tuttora in funzione con tecniche decisamente evolute e moderne.
I cavatori e i loro strumenti
I cavatori che lavoravano nelle cave del tufo di Canosa nei primi del Novecento, li tufareul, erano principalmente canosini o provenienti da comuni limitrofi. Spesso si spostavano in bicicletta, svegliandosi molto presto al mattino e affrontando dure giornate lavorative anche di 10 ore.
Le tecniche di estrazione erano manuali e gli strumenti utilizzati modesti: il piccone (detto zappaun) e un piccone più piccolo (detto zappungidd) adoperati per scavare gallerie che potevano raggiungere un’altezza rispetto al soffitto anche di 5 metri.
Quando si era ottenuta l’altezza stabilita, ci si fermava proseguendo con altri rami della galleria principale, formando così autentici labirinti.
La creazione di lucernari garantiva il trasporto dei tufi verso l’esterno, operazione eseguita da una figura specializzata, u t-ra for, il tira fuori, che con il supporto di argani montati in prossimità dei lucernari, aveva il compito di passare all’esterno i blocchi cavati.
Queste aperture avevano anche la funzione di garantire il passaggio di aria e luce.

Innovazioni e macchine
Le prime macchine non tardarono ad arrivare e intorno alla prima metà del Novecento furono installate le prime cabine elettriche per alimentare gru elettriche e illuminare i piazzali a cielo aperto.
Il trasporto delle pietre cavate veniva fatto con i primi camion e negli anni ’50 a Canosa c’erano 65 autotreni che ogni giorno trasportavano tufi con una media di 130.000 unità al giorno.
Buona parte delle “grotte” sono oggi proprietà private adibite, come già all’epoca, a depositi di vino e olio, alcune visitabili in percorsi turistici.
Visita alle Cave Leone
Ci siamo recati in visita alle Cave Leone che ospitano l’Associazione Culturale “Canosa Sotterranea” creata più di 20 anni fa dai fratelli Sabino e Nunzio Leone, un groviglio di innumerevoli cunicoli usati per la conservazione del vino.
Sul piazzale d’ingresso è stato restaurato un antico anfiteatro che ospita rappresentazioni teatrali e spettacoli musicali.
La temperatura delle grotte si mantiene costante a 15°, temperatura ideale per la conservazione del nero di Troia, specialità autoctona.
All’interno della cava vengono inoltre prodotte le stesse ceramiche che secoli fa venivano utilizzate per contenere vino e olio, decorate finemente con immagini dei monumenti più caratteristici della città di Canosa.
Oggi la tecnologia ha apportato un considerevole supporto all’attività manuale, trasformando completamente la tecnica estrattiva con l’introduzione di macchine combinate ad alta precisione per il tracciamento e le incisioni della pietra, di frantumatrici per la produzione di polvere di tufo, di nastri trasportatori per il carico del materiale.
Visita alla cementeria
In contrada Bocca di Lupo, in territorio di Minervino Murge poco fuori dai confini con Canosa, una delle strutture oggi pienamente attive è gestita dalla Cementeria Costantinopoli che si sviluppa su una superficie di oltre 260.000 mq.
L’estrazione viene effettuata all’interno delle cave di proprietà della famiglia Rabasco che tra Basilicata e Puglia estrae e lavora da oltre 40 anni pozzolana e argilla nei siti di Barile e Ruvo del Monte, in territorio di Potenza, e calcare a Minervino Murge.
Una visita al sito di Minervino Murge ci offre lo spettacolo di un panorama quasi marziano, dai colori abbaglianti e dagli enormi spazi a perdita d’occhio.
Materiali ricercati per le loro proprietà
Sempre più architetti e sempre maggiori opere nel mondo sono impreziosite dai rivestimenti di pietra pugliese.
Luminosa e resistente, la Pietra di Canosa e della Murgia è un materiale sempre più scelto nell’edilizia per gli enormi benefici in termini di isolamento termico e acustico, per l’estrema resistenza in ambienti esterni, per la sua porosità e durabilità ma soprattutto per il suo fascino estetico.
Proprietà già riconosciute e apprezzate in edilizia sin dall’antichità, esprimono la lunga tradizione che dura da secoli e che continua a delineare l’architettura dei nostri luoghi.
Dedicato a “Mest Tonin” per decenni brillante e appassionato meccanico dei “Tufareul”
Foto d’epoca:
Le risorse lapidee dall’antichità ad oggi in area Mediterranea – 2006 Redazione GEAM
Link Associazione Culturale “Canosa sotterranea”:
https://www.facebook.com/caveleone/?locale=it_IT
Link Cementificio Costantinopoli:
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Nata a Canosa di Puglia, vive a Bari da circa 30 anni dopo una Laurea in Informatica e Comunicazione Digitale presso l'Università degli Studi di Bari.
Ha iniziato la sua carriera lavorativa come Web Developer per poi spostarsi nel settore geospaziale grazie al ruolo di Product Specialist per il mercato dei dati satellitari presso la società Planetek Italia.
Appassionata di enigmistica, faidate (ogni oggetto abbandonato, nelle sue mani riprende vita), natura, Spagna e Cammino di Santiago.















