Mary Anning: la cacciatrice di fossili che ha rivoluzionato la paleontologia

Mary Anning

Mary Anning

Oggi torniamo a scrivere per la nostra rubrica Donne nel Mondo, ma soprattutto scriviamo di Donne di Mondo, Donne per il Mondo, Donne Giramondo.

E oggi lo facciamo con una donna che ha restituito ai posteri non poche impronte, tracce intelaiate di un passato che da sempre affascina milioni di persone e che senza il suo intervento forse non avremmo mai scoperto.

Mary Anning

Lei è Mary Anning, una delle figure più iconiche e straordinarie della paleontologia britannica, il simbolo del gentil sesso che ha rivoluzionato la nostra percezione della preistoria, aiutando a decifrare quelle orme, quelle sagome, che pochi ai suoi tempi erano in grado di capire, foriera di diversi rinvenimenti fossili soprattutto di epoca giurassica che hanno posto i capisaldi della paleontologia contemporanea.

Mary Anning in un dipinto

Nonostante ciò, non le è mai stato riconosciuto il giusto contributo scientifico, ed è stata lasciata sul limine del mondo accademico, trattata quasi come una intrusa.

Alla sua impronta dunque chi pensa allora? La risposta è facile: noi.

La sua storia

Nata il 21 maggio del 1799 a Lyme Regis, nel Dorset (Inghilterra), la sua carriera è nata inconsapevolmente, quando per necessità all’età di dodici anni aiutava suo padre a raccogliere, sulle ampie scogliere della contea di Dorset, fossili marini da rivendere ai turisti. Il suo paese, infatti, in quel periodo iniziò ad essere benvisto dalla nobiltà e dalle classi più benestanti, diventando una delle località turistiche più frequentate e dunque più prolifiche per lo smercio di piccoli fossili come souvenirs di cui fregiarsi con amici e parenti, soprattutto ammoniti (molluschi ormai estinti) e belemniti (cefalopidi fossili).

Questa attività, solitamente svolta durante la stagione invernale, quando risultava più propizio scavare alla base delle scogliere correndo anche il rischio di rimanere travolti da un crollo, trovò in Mary una vera e propria stacanovista, tanto che il passatempo divenne professione, sebbene mai davvero fortunosa o sufficiente per sanare le finanze di casa Anning.

Le difficoltà della famiglia di Mary Anning

La sua famiglia versava in condizioni di miseria, e questo non solo rendeva difficile il sostentamento quotidiano, ma provocava purtroppo anche un clima di emarginazione, per classe sociale e per credo religioso. Gli Anning infatti facevano parte del gruppo dei dissenzienti, dissidenti inglesi, cristiani, che decisero tra il XVI e il XVIII secolo di prendere le distanze dalla Chiesa d’Inghilterra, opponendosi all’ingerenza statale nelle questioni religiose. Per preservare la propria libertà di culto, fondarono comunità autonome, complete di chiese e istituti scolastici indipendenti.

Questa scelta costò a Mary e alla sua famiglia una perpetua ondata di marginalizzazione e pregiudizio, che impedì dunque la diffusione di sentimenti di riconoscenza nei confronti di quello che già era e che poi sarebbe stato ancor di più il suo importantissimo apporto, oltre che di umano senso di comunità.

Giovanissima, però, non si lasciò distrarre dalle sventure di una vita di stenti e diffidenza, ma da vera cacciatrice di fossili, trovò presto il primo scheletro di ichthyosauro.

Le prime scoperte

Era il 1811 quando, passeggiando con il fratello Joseph, i due ragazzini scoprirono prima il capo e poi il resto del corpo di questo stravagante “coccodrillo”, così come fu definito dal suo primo acquirente, Lord Henry Hoste Henley, un agiato signore locale, e prima di finire in ultima battuta tra le mani di Charles Konig, naturalista che lavorava presso il British Museum, in cui l’esemplare trovò la sua definitiva collocazione.

Disegno del primo ritrovamento della Anning

Nel 1823, fu la volta di resti dello scheletro di un plesiosauro, un rettile marino con collo lungo e testa piccola, che suscitò non poco scalpore nella comunità scientifica dell’epoca.

Lettera e disegno d Mary Anning che riguardante il plesiosauro

L’esemplare mostrava un numero di vertebre (ben 35) decisamente spropositato per ciò che si era abituati a conoscere allora. La notizia giunse ad un sospettoso Georges Cuvier, un vero e proprio luminare in campo naturalistico e anatomico, che non mancò di esprimere i suoi dubbi. Ma il ritrovamento di uno scheletro di plesiosauro completo due anni dopo sciolse qualsiasi equivoco, confermando il rilevante ritrovamento e salvando Mary dall’accusa di inaffidabilità.

Disegno del plesiosauro

Lo scheletro di pterosauro

Nel 1828, la giovane rinvenne poi il primo scheletro di pterosauro al di fuori della Germania, un rettile volante (il primo di cui si sentì parlare), identificato successivamente come Dimorphodon macronyx. Questo avvenimento contribuì a cambiare la comprensione della diversità dei rettili preistorici.

Molti furono i fossili riconosciuti e analizzati da Mary nel corso degli anni, ritrovati a fasi alterne: a periodi particolarmente densi susseguivano spesso stagioni meno ricche, in ogni senso. Ma la donna non smise mai. A lei si deve anche la scoperta di uno scheletro di Squaloraja, pesce olocefalo del Giurassico inferiore.

Il suo contributo

Il contributo di Mary Anning alla nascente scienza della paleontologia è oggi riconosciuto come essenziale. Tuttavia, durante la sua vita, il suo lavoro ricevette ben pochi riconoscimenti ufficiali. Questo fu dovuto sia al contesto sociale dell’epoca, che escludeva sistematicamente le donne dalle istituzioni e dai circoli scientifici, sia alle sue origini modeste, in un tempo in cui la ricerca era dominio quasi esclusivo delle élite.

Nonostante le enormi difficoltà – legate al sesso, alla classe sociale e persino alla fede religiosa – Mary Anning riuscì a imporsi, con determinazione e rigore, come una figura imprescindibile per lo sviluppo della paleontologia. Senza un’educazione scientifica formale, portò avanti le sue ricerche con una disciplina rara, catalogando i fossili con cura maniacale e formulando intuizioni pionieristiche: fu tra le prime a comprendere la funzione delle sacche d’inchiostro nei belemniti e a identificare i coproliti, un tempo ritenuti solo curiosità di origine incerta.

Lo scarso riconoscimento

I suoi meriti, tuttavia, vennero spesso ignorati: le scoperte furono attribuite ad altri studiosi, e solo pochi tra i grandi nomi dell’epoca – come Georges Cuvier, William Buckland e Louis Agassiz – le riconobbero un ruolo, seppur marginale, nei propri lavori. Il rispetto, però, le fu concesso più nei fatti che nei nomi: molti tra i più celebri paleontologi del suo tempo si rivolgevano a lei per pareri e consulenze, consapevoli del suo acume e della sua esperienza straordinaria.

La morte di Mary Anning e il riconoscimento postumo

Il 9 marzo 1847 morì, dopo essersi ammalata di cancro al seno. Il suo corpo fu seppellito a Lyme Regis, la città che le diede i natali e che oggi custodisce il suo ricordo.

Come purtroppo troppo spesso accade, il suo valore come pioniera di scoperte che hanno sovvertito la storia della scienza le è stato riconosciuto postumo: solo nel 2010, infatti, durante il 350º anniversario di fondazione, la Royal Society decise di segnalare Mary Anning nella decade delle donne inglesi ritenute più meritevoli e degne di nota in ambito scientifico.

Ma non è così per noi, che non viviamo di ricordi intermittenti: ameremo sempre immaginarla come una giovane donna intrepida e curiosa, intenta a perlustrare le scogliere per riunire al presente qualche frammento di passato.


Link Wikipedia Mary Anning:

https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Anning

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Laureata in Filologia Moderna, scrivo per varie testate giornalistiche. Sono editor e correttrice di bozze per libri eterogenei. Appassionata di poesia, ho sempre pensato che scrivere sia una sonda ed io continuerò ad esplorare.

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