Fra vicoli e leggende: il mistero dell’Arco delle Masciàre di Bari

Arco delle Masciàre a Bari

La città di Bari è ricca di storia per la sua importante posizione come porto nell’Adriatico ed è anche piena di racconti di folklore popolare. Abbiamo parlato spesso di personaggi soprannaturali che popolano le storie popolari baresi, ad esempio la fata della casa e la malombra, oggi però ci occuperemo di un personaggio il cui ricordo è rimasto profondamente radicato nella cultura pugliese fino ai primi decenni del 1900: la masciàra.

Le masciàre

Chi sono le masciàre o meglio le Gatte masciàre?

Nella tradizione popolare, sono le streghe del Sud Italia capaci di creare ogni tipo di sortilegio o maledizioni, di ammaliare gli uomini, di fare il malocchio o far ammalare qualcuno perfino su commissione.

Le streghe facevano ogni tipo di sortilegio

Sono sacerdotesse del demonio, non sempre descritte come orripilanti e vecchie come in tanti racconti fantasy, anzi spesso delineate come donne avvenenti che grazie al loro fascino seducono gli uomini e, in alcuni casi, riescono anche a farsi sposare così da mantenere una parvenza di normalità.

Spesso le masciàre erano raffigurate come donne attraenti

Di notte queste streghe si cospargono il corpo di “olio masciàro” e si trasformano in gatti neri e, secondo alcune varianti della leggenda, anche in altri animali della notte, saltando da un tetto all’altro e nascondendosi fra le ombre.

L’Arco delle Streghe

A Bari, la tradizione popolare vuole che questi inquietanti personaggi si riunissero nel quartiere San Nicola, a pochi passi dal castello e dalla cattedrale, a Corte Cavallerizza dove è presente un arco a sesto acuto (detto anche “gotico”) conosciuto come: Arco delle Mesciàre.

Vicino alla cattedrale e al castello…
... c’è Corte Cavallerizza…
… dove è presente un arco a sesto acuto

Attenzione però, non troverete questo toponimo su Maps o sullo stradario di Bari, perché è un soprannome tipico della tradizione e non riconosciuto dal Comune.

In quel luogo, forse in risposta a questa credenza così radicata, è presente una piccola edicola votiva, una Madonna con Bambino fra San Nicola e San Francesco d’Assisi, e, dove prima c’era un luogo di culto (i locali attualmente appartengono a un ristorante della zona) sul muro è rimasta la scritta: Chiesa Cristiana Evangelica.

Sotto la targa “corte cavallerizza”, c’è ancora la scritta Chiesa Cristiana Evangelica e…
… una piccola edicola votiva

La formula per trasformarsi in gatto

Vari studiosi di folklore riportano la formula pronunciata dalle donne per trasformarsi in gatto o altro animale:

Sop’ a spine e ssop’a saremìinde m’àgghi’acchià a Millevìnde

(La trascrizione del dialetto varia leggermente da autore ad autore).

Su spine e su sarmenti, mi troverò a Malevento.

Dove Malevento, Maleventum in latino, richiama l’antico nome della città di Benevento, che nel Medioevo era considerata un luogo privilegiato per le riunioni delle streghe, a causa della presenza di un enorme albero di noce sotto il quale si svolgevano i sabba. Abbattuto, secondo il folklore del posto, ad opera di san Barbato (610-682 d.C.), vescovo della città, e poi, secondo la leggenda popolare, addirittura risorto ad opera del demonio secoli più tardi quando la tradizione delle streghe riprese piede.

Il rituale

Per proteggersi dalle masciàre, nel malaugurato caso ci si imbattesse in una di loro, in forma umana o animale, la tradizione popolare prescriveva un preciso rituale: fare per tre volte il segno della croce e poi recitare uno scongiuro.

Driana meste ca va pela vì, degghìa ngondrà Gesù, Gesèppe e Marì

(Anche questa formula presenta delle varianti nella tradizione orale).

Maestra Diana che vai per la via, devo incontrare Gesù, Giuseppe e Maria.

Secondo la credenza, le streghe…
… si incontravano sotto l’arco

Insomma, tra masciàre, morte befanì, lupi mannari e case infestate, Bari dimostra ancora una volta che il suo folklore non è fatto soltanto di santi, mare e tradizioni, ma anche di misteri e antiche credenze tramandate di generazione in generazione, capaci di rivaleggiare con le più celebri leggende della Transilvania.


Copertina e immagini create con Gemini Google rielaborazione grafica Nicola Antonio Imperiale

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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.

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