A Bari tolleranza zero per chi non rispetta le “tasse sul pane”
pane
Torniamo ad occuparci di casi curiosi di storia barese e di tasse. Oggi parleremo del pane e dei forni cittadini. Come ben sappiamo il pane è sempre stato il principale alimento in ogni epoca, senza distinzione di ceto sociale e in passato le autorità cittadine si sono preoccupate di reperire la materia prima per poterlo preparare. Un caso interessante ha coinvolto la città di Bari nel 1635.
Diciamo inizialmente che l’Università barese (attuale Comune), vista l’importanza dell’alimento, per procurarsi il frumento, nominava dei deputati dell’annona che avevano il compito di reperire il grano e immagazzinarlo. Il denaro necessario per questo acquisto era procurato grazie ad un balzello o addirittura obbligando i benestanti della città ad anticipare le somme.
Il pane e i forni comunali
Chiaramente, se per i più facoltosi l’eventuale aumento dei prezzi sulla farina poteva determinare solo un fastidio, per il popolo, specialmente per i più poveri, significava privarsene nei peggiori dei casi o arrangiarsi nei migliori. Alcuni fra i più poveri trasformavano in farina l’orzo o mischiavano la farina di frumento con legumi o farina di granturco. Senza contare che gli stessi mugnai per abbattere i costi e aumentare i guadagni spesso adulteravano la farina. Sin dal XV nei catasti comunali compaiono diversi forni comunali nei quali la gente poteva portare la farina per poi ricevere il pane, quasi sempre questi forni portavano il nome del proprietario o della chiesa a cui erano devoti i padroni.
Nel 1635, l’Università di Bari si accorse che si stava verificando una grande evasione riguardante la gabella dovuta alla cottura del pane nei forni comunali. Infatti, molte famiglie si erano attrezzate creando nelle loro abitazioni dei forni per cuocere in autonomia il pane, così da evitare la tassa sul forno.
Le autorità reagiscono
Questa manovra non piacque alle autorità, così il viceré Manuel de Guzmán inviò il conte Diego Bernardo Zufia presidente della Regia Camera della Sommaria a Bari. Tentativi precedenti come quello di ridurre le tariffe dei fornai o di aver istituito nuovi dazi sulla materia prima, avevano solo creato moti di malcontento fra la popolazione. Così le autorità pensarono che l’unica soluzione possibile fosse quella di eliminare la “concorrenza”. Di conseguenza il 31 marzo fu emanato un bando. Il provvedimento fu affisso nella pubblica piazza così che fosse a conoscenza di tutti.
Le condanne severe
In sintesi con questa disposizione l’autorità vietava la creazione di nuovi “forni casalinghi” e chiedeva la dismissione di quelli già in uso presso le abitazioni private. L’abbattimento doveva avvenire entro tre giorni. Nel caso di inosservanza della nuova disposizione, il trasgressore sarebbe stato costretto a pagare ben 600 ducati di multa (un terzo della cifra andava al denunciante, un terzo all’Università e il resto al governatore o magistrato a cui era fatta la denuncia), oltre a una pena di tre anni di reclusione per il popolo e tre anni di relegazione, una sorta di arresto domiciliare, per i nobili.
Per renderla ancora più severa e intimidire eventuali trasgressori, questa pena fu estesa anche a muratori, cittadini e perfino forestieri che avessero contribuito a costruire forni o che addirittura semplicemente avessero assistito alla loro edificazione.
Insomma, in passato le autorità cittadine dimostravano di avere tolleranza zero per chi cercava di eludere le tasse.
Foto di copertina: Taccuino Sanitatis XIV secolo
Bibliografia:
Vito Antonio Melchiorre, Storie baresi, Levante Editori 2010, Bari
Link Wikipedia Universitas:
https://it.wikipedia.org/wiki/Universitas
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Giornalista pubblicista, da anni collabora come redattore, fotoreporter e social media manager per testate giornalistiche online. Persona curiosa e intraprendente, ha coltivato negli anni diversi hobby.