L’epoca d’oro del cinema nel foyer del Petruzzelli con le attrici Bertini e Borelli

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La seconda metà del primo decennio del secolo scorso è l’epoca d’oro di Francesca Bertini protagonista de Il capestro degli Asburgo – solo il titolo ne fa un invito imperdibile per gli italiani – e di Lyda Borelli che interpreta tre film: La donna nuda, Ma l’amor mio non muore e Fior di male, tutte pellicole proiettate sullo schermo del Petruzzelli che all’epoca usava il foyer per il cinema.

A Natale del 1915, al Varietà Modernissimo è di scena Raffaele Viviani con

un gaio sciame di canzonettiste fra cui l’elegantissima divetta generica Lia Lyon; qualche sera dopo sullo stesso palcoscenico si esibiscono, insieme, Raffaele Viviani e Anna Fougez… indescrivibile la ressa di pubblico che ha gremito la bellissima sala del Modernissimo – annota il critico teatrale – i due artisti hanno trasportato gli spettatori al più grande entusiasmo.

Raffaele Viviani

Poi, quando il Modernissimo ospita Tecla Scarano, reduce dal grande successo al Salone Margherita di Napoli, il cronista del Corriere si entusiasma a tal punto da perdere il senso della misura… 

il fascino che esercita quest’artista sul pubblico barese, malgrado la serata poco propizia, è bastato a riempire il teatro. Ella riesce a interpretare, rendere e trasfondere nell’uditorio tutto lo splendore del cielo, del mare, delle bellezze di Napoli, della passione travolgente del suo popolo, nell’allegria prorompente, nel riso scoppiettante, nell’amore, nell’odio e nella tragedia che si snoda sulla scena della vita. Questa straordinaria donna si piega a tutte le eleganze e a tutte le trasformazioni. Affina la poesia, esalta la romanza, il dramma, la farsa, la musica e la nota: tutto resta nell’incastonatura e nella carezza della sua voce e della sua dizione.

Tecla Scarano

Agli spettacoli del Modernissimo fanno eco quelli del Margherita dove per la prima volta a Bari, si esibisce la stellissima del varietà Ersilia Sampieri e, con lei ogni sera, il Varietà è gremito per gli spettacoli di Armando Gill… beniamino del pubblico barese, che questa volta si è presentato puntualissimo al pubblico barese.

Armando Gill è una figura particolare nel mondo del varietà: attore, cantante e fine compositore, ha scritto Fenesta ‘nchiusa, O surdato e nel 1918 la celebre Come pioveva portata al successo dal fascinoso Achille Togliani. Sempre elegantissimo, Don Armando si presenta in scena sempre e solo in frac e papillon bianco sotto una folta cresta di capelli neri, monocolo e gardenia all’occhiello. La sua eccentricità non lo rende simpatico ai critici, ma il pubblico lo ama! Salvo brevi trasferte la maggior parte dell’anno Gill è sul palcoscenico del Salone Margherita a Roma.

In questo periodo i critici, che fra l’altro sono illustri sconosciuti poiché all’epoca la ‘firma’ sui quotidiani era un privilegio per pochi, tendono ad enfatizzare spettacoli, prestazioni e personaggi per accattivarsi gli impresari dei teatri, non per piaggeria, ma per procacciare pubblicità al giornale.

Spesso, nei due grandi teatri cittadini, Piccinni e Petruzzelli, si esibivano compagnie di artisti di alto livello professionale che ‘scendevano’ a Bari proprio in virtù dei suoi splendidi teatri e del suo un pubblico che li accoglieva con calore ed entusiasmo. Bari era considerata, dalle grandi compagnie di rivista e del melodramma, alla stessa stregua delle grandi città del Nord.

Venivano, soprattutto dal napoletano e da Roma, artisti di grande talento. Spesso erano figli d’arte che avevano trascorso la vita sul palcoscenico. Erano le grandi famiglie dei Maggio, i De Filippo, Raffaele Viviani, Anna Fougez, Tecla Scarano, Armando Gill e tutta la famiglia allargata di Eduardo Scarpetta che tramandavano le loro innate capacità di recitazione e le tradizioni del teatro, di generazioni in generazioni.

Con o senza la guerra, dunque, i locali pubblici che a Bari promuovono cinema e varietà, addirittura aumentavano.

Bibliografia

  • Nicola Mascellaro, Una finestra sulla storiaC’era una volta BariQuando andavamo al cinema.
  • Gigi De Santis, U Cinematògrefe

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Nicola-Mascellaro
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.

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