Via Sparano da Bari: quale sarà il destino del salotto della città?

via sparano5

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Fin dalla sua nascita, agli albori del Borgo Murattiano, il destino di via Sparano era stato quello della strada commercialmente e socialmente più importante di Bari. L’arch. Giuseppe Gimma, incaricato nel 1812 di redigere il piano di ampliamento della città, aveva addirittura immaginato di realizzare all’incrocio con l’attuale corso Vittorio Emanuele una grande piazza, al centro della quale una piramide avrebbe accolto sulle sue facce delle lastre in pietra con l’iscrizione degli “statuti murattiani”.

L’evoluzione di via Sparano

Non se ne fece nulla, ma l’asse di via Sparano da Bari (giureconsulto che nel XII-XIII sec. compilò il testo delle “consuetudines barenses”) crebbe insieme al nuovo borgo fino a raggiungere la nuova stazione ferroviaria realizzata nel 1865.

Le immagini d’epoca mostrano una strada sempre molto movimentata, fino al 1947 percorsa dal tram e ricca di negozi di varia natura. Nel tempo, via Sparano aveva acquisito un ruolo identitario, luogo per eccellenza di passeggio, acquisti importanti, sosta giovanile e non solo. Era lì che ci si incontrava con il gruppo di amici per decidere come proseguire la serata.

Le immagini d’epoca mostrano una strada molto movimentata

All’inizio degli anni Novanta la strada era stata provvisoriamente arricchita da quattordici palme sistemate in vasconi di auguri natalizi, in attesa di un idoneo arredo urbano. Quei vasconi vennero poi sostituiti da contenitori in cemento collegati a sedute. E così la via era rimasta fino al 2017, quando l’Amministrazione iniziò la riqualificazione su progetto dell’arch. Guendalina Salimei datato 2007.

I cambiamenti e i salotti tematici

Progetto e lavori vissero una rinnovata e forte contestazione (già emersa dieci anni prima, tanto da aver suggerito di non farne niente), inizialmente incentrata sulla eliminazione delle palme senza che fossero sostituite da qualsivoglia presenza arborea. A lavori in corso e in risposta alle pressanti richieste di alberature, venne deciso di aggiungere delle isole verdi agli incroci con le traverse, ma senza che via Sparano ne fosse “contaminata”. All’apertura del cantiere, sul lato di piazza Moro, la contestazione prese rinnovato vigore per la qualità dei lavori (grave l’errore delle eccessive pendenze sulle fasce laterali, tanto da dover rifare la pavimentazione del primo isolato) e i materiali utilizzati.

Le comunicazioni istituzionali avevano prospettato un lastricato di pietra vulcanica siciliana, ma vennero invece montati elementi realizzati con una base in conglomerato cementizio e la parte superiore con una mescola di pietra e polvere vulcanica, facendo temere una scarsa resistenza e durata, dovendo anche consentire il passaggio di pesanti mezzi di soccorso e di servizio.

L’arredo era stato definito da sette “salotti tematici”, che nelle convinzioni della progettista avrebbero rievocato la storia mercantile e culturale della strada: il “salotto della Musica”, davanti allo storico negozio Giannini; il “salotto di piazza Umberto”, ad oggi  privo di arredi; il ”salotto Letterario”, dove fino a poco tempo fa c’era la libreria Laterza; il “salotto Liberty”, antistante il Palazzo Mincuzzi; il “salotto del Culto”, davanti alla chiesa di San Ferdinando; il “salotto della moda” nell’isolato con prestigiose boutique e negozi di stoffe e infine, giungendo a corso Vittorio Emanuele, il “salotto di Bari vecchia”.

I primi problemi

A distanza di soli tre anni dal completamento dei lavori, le preoccupazioni e le contestazioni di quell’epoca emergono sempre più fondate e amare. Il rifiuto a fare della strada un percorso alberato (i modelli rincorsi erano quelli di storiche vie dello “shopping” elegante) oggi contrasta con un accresciuto bisogno di ombra, alla luce dei rapidi cambiamenti climatici e delle temperature estive sempre più bollenti.

Via Sparano strada commercialmente e socialmente più importante di Bari

In tutta Europa già da diversi anni sono stati avviati massicci programmi di rinverdimento delle aree centrali delle città. L’inondazione di negozi di facile consumo (solo negli ultimi sei mesi sono state rilasciate a Bari più di 80 nuove autorizzazioni, in massima parte concentrate nel centro della città, in aggiunta ad una simile quantità già presente nell’area umbertina) sta ora contaminando via Sparano: il negozio Giannini sostituito da uno di casalinghi e cineserie, mentre alcuni storici negozi di abbigliamento hanno lasciato posto a bar, gelaterie, ristoranti; ed è di pochi giorni fa la notizia della sostituzione di una famosa gioielleria con un ristorante “take away” di pesce.

La pavimentazione di via Sparano

Oggi la pavimentazione si mostra per quella che è: lastre crepate e spaccate un po’ ovunque, oltre allo sporco, che inutilmente si cerca di tanto in tanto di eliminare (e con alti costi) perché assorbito in profondità da un materiale che non è compatto e naturale e che comunque avrebbe necessitato di costanti trattamenti. Su quella pavimentazione, in molti punti troppo liscia, in questi anni molte persone sono cadute, alcune con serie conseguenze; così come molto pericolosa è la scalinata posticcia che si volle d’impeto realizzare davanti alla chiesa di San Ferdinando.

La pavimentazione di via Sparano…
… con le sue tante crepe

Scelte dell’Amministrazione

E che dire dell’inondazione dei grandi ombrelloni dei punti di ristoro che poco alla volta stanno cucendo un filo lungo l’intero asse stradale? Per l’eliminazione delle palme e il rifiuto a piantare  almeno un filare di altri alberi, l’Amministrazione si fece scudo della prescrizione della Soprintendenza perché fosse mantenuto il leggendario “effetto cannocchiale” da Bari vecchia fino alla stazione; quella stessa Soprintendenza che a quanto pare nulla obiettò alla realizzazione del manufatto della scalinata davanti ad un edificio storico, né pare abbia nulla in contrario alla selva di grandi ombrelloni che quell’effetto hanno demolito.

I grandi ombrelloni dei punti di ristoro

Il futuro non è molto roseo: via Sparano, il salotto buono della città, sta rapidamente perdendo quel che le restava della propria identità storica. Il pavimento si presenta oggi come una grigiastra sporca tovaglia destinata ad accogliere sempre più l’aggressiva ristorazione a cielo aperto. E pensare che ci doveva portare in Europa!


Foto di copertina: Nicola Antonio Imperiale

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EugenioLombardi
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È un architetto barese specializzato in Progettazione Partecipata e Psicologia Urbana all’Accademia di Belle arti di Copenaghen e con lunghi anni di studio e attività professionale a Helsinki. Ha diretto a Bari il primo Laboratorio Urbano in Italia, promuovendo diversi progetti culturali in Bari vecchia e di riqualificazione urbana: recupero ex Macello comunale, molo di Sant’Antonio, ex Ospedaletto dei Bambini. Ha diretto a Palese il Laboratorio Urbanistico di Quartiere e costituito l’Ecomuseo Urbano del Nord Barese. Attualmente coordina la rete Civica Urbana di Palese ed è direttore artistico del Festival Ecomuseale delle Arti.

1 ha pensato a “Via Sparano da Bari: quale sarà il destino del salotto della città?

  1. Dobbiamo ringraziare l’illuminatissimo ed inimitabile sindaco “giardiniere” , così chiamato perché ovunque apre o inaugura giardini mentre per via Sparano fece esattamente il contrario!!

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