Il professore Francesco Babudri: il “forestiero” innamorato di Bari
Francesco Badudri1
Dal ‘600 ai giorni d’oggi, Bari ha avuto la fortuna di essere stata raccontata da illustri storici, dal Beatillo al Petroni, da autorevoli scrittori, poeti e giornalisti del calibro di Armando Perotti e Martino Cassano, solo per citare i più famosi.
Ma la città ha un conto in sospeso con molti altri suoi cantori ingiustamente dimenticati.
Tra questi certamente è da annoverare Francesco Babudri, uno “venuto da fuori” – come spesso è per ironia della sorte – innamorato della città che ha saputo raccontare come nessun autoctono ha saputo fare meglio di lui.
Abbiamo chiesto a Nicola Mascellaro di tracciarci un profilo biografico a parziale risarcimento della nostra carente memoria storica.
Francesco Babudri, chi era costui?
Aveva 52 anni quando si trasferisce, temporaneamente, a Bari dalla lontana Trieste. Era il 1931 ed era stato chiamato dalla presidenza della Fiera del Levante per organizzare l’Ufficio Stampa della neonata Campionaria barese.
Il professore Francesco Badubri venuto da Trieste
Un impegno di qualche mese, gli dissero, “poi potrai tornare a casa”. Ma il professore Francesco Babudri resterà a Bari per 32 anni, fino alla sua morte avvenuta a 84 anni, il 27 agosto 1963: Bari, come una giovane ammaliatrice, l’aveva stregato.

Francesco Babudri nasce a Trieste il 26 novembre 1879. All’inizio del nuovo secolo si laurea in letteratura e filosofia all’Università di Vienna rischiando di finire nelle carceri di Francesco Giuseppe (l’ultimo sovrano asburgico) per la foga con cui difende l’italianità dell’intero territorio istriano. Storico appassionato, cultore delle tradizioni popolari della sua terra, giornalista, collaboratore di diversi quotidiani veneti, per molti anni, ed impiegato presso la Fiera Campionaria Internazionale di Trieste come addetto stampa.
Arrivato in Puglia Babudri si accorge delle enormi differenze sociali e culturali che separano Bari dalla sua multiculturale Trieste ma all’uomo piacciono le sfide… il Professore – scrive Michele Viterbo – colpiva per la sua capacità di stupirsi… viene letteralmente travolto dalla bellezza dolce e aspra della nostra terra, comincia a studiarci, a guardarci dentro, a scavare nel nostro passato con la stessa passione dedicata alla storia della sua terra.
Così, come spesso accade ai forestieri, Babudri prima s’innamora di Bari poi della Puglia.
Il suo impegno per la città
Il Professore, infatti, non solo è un esperto coordinatore, dal 1943 al 1945 sarà chiamato dal sindaco Vitantonio Di Cagno a fare il Capo di Gabinetto del comune, ma è anche, e soprattutto, un colto, intelligente studioso di cultura popolare, divulgatore fecondo di storia della sua terra d’origine e negli ultimi trent’anni di Bari e della Puglia.
Stabilitosi in città, in uno dei quartieri più popolari, il Libertà, comincia a studiare storia e folklore di Bari.
In pochi anni diventa un profondo conoscitore della storia della città e della Puglia.
Colto l’amore dei baresi per San Nicola, racconta dei traslatori delle ossa nicolaiane, studia con metodo e passione le iscrizioni sul portale della Basilica del Santo, e quelle greche nella Cattedrale, spiega il significato popolare e storico della toponomastica dialettale di ogni angolo del borgo antico.
La sua idea di Bari
Nei suoi numerosi saggi pubblicati da diversi periodici e quotidiani, riesce a cogliere l’anima profonda della baresità, malgrado il titolo di ‘Professore’ usato da amici e colleghi lo facessero sempre sentire un ospite.
Quando si dice ‘Bari vecchia’ – scrive nel 1947 in una prefazione ad un libro di disegni dell’Architetto Pietro Maria Favia, ‘Antico volto di Bari’ – non devesi immaginare una Suburra malfamata a guisa di altre città vecchie avutesi in altri centri o come un lurido quartiere arabo… qui siamo di fronte alla sopravvivenza onesta e operosissima di Bari medievale, quale allora visse, vinse e s’impose agli stessi suoi dominatori, sia pure con le inevitabili mutazioni che i secoli hanno causate, talora in meglio talora in peggio, come accade sempre e dovunque.
Quindi, se si vuole essere sinceri, Bari vecchia è la vera Bari, quella che dal secolo VIII ingaggiò contro Bisanzio la lotta secolare per la sua libertà comunale, quella che impavidamente tenne alto l’onore del suo Comune sino ai Normanni, quella infine che seppe cozzare perfino con l’assolutismo germanico-svevo.
Gli anni più prolifici di Francesco Badubri
Gli anni del suo maggior impegno culturale, sociale e storico, finanche archeologico sulla sua ormai città di adozione, vanno dal 1948 fino ai primi anni Sessanta.
Nelle sue conferenze svolte nei primi anni Cinquanta per l’Università popolare deliziava il folto pubblico raccontando, nelle sedi più diverse – molto spesso all’Ateneo, altre volte al Circolo Ufficiali, nella sala consiliare del Comune, alla Camera di Commercio, al Barion, al Circolo della Vela – ovunque lo chiamavano, Babudri raccontava avvenimenti fra i più disparati della storia barese:
Le delizie del feudalesimo baronale secentesco a Bari; La porta dei leoni in San Nicola; Lirica amorosa pugliese del Duecento; Spunti inediti del paesaggio pugliese; Dimensione spirituale della Divina Commedia; Sviluppo della cultura popolare a Bari dal X al XII secolo; Spunti inediti della poesia pugliese del secolo XIX; La lirica religiosa pugliese nel Duecento; La Puglia nelle lettere e nell’arte italiana del Duecento; Tradizioni marinare pugliesi…
fino alla naturale tradizione commerciale dei baresi e tanto, tanto altro ancora, un’apoteosi.
La sua nota saliente – scrive ancora Michele Viterbo – era l’entusiasmo fresco e giovanile per il quale gli anni e gli acciacchi non contavano. L’entusiasmo era la fiamma alimentatrice della sua vita spirituale e se oggi è possibile ricostruire, almeno parzialmente, la storia economica, artistica e culturale della Puglia fin dal Medioevo, si deve anche a Francesco Babudri degno continuatore della scuola di studiosi come Monsignore Francesco Nitti e Francesco Carabellese.
Il suo lavoro su periodici e giornali
Scriveva con continuità ovunque, su periodici, specie Japigia organo della Società di Storia Patria, in cui il Professore era socio, sui giornali parrocchiali, su foglietti occasionali, né mai negava una prefazione su libri che parlavano di archeologia, storia e arte di Bari.
Ma è sulla Gazzetta che ha scritto gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche anche se in forma di articoli brevi, essenziali. Il giornale, diretto da Luigi de Secly, un giornalista ricco di studi filosofici altrettanto rigoroso, non gli ha mai negato spazio.
Inizia in punta di piedi, nel 1945, con un articolo in prima pagina in cui racconta di aver raccolto 205 iscrizioni medievali baresi che…
rappresentano nella vita della città un complesso in cui storia e letteratura si armonizzano mirabilmente entro l’immeritatamente e stoltamente malfamato Medioevo, era di meravigliosi fermenti intellettuali, culminati in quel Dante Alighieri, che nessun’epoca e nessuna nazione hanno di poi saputo riprodurre.
Il professore e Schiavo da Bari
Prosegue nel 1948 con un documento inedito sulla Manna di San Nicola e con un articolo sul geniale poeta duecentesco Schiavo da Bari…
che ha dato alle lettere italiane un ottimo rimatore filosofo il cui valore è dimostrato dal grande interesse che la sua dottrina ha suscitato dal Duecento in poi tanto che amanuensi toscani, veneti ed emiliani la copiarono, la modificarono, la imitarono trovandoci, com’è evidente, un gusto speciale.
Qualche anno dopo, nel 1954, il Professore tornerà sulla figura di Schiavo scrivendo un intero volume in cui sostiene che quel nome infamante era soltanto il volgare di quello vero inciso sulla ‘trulla’ della Cattedrale barese cioè Sclavo e che in tante fonti citate è Sclavus.
Con questa nuova scoperta – scrive Peucezio – finalmente possiamo attribuire a Sclavo il posto che gli spetta fra i rimatori di quel periodo. Francesco Babudri ha provveduto con larghezza d’indagine e copiosità d’erudizione, onde senz’altro asseriamo che questo volume costituisce un titolo di merito da parte dell’autore e della Società di Storia Patria.
Fonte:
Archivio La Gazzetta del Mezzogiorno
Link Schiavo da Bari:
https://it.wikipedia.org/wiki/Schiavo_di_Bari
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.