Gli artisti che hanno fatto grande Bari: un patrimonio da valorizzare – Il nuovo lavoro di Simone De Bartolo
Simone De Bartolo - Arte e artisti a Bari
Uno scrigno! Questo è il nuovo libro di
Simone De Bartolo, Arte e artisti a Bari. R. Armenise, C.A. Corradini, S. Dioguardi, A. Messeni, M. Sabatelli, Edizione L’Arco e la Corte
Scrigni, del resto, sono tutti i libri dell’amico Simone. Li apri, ci metti le mani dentro e insieme ad opere d’Arte, che l’Autore sa descrivere con acribia, ti rivela che ‘dentro’ a quell’opera ci sono altre opere d’Arte, altri ‘tesori’, altre culture, altre passioni oltre a quel complesso che ha concepito l’architetto.
E, nel guardare, ammirare la maestosità dell’opera – vedi il teatro Petruzzelli, il Palazzo della Provincia, il teatro Margherita, il Palazzo Fizzarotti, la Prefettura, ma anche tante opere minori – i particolari, i tanti piccoli capolavori di tanti umili artisti che nessuno ricorda e che De Bartolo nel citarli ne fa un punto d’onore, sfuggono e si mimetizzano nella totalità dell’opera compiuta.
Gli artisti che hanno reso celebre Bari
Ci sono cioè ingegneri, pittori, decoratori, acquarellisti, scultori, incisori, scalpellini, stuccatori, restauratori, inventori e perfino poeti dialettali. Una folla di nomi da Angelo Messeni a Raffaele Armenise, da Cesare Augusto Corradini ad Aldo Forcignanò, Arrigo Veccia e Saverio Dioguardi, il ‘principe’ degli architetti, barese d’adozione.
E poi i pittori Guido e Mario Prayer, lo scultore Pasquale Duretti, Mario Sabatelli, Vincenzo Brigida, Damaso Bianchi, Giuseppe Aprea e tanti, tanti altri nomi illustri in ogni campo dell’Arte fino al sommo poeta barese Armando Perotti ‘colpevole’ di aver scritto sulla lapide di Cesare Corradini, sotto al busto di Mario Sabatelli, un’epigrafe non proprio vera.
L’azione distruttrice di chi preferisce il denaro all’arte
Insomma, tutta una genia di personaggi che hanno contribuito a compiere l’opera d’Arte finale, il capolavoro ammirato per secoli… se non incontra la furia distruttrice dell’uomo… dei palazzinari e degli affaristi, croce, delizia e ricchezza della città di Bari, che pure amano il bello, l’appariscente, il maestoso.
Un po’ meno l’Arte a tutto vantaggio della pecunia. Se dovessero scegliere non avrebbero dubbi: il denaro è più bello!
Esempio classico e persino diabolico è rappresentato dai ‘palazzi’ della Gazzetta del Mezzogiorno: non è bastato abbattere il primo, uno splendido edificio in stile Liberty costruito nel 1926 dall’architetto Saverio Dioguardi in quella che era piazza Roma, odierna piazza Moro, inaugurato il 28 dicembre del 1927.
In questi giorni si parla di abbattere anche il secondo palazzo della Gazzetta, costruito a cavallo fra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settata in viale Scipione l’Africano, ad opera dell’architetto Onofrio Mangini.
Un magnifico esempio di architettura moderna con soluzioni tecnico-ingegneristiche di avanguardia rispetto all’esistente in tema di confezione e stampa di un quotidiano. Per farla breve, una persecuzione.

Di gran valore, come sempre, questa nuova fatica di Simone De Bartolo che da tempo si aggira fra i quartieri della nostra città non tanto per scoprire, ma per riscoprire e mostrare alle nuove generazioni, prima che se ne vanno, e ai meno giovani che, sempre frettolosi (l’autobus, il supermercato, il panificio, i nipoti, la scuola) vagano per le strade cittadine senz’accorgersi del patrimonio artistico e culturale che hanno sempre avuto sotto gli occhi nella propria città.
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Nicola Mascellaro è nato a Gravina in Puglia nel 1939, risiede a Bari dal 1950. Dal 1966 al 1996 ha lavorato presso La Gazzetta del Mezzogiorno come impiegato responsabile dell’Archivio di documentazione.