“Tutto ciò che non sta nello spazio di uno zaino è superfluo”: diario di un pedonauta pugliese – Il libro di Claudio Barile
libro
CLAUDIO BARILE, Storie di un pedonauta puliese. In cammino in Puglia e dentro me stesso, Gagliano Edizioni
Sono ormai lontani i tempi in cui Orazio, con Mecenate e Virgilio, percorreva la Puglia per imbarcarsi da Brindisi verso la Grecia. In un gran viaggio, fra naturalismo e filosofia, si avventurò nel XVI secolo il medico e cosmografo Antonio De Ferrariis, detto il Galateo. Poi fu la volta di Swinburne e, sulle tracce degli Svevi, del Gregorovius. Infine, per perdersi nel magico paesaggio della Valle d’Itria, non mancò di viaggiare in Puglia anche Cesare Brandi. Tanto, tantissimo si è scritto e letto dei mille colori del mare, di chiese, castelli, trulli e masserie, nei tanti racconti degli illustri viaggiatori di Puglia! Al contrario, nessuna traccia consistente si è conservata delle migliaia e migliaia di pellegrini che con il loro bordón, il bastone, la bisaccia e le conchiglie percorrevano a piedi il cammino di Santiago de Compostela oppure le strade petrine e francescane.
Secoli e secoli non hanno spento questo desiderio indomito dell’uomo di avventurarsi a piedi, da solo o in compagnia, per fede, per voto o per mera curiosità, sulle note vie della percorrenza cristiana. Fino a che, un pedonauta, tutto pugliese, decide di raccontare e commentare con grande franchezza il suo cammino, che si svolge senza carrozza, senza automobile e nemmeno biciclette, e lo etichetta come un viaggio salvifico.
Claudio Barile si è avventurato lungo la via Francigena pugliese e il Cammino Materano con zaino in spalle e scarponi da trekking, così… tanto per provare, mettendo in gioco non solamente i suoi piedi, ma tutto sé stesso e quella parte di sé che, lasciata libera di agire, si andava trasformando in una vocina fastidiosa capace di colorare di grigio il rosa dell’alba e del tramonto dei giorni della sua vita.
Ad un certo punto Claudio capisce che alla sua normalissima esistenza, una compagna, un lavoro – sia pur saltuario – le comuni comodità del quotidiano, serve una metamorfosi: “Se non esistessero le metamorfosi – lui scrive – rimarremmo tutti bruchi e conosceremmo sempre la stessa foglia”. Così decide di partire, da solo per alcuni tratti, con la compagna in altri, e di percorrere sentieri noti e sentieri sconosciuti fra le erte del Gargano e Santa Maria di Leuca.
La particolarità della sua erranza, quella che racconta in questo “Storie di un pedonauta pugliese”, è data dal fatto che lui si avventura e descrive contemporaneamente due percorsi: uno lungo le strade polverose o le strade motorizzate di Puglia, l’altro lungo i sentieri della sua anima, del suo cuore e di quella parte profonda e sconosciuta di sé che emerge spesso per confonderlo e ricordargli che il percorso della vita è il più accidentato di tutti, e che il giogo del quotidiano è il più difficile da portare.
Pesano le numerosissime citazioni erudite che popolano un racconto scritto per altri versi in maniera semplice, elementare. Come la scritta sulla porta di un Cimitero: “Fui quel che tu sei, sarai quel che io sono”, supportata nel suo significato da una clessidra alata. Ma la stesura di Claudio è così: all’improvviso, fra un qualunque stiamo camminando, siamo arrivati, siamo ripartiti, Claudio interpone Lao Tse, Federico II, Baudelaire e il suo le flâneur, l’uomo che vaga oziosamente per le vie della città, Daisaku Ikeda, e altri legando discipline, anche antagoniste, lontane fra loro nel tempo e nello spazio. Quanti “contrasti” ideologici mentre si sta dirigendo alla Grotta di san Michele o alla Basilica minore di Santa Maria de Finibus Terrae, luoghi simbolo della più integra cristianità!
E ritorniamo alla sofferenza, quella dell’anima che, in ogni istante del cammino, Claudio paragona a quella fisica. Nonostante lui ricordi il motto dello zio Vincenzo: “tutto ciò che non sta nello spazio di uno zaino è superfluo”, per significarne la contenuta leggerezza, lo zaino invernale pesa tanto e, se il percorso è battuto dal vento e dalla pioggia, il suo peso diventa insostenibile e le cinghie feriscono le spalle. E d’estate, sotto i raggi cocenti del sole, camminare lungo le interminabili spiagge saline di Margherita di Savoia diventa come inoltrarsi fra le dune del Sahara. Le vesciche ai piedi danno un dolore insopportabile. Il sonno, la sete, la stanchezza diventano insostenibili sia pure imprescindibili compagni di viaggio.
Ma Claudio non rimane indietro e non rimane solo. Nel cammino trova amici e nella condivisione delle gioie e dei dolori, solidarietà e generosità. E questo gli dà la forza per proseguire e raggiungere, anche se spesso stremato, la meta. Ce l’ha fatta e ci riprova, e sicuramente ci riproverà ancora e renderà partecipi i lettori dei suoi percorsi e della direzione della sua freccia più importante che è la vita. Dice:
“Come può la freccia fare centro se non hai chiaro il bersaglio? Spesso mi sono sentito smarrito nell’incertezza, perso nel dubbio, vagante tra sogno e realtà… ora non più! – Il viaggio continua… walking soon!”.
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Insegnante di materie scientifiche per professione, scrittrice, storiografa e documentarista per passione. L’impegno più piacevole? Curare l’adattamento teatrale e la regia di eventi-spettacolo a tema storico.
La recensione al libro di Claudio Barile della Dottoressa Campanella mi ha immersa in un racconto ancora non letto. La passione con cui a brevi linee è stato presentato il libro mi invita a saperne di più sia sull’autore che sui lunghi.
È una ricchezza per tutti fare delle esperienze altrui…. un incipit delle proprie conoscenze, sempre incomplete. Grazie.
Mariuccia, stralcio dal libro stesso alcune note biografiche dell’autore. Claudio Barile nasce a Bari 39 anni fa. “Storia di un pedonauta pugliese” è la sua prima opera. Si laurea in Scienze Politiche, ma si dedica prima all’arte poi ai settori “vegetal food” e medicina naturale. Diventa naturopata presso le Scuole Aron di Bari. La sua passione per la natura lo spinge a intraprendere viaggi a piedi o in bicicletta lungo gli antichi cammini dei pellegrinaggi medievali, alla ricerca dei luoghi più veri, e alla ricerca di se stesso. Nei percorsi ritrova tutto quello che la natura offre all’uomo di bello ma anche di spaventoso, ricalcando per lui gli alti e bassi delle vita. Soprattutto trova quello che cerca per se stesso. Ha già camminato tanto, ma assicura al lettore che ci riproverà ancora. Angela Campanella